giovedì 1 febbraio 2024

La crisi e le soluzioni farlocche

E' di poca fatica e di grande godibilità mettere assieme tesi, spiegazioni e soluzioni farlocche, di facile costruzione. In situazioni di crisi in cui si avverte il malessere e l'insoddisfazione per uno stato della propria vita che risulta opaca, grigia, angusta e povera di valore, in cui si sente tarpata la gioia perché lì dentro, in quella condizione, quel che appare di se stessi e della propria condizione non può di certo metterle le ali, è risposta frequente cercare di dare a se stessi soluzioni tanto facili, di pronta esecuzione, di apparente validità, quanto fasulle. Gli si costruisce attorno delle tesi d'appoggio che rendano credibile ciò che si sta offrendo a se stessi. Il primo passaggio è vedersi infelicemente schiacciati, privati, considerarsi come vittime di un torto, di uno scontento che pare reclamare pronta ricompensa e riscatto. La propria responsabilità, ciò che, risalente a se stessi, ha creato quello stato infelice passa subito a lato, non è preso in seria considerazione, analizzato, compreso. Così facendo si va via dal cercare le basi della conoscenza e della scoperta autonoma delle vie del riscatto della propria vita, del contenuto e dello scopo di un cambiamento vero. Si va via  dal lavoro necessario su se stessi, sulla propria esperienza che permetta la formazione del proprio giudizio, della valutazione appropriata, pertinente, fondata, frutto della comprensione autonoma, di ciò che è insito nelle proprie scelte condotte sinora, riconoscendone la vera natura, arrivando a vedere con i propri occhi cosa non va della propria vita, prendendo visione diretta di quanto si è messo in atto, risultato del proprio modo di procedere e di farsi interprete delle proprie esigenze e aspirazioni, comprendendo cosa per opera propria ha messo in stallo e miseria, in mediocre esito e stato di disvalore la propria vita. Solo così facendo, lavorando con cura e serietà su se stessi, si può cominciare a vedere, a riconoscere il valore vero che è mancato, che si vuole coltivare e far crescere, cosa, intervenendo su se stessi e modificando il proprio modo di procedere, si può e si vuole perseguire, cosa, davvero congeniale e fedele a sè, tratto e messo in opera da sè, darebbe vera gioia e otterrebbe pieno apprezzamento e stima propria convinta e non quella, a più pronto uso, presa in prestito e subalterna al giudizio e all'apprezzamento altrui. L'immagine non esaltante di se stessi e del proprio stato, che la crisi interiore mette dolorosamente in risalto, presto, dove e quando si eluda il lavoro, certamente impegnativo e paziente, su se stessi, si veste e prende il volto dipinto da fuori, fa appello e prontamente trova sostegno e guida nello sguardo comune, da cui si fa dare i parametri, le misure, i criteri di valutazione. Sempre da sguardo comune sono desunte e tratte le indicazioni delle vie di riscatto, di recupero da seguire. Se si ha dolorosa percezione di valere poco e che poco valga e dia gioia la propria esistenza, se incalza il timore o l'orrore di rimanere in quello stallo o di cadere ancora di più in disgrazia, ecco già pronto il manuale che dice come rimettersi in pista, come risollevarsi, come ottenere una rivalutazione di se stessi, la propria rivalsa. In che modo, a quali condizioni così desunte è possibile rivalutare se stessi e la propria vita? Il corpo e l'aspetto fisico sono spesso il primo terreno di intervento per puntare al riscatto, per alzare le proprie quotazioni, per avere sembianza che piaccia, che risulti interessante, pregevole, apprezzata. E' la leva per avere opportunità di richiamare a sè l'interesse e l'apprezzamento degli altri e casomai di chi ci si dedichi particolarmente a destinare a sé attenzione, predilezione e cariche di desiderio che facciano da ricarica della stima di sè, del proprio valore che erano a terra, che ridonino entusiasmo e lo galvanizzino, che nella propria vita portino la luce e l'ebbrezza del