domenica 15 febbraio 2015

L'ansia, il cammino stretto

Perché insiste e cosa vuole quest'ansia? Dà un impietoso senso di stretto, di respiro stretto, di mancata distensione, forse...forse perché non c’è motivo di rilassarsi, forse perché lì in questa stretta di allarme e di apprensione, c’è la necessità di vedere, più che di passare oltre, di rallentare o di fermarsi per capire, più che di evadere e di andare via sciolti. Vaneggia e blatera il sentire con quest'ansia cocciuta, tanto da poter essere considerato assurdo, senza valido motivo nel suo suonare senza tregua la sirena d’allarme, nel suo fare il guastafeste? Com’è difficile convivere con una realtà interna così spigolosa, che non dà respiro! Eppure standoci attenti, qualcosa dentro e profondamente potrebbe aver buon motivo di disturbare il quieto vivere. Forse quest’inquietudine dolorosa non intossica, ma può dire, non priva, ma può dare, non impedisce il cammino, ma lo segna stretto, per (co)stringere a capire. L’interiorità sa essere sincera e soprattutto acuta, lungimirante. Se non avvisasse per tempo, senza fare tanti complimenti, le cose potrebbero mettersi male e in perdita o con rischio di perdita grave. In superficie, nella parte conscia, ci si pretende accorti e "svegli" e invece spesso si è ottusi nel rigirare e confermare sempre le stesse idee e posizioni, più o meno volutamente svagati circa ciò che si sta facendo realmente di se stessi, circa il proprio procedere e la sua consonanza o meno con se stessi. Si è, in superficie e col ragionamento, comunque in ritardo rispetto al proprio profondo, che non cessa di tenere tutto ben unito e sotto gli occhi, che non si distrae e che non concede alla pia illusione e all’autoinganno, al rinvio, al lasciar andare senza cura. Ansia, respiro stretto, perché ogni goccia di respiro diventi consapevolezza e non evasione e ripetizione, ascolto e confronto schietto e non elusione e vana consolazione. Vedere costa, ma salva. Se si tratta di cominciare a veder chiaro, a rimettere assieme l‘insieme, senza semplificazioni e sviste, se si tratta di mettersi in mano consapevolezza utile e fidata, motore di libertà e di forza di vivere e non di sopravvivere, ben venga il guastafeste, l’inconscio che  non “dorme“, che, pungolando e incalzando, non fa "dormire"! E’ un paradosso, ma nemmeno durante il sonno l’inconscio tace, anzi profitta della resa della testa ragionante e del silenzio della circostante fiera di cose e di eventi esterni, per pensare, a voce alta,  per condividere nei sogni con tutto l’essere i suoi pensieri.

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