martedì 2 agosto 2022

Cosa ti stai facendo?

Alle prese con un'esperienza interiore critica e sofferta, sembra che tu ti rapporti alla parte intima di te stesso, al tuo sentire come se fosse una cosa estranea, un oggetto da tenere a bada, persino da temere e da combattere e non l'espressione più autentica e la voce più profonda del tuo essere da avvicinare e ascoltare. Impegnato a cercare qua e là qualche spiegazione, accorgimento o stratagemma per riuscire a contrastare il tuo sentire, a liberartene in ciò che di disagevole ti propone, ti tieni a distanza da ciò che provi, non lo accogli, non lo ascolti. C’è una questione centrale relativa al soffrire, al dolore. Se il tuo sentire, che ti accompagna in ogni istante, ansie e cadute di umore compresi e non esclusi, tu lo sapessi far tuo, se lo riconoscessi come tua esperienza e cammino interiore, come tuo modo aperto di percepire, come tua volontà di addentrarti e di prendere rapporto vivo col vero che ti riguarda, proprio come ti accade nell’esperienza concreta quando tocchi con mano un oggetto per conoscerlo da vicino o come quando, camminando a piedi nudi, senti al meglio e riconosci il terreno, come esponendo la pelle al contatto, come aprendo gli occhi e il cuore…ecco che non potresti certo rifiutarti a nulla di ciò che vivi intimamente, nemmeno al dolore, a esperienza sofferta, perché la verità non tollera che ci siano preclusioni, perché la conoscenza di te stesso non può piegarsi alla regola o alla petizione che tutto debba svolgersi dentro di te, in conformità a modelli astratti e convenzionali, in modo facile, prevedibile e lineare, che debba uniformarsi a presunti svolgimenti normali dell’esperienza. Se vuoi “essere” e fedelmente a te stesso, se vuoi conoscere fondandoti su tua esperienza viva, passando attraverso te stesso e non facendoti dire, non puoi mettere dinnanzi a tutto la regola del dover essere secondo gradimento e senso comune, pretendendo che il tuo corso interiore debba svolgersi secondo aspettative e principi comuni, che debba essere “normale“. La cosiddetta normalità è una petizione di principio concepita da menti corte, che vedono come possibile e ovvio solo l'adattamento a condizioni date e che assumono il conformismo, l’andar dietro a pensieri e a modi di procedere comuni, come norma e guida, che dell’interiorità vera e dell’essere individui originali, fedeli al proprio essere e pensanti in proprio, non sanno vedere e concepire nemmeno l’ombra. Mi riferisco non solo al modo comune e diffuso di pensare le questioni e le vicende interiori, ma anche a quello di non pochi, di troppi presunti esperti e curanti della psiche. Qui torniamo alla questione di partenza: quante volte senti dire e ti ripeti che l’ansia è immotivata, che toglie, che limita, che non dovrebbe esserci, che altro dovrebbe esserci! L’esperienza interiore viva dice, rivela, disegna nel vivo le questioni da vedere, rende tangibile e cocente una verità via via da raccogliere e da saper riconoscere. Serve imparare a vedere dentro e attraverso l’esperienza viva, serve dare fiducia alla propria interiorità e aprire gli occhi su ciò che propone e che sollecita, imparando la riflessione, che è capacità di vedere dentro l’esperienza, di vedere cosa dice nell’intimo un vissuto, un’emozione. Anziché imparare a congiungersi al sentire, che come piede nudo messo a terra dice dove si è e cosa si sta percependo in quel dove della propria esperienza, si comincia invece a sparare contro presunti cattivi modi di sentire, a parlare di ansie immotivate ed eccessive, di risposte interiori disfunzionali, patologiche, oppure si va altrove dal luogo vivo dell’esperienza per cercare nel passato qualche triste o problematica esperienza, qualche trauma psichico, con l’attesa di trovare là la fonte di tutti i mali, come se ciò che si sta provando nel presente fosse la conseguenza di qualche pena nascosta o spina dolorosa che perdura. Sempre a credere che la normalità di presunti equilibri immobili sia e debba essere la regola, sempre a pensare che se c’è disagio si sia vittime di un fastidio o di un torto, che si patiscano gli effetti sfavorevoli di un danno, di una distorsione subita, casomai di origine remota! Quando inizia e prende piede un malessere, un disagio, una crisi, quando tutto interiormente si smuove e si complica è assai più probabile che tutto ciò accada perché il profondo sta spingendo, con lucidità d’intenti e con determinazione, per un serio recupero di capacità di vedere e di capire, di spaccare il guscio vuoto di un modo di vivere solo tirato e regolato da adattamento e imitazione, senza nulla di sé, piuttosto che si sia malcapitati, per effetto di qualche evento o causa esterna avversi, in un brutto episodio o parentesi da superare o che si stia riaccendendo una ferita del passato. Purtroppo la miopia e l’ignoranza del significato e degli scopi che persegue la vita interiore sono oltremodo diffusi, malamente sostituiti da facili pregiudizi o da cervellotiche teorie e spiegazioni che nascono all’interno e che riportano tutto nell’alveo dei principi e delle comuni concezioni. Nulla però è irreversibile. Il recupero della tua piena e totale capacità di sentire, il recupero della tua capacità di avvicinarti a te, di non negarti a ciò che vive in te, imparando a vedere dentro e attraverso ciò che provi, che il tuo sentire ti offre, senza esclusioni, includendo proprio tutto, è scopo possibile e perseguibile. Conquistare, coltivare e far crescere la tua capacità di ascolto e di intesa con la tua interiorità è la questione centrale da intendere, è il cambiamento cruciale da perseguire, se vuoi superare la disunione con te stesso, se vuoi conoscere davvero chi sei e realizzare te stesso. E’ utile, anzi indispensabile che tu venga aiutato a renderti disponibile a ciò che senti, senza preclusioni, a dotarti di capacità riflessiva, che ti renda possibile attingere alla tua esperienza intima. Ciò che manca, l’ho detto in molti miei scritti, è proprio questo: la capacità riflessiva (che non c’entra nulla col ragionare e confezionare spiegazioni sul conto di ciò che accade interiormente), che permette di dialogare con l’esperienza interiore, di ascoltarla e di intenderla fedelmente in tutto ciò che dice, incluse quelle che si chiamano e catalogano freddamente come ansie, attacchi di panico, fobie, umor depresso o altro. Trarre dalla tua esperienza interiore viva il suo intimo significato, ciò che disegna e dice, che non è mai sciagurato o malato, bensì valido a prendere coscienza del vero, a formare la tua visione di te stesso e della vita, questo urge e ti serve, questo può farti crescere e darti intesa profonda e unità con te stesso. Questo ti farebbe uscire dalla paura di te stesso, di ciò che vive in te, di ciò che senti. Sparare contro il tuo sentire con farmaci o con altro o fare del tuo sentire solo il pretesto per fare lunghi giri di indagine e di ragionamento per trovare ipotetiche cause con l’intento comunque di smontare ciò che ancora non comprendi di te stesso è ipotesi infelice. Combattere e pretendere di mettere a tacere il tuo sentire, mezzo validissimo e risorsa preziosa per avvicinarti a te, per vedere e per capirti, non è certo il meglio che tu possa desiderare per te stesso.