nuovo. Soluzioni e percorsi farlocchi, tutti in delega di potere e in appoggio a altro, che alimenti e supporti ciò che altrimenti non è di facile autonomo raggiungimento e conquista. A sostegno dell'artefatto, perché la costruzione regga e risulti credibile e perciò godibile, ecco intervenire tesi, letture e interpretazioni della propria esperienza in atto sulla via del riscatto, che di certo non cercano il vero di ciò che si sta facendo, ma che permettono di raccontarsela  in modo similvero, utile a che si renda godibile la festa. Volentieri ci si racconta che finalmente si sta dando spazio a se stessi, che si sta liberando la propria voglia di vivere, che è in atto un cambiamento e casomai una riscoperta di se stessi. Balle su balle, chiudendo gli occhi sul vero, su come si sta dando risposta alla crisi con soluzioni prese in prestito, con rimedi che, pur inebrianti e eccitanti, trovano sostegno in altro, chiudendo gli occhi e non dando peso alla dipendenza ad esempio da chi ha avuto la consegna di potere di dare la ricarica di vitalità e di fiducia in se stessi, di autostima oltre che di fare da incentivo a nuova consapevolezza, si fa per dire, che su queste basi, fragili e dipendenti, hanno avuto modo e luogo di esistere e che casomai presto avranno modo di sbollire. Un'altra via, frequentemente battuta, del riscatto e della apparente rinascita e rivalutazione di se stessi e della propria vita, come risposta e soluzione alla crisi, può essere quella, sempre segnata e consegnata da fuori, del successo del fare, del mettere in luce doti di capacità, di prestanza, di presunta intraprendenza, coraggio, intelligenza e quant'altro, capaci di riscuotere benedizione e applauso, che fanno conto su una qualche glorificazione. E' un'altra soluzione farlocca, costruita in appoggio a altro e in debito di altro su cui si fa conto come autorità garante della sua validità, autorità del sistema di giudizio e di stima comune che svolge il compito, perché la (pseudo)conquista sia considerata  attendibile e fruibile, di riconoscerla come tale e di esaltarla. Ancora devono intervenire le tesi di appoggio, che mistificando e offrendo a se stessi beneficio di credibilità per la godibilità dell'espediente di rinascita messo in atto, convincano di essere davvero protagonisti e  artefici compiaciuti di imprese e conquiste che rivelerebbero a se stessi il proprio merito, le capacità e le prove di cui essere fieri. Quante costruzioni farlocche, tanto gradite e rese con bei giri di ragionamento credibili, quanto ingenue! La crisi che interiormente scuote e tormenta, che dà sofferenza, che tiene vivo il malessere chiede ben altro perché non sfoci in questi esiti. Solo sul vero, conquistato, compreso senza risparmio, si può costruire solidamente e dare a se stessi nutrimento di crescita autentica e non fasulla e artefatta, presa in prestito ingenuamente. E' proprio a questo scopo che interviene e lavora l'inconscio, capace di dare un contributo essenziale e imprescindibile alla conoscenza di se stessi e alla ricerca di realizzazione e crescita che non finiscano nelle secche dell'apparentemente valido e nelle trappole del similvero. Sull'inconscio si può fare sicuro conto come propria guida e maestro, è una parte viva di se stessi che tanto sa dare e da cui tanto si può ricevere a condizione di saperlo ascoltare, di intenderne fedelmente le proposte e di condividerne l'intento e  l'impegno di ricerca di verità e di conoscenza. L'inconscio, se da un lato apre la crisi, le dà voce e forza di imporsi come priorità, dall'altro col sentire, che per intero modula e dirige, dà gli spunti e gli stimoli opportuni, coinvolge, cala nel vivo e dà le tracce da seguire per non stare altrove dal luogo dell'incontro col vero e con i sogni indirizza con sapienza magistrale e nutre con cura eccellente la ricerca, dando le chiavi di comprensione e i simboli per dare volto e riconoscibilità al vero, guidando lo sguardo e il pensiero ben oltre le apparenze.