Il rapporto con se stessi è reso abitualmente sterile e vano. Sembra addirittura ovvio che sia impossibile trarre da sè, dal proprio intimo null'altro che non sia il bisogno di altro da cercare fuori. Dall'esperienza nulla pare traibile e riconoscibile che non sia la cronistoria, il resoconto in superficie dei fatti e delle alterne vicende della relazione con gli altri. Il tutto letto con l'impiego della logica convenzionale, delle attribuzioni di significato, delle chiavi di lettura del pensato comune, che già dice e indirizza il pensiero, senza necessità di un lavoro di ricerca e di scoperta del vero, di ciò che di se stessi originalmente rivelano le proprie esperienze, che non sia il lavorio, più o meno macchinoso, del ragionamento che variamente combina e ricombina i pezzi di un discorso di cui non deve rendere ragione dei fondamenti di cui si avvale, dei significati di cui fa impiego, che paiono scontati. E' un lavorio e una gestione del pensiero che spesso e volentieri, tenendo lo sguardo puntato sull'esterno, cerca in altri le responsabilità e che altrettanto volentieri mette al riparo da ammissioni scomode, da interrogativi e da aperture di ricerca poco gradite. L'apparente soddisfazione per un simile lavorio di pensiero, per ciò che produce, è pari al nulla davvero compreso del contenuto dell'esperienza, al nulla da sè creato, al nulla verificato con i propri occhi e puntualmente. Il pensiero viaggia libero, la simulazione, di capire e di sapere cosa si sta dicendo, non è riconosciuta come tale e così si può vivere felici e contenti, si fa per dire. Da fuori non arrivano obiezioni, semmai c'è un'azione corale che premia e convalida il pensiero che svolazza, considerato e ben frainteso come pensiero che ha fondamento e credibilità. Intanto interiormente cosa succede? Non è detto che la parte intima e profonda regga il gioco, semmai accade che metta in campo nel sentire, in moti e sensazioni, in complicazioni emotive che senza chiedere permesso si infilano nel corso dell'esperienza, sottolianeature e accenti che vogliono essere spie, tracce vive di qualcosa che è il sotteso dell'esperienza, ciò che ne rivela il volto vero, non l'apparenza che fa comodo pensare. Cosa si cerca, dentro quali vincoli, con quali scopi, quali i punti problematici e contradditori in tutto ciò di cui si è artefici nell'esperienza? Proprio questo è al centro dell'attenzione del profondo, proprio questo vuole rendere tangibile. Sta di fatto però che la parte conscia poco si interessa di raccogliere questi contributi interiori, più interessata a far quadrare e a far quadrato nelle sue convinzioni. Perciò il rapporto con se stessi è reso abitualmente sterile e vano, il dialogo interiore non prende forma, il luogo intimo dell'incontro e dell'ascolto della propria interiorità non si ravviva e non svela la sua centralità e la ricchezza di cui è capace e tutto, sguardo e attese, si rivolge, torna a girare intorno all'esterno, unica fonte, unica risorsa, unico luogo di realtà possibile. A quel punto ecco che affermare che senza gli altri non si è nessuno diventa verità sacrosanta, detta senza pudore e con gran convincimento. In realtà senza dialogo interiore che renda visibile il vero e che affranchi dall'apparente e dall'artefatto si è tutt'altro nel rapporto con gli altri che presenza autentica e affidabile, si è portatori di bisogno di accorpamento in altro, di movimenti di aggregazione tutt'altro che accompagnati da presa di visione e da consapevolezza del loro significato vero. L'attaccamento a un'altra persona, per fare un primo esempio, casomai mosso dalla necessità di non rimanere soli e esclusi dal beneficio della cosiddetta normalità, dell'essere pari a altri, con l'altro casomai visto in grado di portare a sè quello che o meglio il sostituto improprio di quello che da sè, consono e fedele a se stessi, è più difficile coltivare, formare e fare vivere, diventa ai propri occhi, col generoso apporto della retorica dei sentimenti, amicizia, oppure innamoramento e amore. Cosa realmente si sta facendo verso se stessi e cosa si cerca realmente nell'altro vanno a finire volentieri in cantina, perchè la retorica dei sentimenti e del racconto cui piace credere, ben supportato da idee comuni, hanno facile corso. Poco importa che poi compaiano malumori, gelosie, sottili rivalità e risentimenti, pretese o prepotenze, scarso o nullo senso di vicinanza vera, sensazioni di vuoto, di aridità e di svuoto, così come altre amare scoperte poco gradite, sarà ancora la retorica dei sentimenti a mettere in salvo, a ricacciare tutta la responsabilità su altro da sè, parlando di delusioni, di scelta della persona sbagliata e via dicendo. Dedicarsi agli altri in difficoltà o svantaggiati o considerati tali, giusto per fare un altro esempio, diventa virtuoso a prescindere da ciò che si sa portare, che si va a mettere nel rapporto e a cercare. Privi di filo di verità su se stessi, mai cercato e tessuto con cura, c'è da dubitare che si possa portare altro che costruzioni retoriche e movimenti non limpidi, in cui casomai è più il beneficio portato a se stessi, nel dare qualche riempimento alla propria esistenza, nel segnalarsi al proprio e all'altrui sguardo come meritevoli, virtuosi, nel compiacersi di essere i capaci, che il vero interesse di conoscenza, di ascolto e di attenzione verso l'altro visto come soggetto e non soltanto come oggetto d'assistenza bisognoso, che si fa valere, che la retorica della cosiddetta dedizione o dell'amore verso il prossimo sa comunque ben vestire e camuffare. Sono solo alcuni esempi di ciò che, vuoti di guida e di conoscenza interiore di se stessi, si finisce per portare o per creare fuori, in un fuori reso centro vitale e realtà dentro cui cercare ogni cosa. L'inconscio ce la mette tutta per dare stimoli di vera crescita personale di cui avere cura prioritaria, per mettere prima di tutto in crisi e in discussione, per trasformare il pensiero da spiantato, retorico e imbrogliato a pensiero ben fondato, capace di stare a ciò che l'esperienza dice e rivela di se stessi, sincero, autentico, trasparente senza veli e remore, base e condizione perchè ogni affermazione che si fa si sappia da cosa trae origine e su che cosa è ben piantata. L'invito, le sollecitazioni che il profondo con continuità, a volte con forte intensità, rivolge attraverso ciò che muove nel sentire e, a saperli intendere, attraverso i sogni, a convergere e a avvicinarsi al proprio intimo, a cercare dentro sè e in unità con la propria interiorità, come sarebbe responsabile fare per non portare in giro artefatti, per coltivare invece scoperte di verità e consapevolezza, non è in genere e facilmente raccolto. Senza questo accade allora che affermazioni come quella che dice che senza gli altri non si è nulla hanno campo libero e acquistano persino dignità e valore di alta consapevolezza e matura.
mercoledì 19 febbraio 2025
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