sabato 1 febbraio 2025

Le emozioni

Le emozioni chiedono di essere prima di tutto avvicinate e comprese da chi le vive. Spesso prevale invece la pretesa e l'attesa di dare loro espressione, come se non ci fosse altro scopo utile e interessante che mettere fuori ciò che si prova, come se non ci fosse da chiedere a se stessi, da perseguire altro che di avere coraggio o meno, disinvoltura o meno di farlo. E’ ricorrente l’invito a non tenersi tutto dentro di emozioni e stati d’animo, come se questo, particolarmente se il sentire è arduo e non piacevole, recasse a sè solo danno o come se andasse sprecato, se non espresso e messo fuori, il valore e il potenziale di ciò che si prova. Le emozioni, gli stati d'animo, ogni moto interiore non ha contenuto e significato banale di evidente e immediata comprensibilità, non è la copia e la ripetizione di altro analogo, di cui si presume di conoscere già il significato. Ogni emozione, moto interiore, ogni vissuto ha un significato e un intento originali e unici, ha un senso, vuole rendere tangibile e riconoscibile qualcosa di vero di se stessi, mai scontato o presumibile. E' frequente, per non dire abituale, distinguere e contrapporre emozioni positive e negative, con ciò ribadendo la pretesa dominante e regolatrice, che si vorrebbe detenere rispetto al corso e all'iniziativa della propria parte intima, che si vorrebbe pilotare e subordinare. Rispetto a emozioni, a stati d'animo, a esperienze interiori stigmatizzate come negative scatta prontamente e risalta la posizione difensiva e contemporaneamente offensiva verso e contro ciò che di intimo non si sa comprendere, con cui non si ha matura familiarità e capacità di incontro e di dialogo. Ogni proposta interiore ha intento e capacità  di coinvolgere nella presa di visione del vero, reso sensibile, riconoscibile, a patto di volerlo avvicinare, recepire e vedere. Il sentire che si declina proponendo sollecitazioni, momenti e percorsi tracciati nel proprio sentire non facili, offre il terreno, pur difficile, il più corrispondente alla necessità di prendere contatto e visione del vero, con la necessità di aprire gli occhi, è tutt'altro che esperienza negativa, segnata da anomalia e da cattivo stato. Purtroppo, confinandosi nell'angusto di ciò che si considera normale e a sè favorevole, spesso modellato sull'esempio e sul pensiero comune, si finisce per dare addosso, per temere ciò che invece interiomente e per iniziativa della parte profonda di se stessi vuole essere un contributo per prendere consapevolezza, per dotarsi di capacità di comprensione di se stessi, senza limiti e barriere, senza remore, anche se la scoperta del vero può non risultare comoda. Definire negativa o senza senso, senza  ragionevole motivo e utilità, un'intima sensazione e stato d'animo, pensare che vada corretto e superato è risposta e modalità segno di lontananza dal proprio intimo, di incapacità di rapporto con se stessi e di  non conoscenza del significato della propria vita interiore. Che lo si faccia con un'emozione e con uno stato d'animo, che lo si faccia con un sogno, distinguendo un bel sogno da un sogno brutto,  dal cosiddetto incubo, prontamente liquidato come negativo e da dimenticare, anche se è un fior di sogno con straordinaria capacità, messa in atto dal profondo, di promuovere la presa di coscienza e la conoscenza di sè, applicare questa distinzione e mettere già in atto una risposta discriminante e cieca, è ciò che di certo non favorisce il dialogo fecondo con se stessi, l'apprezzamento della validità, dell'opportunità e dell'affidabilità di ogni proposta della propria interiorità, del proprio profondo. Ogni momento e espressione della propria vita interiore, ogni emozione interviene non casualmente, racchiude una proposta e un suggerimento che ogni volta vanno intesi nel loro originale e unico, perciò ogni emozione va avvicinata e partecipata intimamente da chi la vive e non prontamente liquidata e messa fuori, va ascoltata con attenzione e senza impazienza perché sia compresa. E' intelligenza assai fine quella del sentire, è l'intelligenza dell'inconscio, della parte profonda di se stessi, che per intero lo modula e lo dirige, che vuole guidare alla consapevolezza, nulla di sparato per caso, nulla di avulso e di meccanico, come accade con i pensieri costruiti col ragionamento. Ciò che il sentire, ciò che le emozioni e i moti interiori sanno svelare è molto vicino e corrispondente a se stessi, è fondato, è vero. Il comune pregiudizio è che le emozioni non abbiano dalla loro lucidità e intelligenza, che siano risposte automatiche, viscerali, un pò rozze, viziate di parzialità e di miopia, prive di accortezza, riservando invece la facoltà di accorta e lucida visione al pensiero razionale. Si pensa che le emozioni rischino di confondere la visione, tant'è che si usa dire che le cose per essere ben comprese vanno viste a mente fredda e non sull'onda delle emozioni. Che le emozioni non vadano liquidate e velocemente trattate, ma ascoltate e ben intese attentamente e fedelmente nel loro dire, che non è affatto cieco e banale, bensì oltremodo intelligente,  è una necessità da rispettare, che non vadano rivestite subito di significato scontato e convenzionale è altrettanto importante. Quando invece, è prassi molto comune, le emozioni sono trattate e spiegate sbrigativamente con presunzione di saperne già il significato, dato per ovvio e evidente, quando sono messe velocemente da parte con l'arbitrio di fissarne i limiti di affidabilità, per consegnare al pensiero razionale il compito e la facoltà del chiarimento e dell'approfondimento del significato dell'esperienza, assai facilmente viene fuori da queste produzioni razionali tutt'altro racconto e storia rispetto al vero dell'esperienza. Il pensiero razionale senza la guida e il supporto del sentire, per quanto estro e acume si convinca di mettere in campo, non può fare altro infatti che rimescolare il già detto e concepito con la fatale conseguenza di produrre idee incongrue e senza attinenza col contenuto vero dell'esperienza, che  proprio il sentire ha capacità di mettere in luce. La questione dunque è la comprensione e la valorizzazione di quanto le emozioni sanno dare e dire. Pensare di tenerle o sotto controllo o di disporne come si fa con un ciò che si ritiene minore e subalterno da governare e usare a discrezione, è veramente sciocco oltre che deleterio, perchè amputa le proprie possibilità di conoscenza di se stessi e del vero insito nella propria esperienza. Il maluso, sarebbe meglio dire il maltrattamento esercitato in vario modo sulle emozioni e l'arbitrio sul loro conto trovano sostegno nel modo comune e ritenuto normale di considerarle. Scaricare, sfogare, mettere fuori, liberarsi di emozioni soprattutto se difficili, autorizzandosi a farlo perchè le sensazioni poco piacevoli sono senza appello giudicate nemiche e dannose,  è tutt'altro che modalità rara. Questo, che pare sensato e utile, equivale a sbarazzarsi di un che di prezioso che ha da dire e che vuole portare più vicino a sè e alla verità, significa farne solo uno scarto, un rifiuto da buttare. Accade poi e non raramente che le emozioni siano usate per compiacere, per attrarre consenso, per ottenere vantaggi, che siano enfatizzate o addirittura manipolate o recitate per simulare ciò che piace, che stupisce, per coprire e mistificare ciò che è più autentico. Sia che ci si voglia sfogare, che ci si voglia liberare, scaricando ciò che interiormente pare sgradito, che malamente si giudica a sè dannoso e insopportabile solo perchè risulta poco piacevole, sia che si dia priorità all'istanza di manifestare e di esprimere il proprio sentire, di manipolarlo in ossequio e in conformità ai gusti correnti, che premiano la cosiddetta spontaneità, l'estroversione, la trasparenza e la solarità o altre amenità simili,  rispetto a quella di rispettarne il corso originale, di rimanergli fedele, di difenderlo e di custodirlo nell'intimo per ascoltarlo con attenzione, per comprendere ciò che le proprie emozioni autentiche vogliono davvero condurre a capire, si rischia di fare sciupio di una risorsa fondamentale. Si rischia, senza avere consapevolezza di ciò che si sta facendo e del danno che ci si sta arrecando, di scaricare nei rifiuti, di banalizzare e di fraintendere, di manipolare e di strumentalizzare, per trarne vantaggio d'immagine e per disciplina di consenso, qualcosa di sè di intimo e di prezioso, da cui viceversa, se saputo salvaguardare, rispettare e acquisire nelle sue autentiche forme e intenzioni, valorizzare nella sua capacità di dire e far capire, si può ricevere tantissimo in termini di conoscenza di se stessi, di sviluppo di autonomia di pensiero e di capacità di governo della propria vita.

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