Il rapporto con se stessi non è generalmente al centro del proprio interesse. Non se ne comprende la portata e il senso. Al più lo si intende e lo si traduce in termini di benevolenza o di severità di giudizio rivolto da parte propria a se stessi, come si fa con un bambino cui dare o negare accondiscendenza. D'altra parte se nell'idea di se stessi è incluso solo ciò che di sè si conosce e riconosce abitualmente e che consiste nella capacità di pensiero razionale e nell'esercizio di volontà e di iniziativa, di capacità operative, includendo solo di straforo il sentire come espressione comunque da gestire, possibilmente da regolare, cui concedere a tratti sfogo o espressione, è comprensibile che il rapporto con se stessi abbia margini di esercizio più che esigui. Ciò cui ci si dedica maggiormente è di fare manutenzione delle leve operative, di fare lavorio su ciò che si fa e si mette in opera, casomai con sollecita cura e accorto calcolo, a tratti preoccupazione accesa, con la possibilità di infilarsi in qualche in qualche cruccio quando pare di aver commesso errori, di rischiare la reputazione, di compromettere il buon accordo con altri o per insoddisfazione per mancato raggiungimento di risultati desiderati. Il rapporto con se stessi può ridursi a questo lavorio o a dare spazio a qualche lamento, talora a qualche rimpianto, talaltra a qualche desiderio di novità, di nuove iniziative che promettano un che di più appagante o che permetta di evadere da un senso di stagnazione e di vuoto, di malessere verso cui prevale la necessità del rimedio piuttosto che dell'ascolto e della presa di visione di ciò che rivela. I rapporti decisivi, che contano, cui si riconosce necessità di attenzione, di cura sono i rapporti con gli altri. Solo lì si vede sostanza, storia, solo nei rapporti con gli altri si vede occasione e non di rado ragione di scontento, solo in questi rapporti si traffica a dismisura. La stessa psicoterapia è in larga parte delle sue espressioni centrata sul rapporto con altri, dentro cui si indaga per trovare origine e causa, dentro cui si riconosce il terreno considerato reale su cui c'è da trovare vita, opportunità di crescita e risorse, espressione e realizzazione di sè. Non è riconosciuta la realtà tutt'altro che immaginaria del rapporto con se stessi, tra la parte intima e profonda di sè e la parte dentro cui si è più abitualmente confinati in assetto di attività, di appoggio e riferimento con l'esterno, con gli altri. Si ha vaga idea di un mondo interiore, che si concepisce come oggetto, come territorio un pò oscuro, come riflesso o ombra degli accadimenti soliti, come incognita poco affidabile verso cui tenere la distanza di sicurezza non pare così sbagliato. Che questa parte interiore e profonda dica e assai accortamente, creando l'incomodo del vero che toglie veli e spinge lo sguardo oltre l'apparente, che intervenga di continuo, che nell'esperienza quotidiana dia segnali e spunti di ricerca nel sentire, che offra guide di approfondimento e specchi di verità di formidabile acume e affidabilità come nei sogni, che abbia capacità intelligente di stimolare la scoperta del vero di se stessi, che sia l'artefice di ogni mutamento e crisi interiore e malessere interiore per impegnare a fare seria verifica, per smetterla di procedere senza consapevolezza del vero, senza dotazione di autonoma visione e capacità di orientamento, tutto questo è spesso e generalmente ignorato, incompreso. Dunque il rapporto con se stessi, con la parte intima e profonda di sè, ha ben valido motivo di essere riconosciuto come centrale, come realtà dentro cui imparare a calarsi e a riconoscersi, a muoversi. Se ci si pensa come nella esclusiva realtà segnata dall'attaccamento a altro che sta fuori, che è il luogo dove si assorbe e prende tutto di modi di intendere, di punti di riferimento, di appoggi cercati nello sguardo e nel giudizio e considerazione altrui, per sentirsi nel vivo e nel reale dell'esistenza, per considerarsi in linea col normale sano e sensato, si finisce per ignorare che è proprio nello scambio con il proprio intimo e profondo che si può ritrovare il luogo della conoscenza di sè e dei significati veri di quanto si sperimenta interiormente, anche sofferto e difficile, della scoperta con i propri occhi, senza suggerimenti esterni, delle proprie ragioni di vita e aspirazioni più autentiche, del proprio potenziale umano che vuole vivere e tradursi e non omologarsi, farsi dirigere e correre dietro a altro e a altri.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento