domenica 31 maggio 2026

Ragioni e significato del rapporto con se stessi

Il rapporto con se stessi non è generalmente al centro del proprio interesse. Parlo di rapporto nella pienezza del termine. Non se ne comprende la traducibilità e il senso, se non in una accezione molto limitata. Al più lo si intende e lo si traduce in termini di atteggiamento più o meno concessivo, di benevolenza o di severità di giudizio rivolti da parte propria a se stessi, come spesso si fa con un bambino cui dare o negare soddisfacimento e accondiscendenza. D'altra parte se nell'idea, nella rappresentazione che ci si dà  di se stessi, è incluso prima di tutto e messo in primo piano ciò che di sè si conosce e riconosce abitualmente e che consiste nella capacità di pensiero razionale e nell'esercizio di volontà e di iniziativa, di capacità operative, includendo solo di straforo il sentire come parte in subordine, come eco e reazione a fattori esterni, come espressione comunque da gestire, possibilmente da regolare, cui concedere a tratti sfogo o espressione, è comprensibile che il rapporto con se stessi abbia limiti di comprensione e margini di esercizio più che esigui. Ciò cui, lavorando su se stessi, ci si dedica maggiormente è di fare manutenzione delle leve operative, di fare lavorio su ciò che si fa e si mette in opera, casomai con sollecita cura e accorto calcolo, a tratti preoccupazione accesa,  con la possibilità di infilarsi in qualche cruccio quando pare di aver commesso errori, di rischiare la reputazione, di compromettere il buon accordo con altri o per insoddisfazione per mancato raggiungimento di risultati desiderati. Il rapporto con se stessi può ridursi a questo lavorio  o a dare spazio a qualche lamento, talora a qualche rimpianto, talaltra a qualche desiderio di novità, di nuove iniziative che promettano un che di più appagante o che permettano di evadere da un senso di stagnazione e di vuoto, di malessere verso cui prevale la necessità del rimedio piuttosto che dell'ascolto e della presa di visione di ciò che rivela. I rapporti considerati decisivi, cui si riconosce necessità di attenzione, di cura sono i rapporti con gli altri. Solo lì si vede sostanza, storia, solo nei rapporti con gli altri si vede occasione e non di rado ragione di scontento, solo in questi rapporti si traffica a dismisura. La stessa psicoterapia in larga parte delle sue espressioni pone al centro dello sguardo il rapporto con gli altri, dentro cui si indaga per trovare presunta origine e causa di crisi e di malesseri interiori, dentro cui si riconosce il terreno considerato reale su cui c'è da trovare vita e senso, opportunità di crescita e risorse, espressione e realizzazione di sè. Non è riconosciuta la realtà, tutt'altro che immaginaria, del rapporto con se stessi, di cui a ben vedere, ma su questo terreno le sviste e l'incomprensione regnano spesso sovrane, c'è solido fondamento, di cui sono ben presenti e vive le basi e le ragioni tutt'altro che fantasiose o aleatorie. Quando, smettendo d'andare via di corsa, di stare distratti e un fusione o confusione con altro e altrove, si apra al contatto, alla percezione e al riconoscimento di se stessi, a una conoscenza vera, tutt'altro che fantasiosa, comprensiva di ciò che realmente vive di se stessi, si renderebbe ben riconoscibile che il proprio essere non è confinato nella parte in cui solitamente con più favore e per abitudine si indugia, ma che esiste e è ben tangibile una parte intima e profonda che pulsa di continuo nel proprio sentire, nel corso dei propri stati d'animo, in ciò che, oltre i confini di volontà e ragione, accompagna ogni passo della propria esperienza, coinvolgendo interiormente e spingendo a aprire lo sguardo, che nei sogni, messo a tacere l'agire e il diversivo esterno, dice e conduce dentro esperienza tanto a prima vista strana quanto densa di significato e di capacità di rendere riconoscibile il vero. Dunque esiste la base viva e reale di un rapporto tra la parte dentro cui, in assenza di questo rapporto, si rischia di rimanere confinati in assetto di attività e in condizione di prioritaria relazione con l'esterno, con gli altri e la parte intima e profonda di sè, che continuamente, nel sentire e nei sogni si fa avanti e si propone. Diversamente, se non si riconosce e coltiva questa possibilità di rapporto, si rimane fermi alla vaga idea di un proprio mondo interiore, che si concepisce come oggetto e territorio un pò oscuro, come riflesso o ombra degli accadimenti soliti, come incognita poco affidabile verso cui tenere la distanza di sicurezza non pare così sbagliato. Che questa parte interiore e profonda dica e assai accortamente, creando l'incomodo della ricerca del verità di se stessi, che toglie veli e spinge lo sguardo oltre l'apparente, che intervenga di continuo, che nell'esperienza quotidiana dia segnali e spunti di ricerca nel sentire, che offra guide di approfondimento e specchi di verità di formidabile acume e affidabilità come nei sogni, che abbia capacità intelligente di stimolare la riflessione su se stessi, che sia l'artefice e promotrice di ogni crisi e malessere interiore per impegnare a fare seria verifica, per smetterla di procedere senza consapevolezza del vero, senza dotazione di autonoma visione e capacità di orientamento, tutto questo, ben tangibile e riconoscibile dentro il percorso di analisi, di un'analisi ben condotta, è spesso e generalmente ignorato, incompreso. Dunque il rapporto con se stessi, con la parte intima e profonda di sè, ha ben valido motivo di essere riconosciuto non solo come realtà vera ma pure come centrale, come realtà dentro cui, casomai con l'aiuto di chi sappia guidare in questa scoperta, imparare a calarsi e a  riconoscersi, a muoversi. Il rapporto con se stessi, inteso come rapporto di ascolto e dialogo con la propria interiorità è il luogo della presa di visione del vero e della scoperta attenta e autonoma dei significati originali insiti nella propria esperienza, ben diversi da quelli, tratti da senso comune, messi sopra col ragionamento, della formazione e crescita di una visione propria, di sviluppo di autonomia nel segno dell'accordo con se stessi e non dell'intesa con il pensiero comune. Nel rapporto con gli altri si porta ciò che si sa conquistare e portare a maturazione nel rapporto con se stessi. Se nel rapporto con se stessi e nel lavoro sulla propria esperienza si dà spazio al darsi spiegazioni prese in prestito e che rassicurano, levando di torno l'incomodo della verifica attenta e della scoperta del vero, se si dà priorità alla pronta ricerca del rimedio rispetto al dare respiro alla presa di coscienza e alla conoscenza del vero, sarà inevitabile riprodurre la stessa tendenza nel rapporto e nello scambio con gli altri. Se nel rapporto con se stessi si tende a chiudere all'intimo sentire quando difficile e spiacevole, non si potrà che assecondare la stessa tendenza nell'incontro e nel dialogo con l'altro. Se la tendenza è a non mettere al centro dello sguardo la propria responsabilità e a fare recriminazione, a addossare responsabilità a altro e a altri, se la critica tende a andare tutta fuori, si può ben capire che il rapporto con gli altri ne sarà segnato. Se il giudizio altrui è punto di riferimento più o meno riconosciuto come vincolante, se lo stare in corsa e gara con gli altri, se il non essere da meno è fulcro della propria autostima, il rapporto con gli altri ne sarà segnato eccome. Tutto questo, che riguarda la conoscenza di se stessi, nel rapporto e nel confronto con la propria interiorità, ascoltando e entrando nelle pieghe vive del proprio sentire, raccogliendo le guide e gli spunti di ricerca dei propri sogni, lo si può andare a vedere, a toccare con mano e diventa il terreno in cui crescere davvero e trasformarsi. Se ci si pensa come nella esclusiva realtà segnata dall'attaccamento a altro che sta fuori, se si pensa che sia lì  il terreno della propria crescita, si finisce per farsi soverchie illusioni. Di per sè il rapporto con gli altri, se non indirizzato e alimentato da lavoro su se stessi,  non è il luogo delle meraviglie, bensì spesso  è il luogo dove si riproducono i propri limiti di espraneità a se stessi, dove si assorbono e si riproducono modi di intendere comuni, punti di riferimento soliti, dove detta legge la ricerca di apprezzamento e di  appoggi cercati nello sguardo, nel giudizio e considerazione altrui, per sentirsi nel vivo e nel reale dell'esistenza, per considerarsi in linea col normale sano e sensato. Si rischia così di continuare a ignorare che è proprio nello scambio con il proprio intimo e profondo che si può ritrovare il luogo della conoscenza di sè e della scoperta dei significati veri sulla base e nelle guide di quanto si sperimenta interiormente, anche sofferto e difficile, della scoperta con i propri occhi, senza suggerimenti esterni, delle proprie ragioni di vita e aspirazioni più autentiche, del proprio potenziale umano che vuole vivere e tradursi e non omologarsi e correre dietro a altro e a altri. 

Nessun commento: