martedì 10 giugno 2025

Si può

Si può fare dell’intima sofferenza non la minaccia da combattere e da cui fuggire, ma viceversa l’occasione, il punto di incontro vivo ritrovato con se stessi, la via d’ingresso per cominciare a comunicare con la propria interiorità, con la parte di sé, intima e profonda, che ha scelto di non stare inerte e zitta e che, smuovendo l'interno anche vivacemente e non dando tregua, ha in realtà intenzione di comunicare, di dare, di alimentare un processo di crescita, di forte e necessario cambiamento di qualità nel proprio modo di essere e di procedere. Dove, rinunciando a contrastarla o a metterle sopra giudizi o spiegazioni, le si dà apertura e ascolto, come si impara a fare in una buona esperienza analitica, questa parte viva del proprio essere si rivela capace di dire e di dare questo valido e forte contributo.  Dentro il malessere interiore non si è in balia di uno stato anomalo e malato, ma si è alle prese con l’iniziativa della propria interiorità che, proprio con quel sentire arduo e sofferto, così incisivo, esercita forte presa e fermo richiamo a portare l’attenzione su di sé, un’attenzione altrimenti sempre rivolta a non perdere contatto e posizioni con l’esterno, dando tutto per scontato e già definito nella conoscenza di se stessi, del significato e delle possibilità realizzative della propria vita. Il malessere non è segno di fragilità e di patologia, semmai è segno di salute del proprio essere. Il proprio essere, non limitato alle parti conosciute di volontà e ragione, è nella sua parte profonda fermo promotore di uno scopo tutt'altro che dannoso. L'intento del profondo, aprendo la crisi, dando segnali di sofferenza, sempre significativi, mai casuali, è di dare spinta e occasione per mettere mano alla propria vita. L’intento è di vederne senza veli lo stato attuale, di mettersi allo specchio nella propria modalità di procedere, di riconoscere dentro quali vincoli e perseguendo quali scopi ci si muove, spesso più omogenei e fedeli a altro che a se stessi, di cui poco o nulla si conosce. L'intento del profondo è di spingere, proprio attraverso la forma e i segni del malessere, a prendere visione e consapevolezza dello stato vero della propria vita, del proprio modo di condurla, di cui, solo per fare esempio, nella sofferenza depressiva, nello spegnimento, nella perdita di fiducia in sè e nella caduta di interesse per tutto, che la caratterizzano, sono rivelati l'inconsistenza, malgrado le tante illusioni, il vuoto di appartenenza, di presenza vera e di realizzazione di sè che racchiude. Quando invece spira forte il vento dell'ansia, questa, ben lungi dall'essere un sentimento vano di apprensione immotivata, segnala saggiamente il pericolo insito in un procedere più in rincorsa e in affidamento a altro come guida, che con padronanza di guida propria, pericolo di fare la corsa per altro scopo e traguardo, ben altri dai propri possibili, che rischiano di rimanere sepolti e non compresi. Si tratta in molti casi di una costruzione della propria vita che non ha dalla sua la lucida consapevolezza di ciò su cui è fondata, costruzione che, seppure confermata da fuori e conforme a ciò che nella mente comune è considerato valido, non ha alla base fondamento e radice propria, conseguenza di un rapporto con se stessi tutt'altro che di unità. La crisi interiore in cui l'intimo si rende protagonista e presenza così non trascurabile, mette proprio l'accento e interroga lo stato del rapporto, spesso di lontananza, col proprio intimo. Rovesciare questa condizione di lontananza, significa aprire la strada della riscoperta della propria vita, per comprenderne, in unità, in ascolto e in dialogo con tutto il proprio essere, il significato vero e originale e le possibilità, consoni e corrispondenti a sè. Tutto questo si rende ben riconoscibile nel corso dell'esperienza analitica, lasciando parlare l'intimo, imparando a ascoltare e a comprenderne la voce e il linguaggio, seguendo fedelmente le tracce del sentire e soprattutto imparando a comprendere i sogni, che sono il prodotto più avanzato del pensiero del proprio profondo, dentro cui l'inconscio svela con grande maestria passo dopo passo cosa c'è in gioco nella crisi che si è aperta interiormente e quali sono le scoperte su se stessi da fare e i nodi da sciogliere. Si pensano e si trattano le condizioni di malessere, di crisi e di sofferenza interiore come stati anomali, di alterazione e compromissione del modo e del corso normale e sano, da contrastare e da risanare, casomai da giustificare e da spiegare pensando a cause e a turbative esterne di cui si sarebbe stati vittime, non se ne conosce e riconosce invece il volto maturo, affidabile e intelligente di spinta a uscire da una condizione non certo matura e favorevole di inconsapevolezza e di lontananza da se stessi, dal vero di se stessi. La parte profonda è proprio su questo terreno che prende iniziativa, che vuole segnare una cesura nel solito modo di procedere e di pensarsi, un fermo per guardarci dentro, per riaprire tutto, per mettersi nelle condizioni di trovare il vero e l’autentico di se stessi. La risposta è in genere quella di considerare anomalo e minaccioso, penalizzante e dannoso per l'andamento della propria vita lo stato interiore segnato da crisi e da malessere, di considerare le espressioni del disagio come segni di difettoso funzionamento, pronti a correre ai ripari, esercitando cura verso se stessi nella forma della ricerca del sollievo, dell'evasione, cercando aiuto che procuri armi e soluzioni per mettere a tacere, per trovare rimedi e aggiustamenti, per darsi e per farsi dare spiegazioni di ipotetiche cause, ricercate il più spesso nel passato remoto, in torti patiti, in traumi subiti, ritenuti cause di guasti che prolungherebbero i loro effetti nel presente, di una sofferenza di cui, rintracciandone le cause, si auspica di liberarsi finalmente per stare bene. E’ uno stare bene, tanto esaltato e ben voluto, che in realtà si fonda e si traduce nella ripresa e prosecuzione indisturbata di uno stato di disunione, di disaccordo col proprio intimo, di cui si ha più diffidenza e timore, verso cui c’è più pregiudizio e insofferenza che capacità di ascolto e di intesa. E’ un modo di pensare e di trattare le vicende intime che spessissimo si applica a se stessi e che ha dalla sua e a suo sostegno una persuasione molto diffusa e comune. E’ raro che sia compreso cosa c’è all’origine e cosa c’è in gioco veramente nel malessere interiore, quale è il suo scopo, si ignora che a muoverlo è l'intento di perseguire uno scopo e tutt'altro che di rovina per sè. Si pensa che ci siano nelle espressioni del malessere interiore solo i segni di un alterato stato interiore cui provvedere, da non lasciare persistere e progredire, da cui trarsi in salvo per ridare continuità, togliendogli pesi e intralci, al corso abituale, che pare la propria salvezza e fortuna. Si ignora che il malessere e la crisi vogliono aprire la strada, sulla base di un diverso, profondamente diverso rapporto con se stessi, con la propria parte intima, alla vera fortuna di un profondo rinnovamento del proprio essere e della propria vita. Ciò che si vuole difendere da presunte oscure minacce interne potrebbe essere dunque tutt'altro che il bene massimo. Quel che è certo è che da dentro se stessi, non da fuori, non da qualcun altro, arriva la spinta a rivederlo attentamente, a vedere con i propri occhi su che basi è fondato e con che vincoli e implicazioni per se stessi, per poterlo all'occorrenza e con piena consapevolezza mettere in discussione e trasformare, scoprendo, nell'incontro e nell'ascolto del proprio intimo, cosa da dentro sè può e sa scaturire, che sinora nemmeno lontanamente ci si è spinti a scoprire. Proseguire a testa bassa, ottenere il beneficio di togliere di mezzo ciò che interiormente si giudica, frettolosamente e pregiudizialmente, capace solo di creare ostacoli e di togliere possibilità di vivere, può rivelarsi una scelta miope e tutt'altro che felice. Trattare come nemico l'intervento di una parte di sè intima può essere la conseguenza della peggiore svista, del più infelice dei fraintendimenti. Formare e sviluppare la capacità di ascoltare, di comunicare con parte viva e profonda di se stessi, per verificare cosa realmente sta dicendo e portando a se stessi è dunque la scelta e la conquista più saggia e favorevole da fare, per non correre il rischio di sparare contro un presunto nemico, che tale casomai non è, che invece può rivelarsi il miglior alleato, per capirsi e per conoscersi finalmente, per comprendere quale è per se stessi la prospettiva e il corso più favorevole che può trovare la propria vita. Rompere la barriera che divide da se stessi, dal proprio intimo, conquistare la capacità di comunicare col proprio sentire, con tutto ciò che vive dentro se stessi può segnare un vero cambio di qualità della propria esistenza e del proprio vivere, che nel modo di procedere abituale a cui si vorrebbe ritornare, togliendo l'intralcio del proprio intimo malessere, verrebbe letteralmente ignorato, tolto di mezzo. Se si compie la scelta di andare incontro e non in scontro col proprio intimo, si può scoprire, come accade nell'esperienza analitica che conosco e in cui da tanti anni come analista sono impegnato, che quello interiore non è un mondo fragile e di nessuna consistenza, che nel proprio intimo e profondo c’è la parte di se stessi più attenta a cogliere senso e implicazioni della propria esperienza, c'è la parte del proprio essere meno incline alla dispersione e alla fuga, c’è un potenziale di forza d'animo e di pensiero che non ci si aspettava. Si può andare incontro a questa parte intima e profonda di sè, stabilire un vero e rispettoso rapporto, facendo sì che possa rendere riconoscibile quel che è e che vale veramente, scoprendo ciò che sa dare a se stessi, scoprendo che è proprio ciò di cui si ha profonda necessità. Senza il contributo di questa parte preziosa di se stessi, che purtroppo tanto è essenziale, quanto è facilmente e abitualmente sottovalutata e fraintesa nel suo significato, si è esposti al rischio di non capire nulla di se stessi, di non avere occhi per vedere il vero, che, anche se scomodo, fa crescere e dà forza, di non avere guida per orientarsi, di rimanere ingabbiati nella visione che considera realistico e possibile solo ciò che è già comunemente concepito e dato. Senza questa unità con se stessi, orfani del proprio intimo, incapaci di un dialogo aperto e fecondo con la propria interiorità, si è inclini a cercare sostegno e compensazione in altro per avere una parvenza di stabilità e di contatto vitale, di vicinanza. La paura della solitudine, vissuta come terra arida e come vuoto, spinge di continuo a legarsi e a fondersi con altro e con altri, allontanando sempre più la possibilità di un rapporto aperto e sincero, caldo e fecondo con se stessi e di conseguenza di un rapporto autentico e rispettoso, non strumentale con gli altri. Il rapporto con la propria interiorità è fondamentale per dare luogo a un cambiamento fondamentale, per uscire dalle strettoie di un modo di essere e di procedere che non hanno respiro di libertà e di autonomia. Può esserci la velleità di avere già possesso di soluzioni e risposte, può essere considerata come una prova di inadeguatezza, di temuta dipendenza, riconoscere di aver necessità di un aiuto per costruire ciò che nel proprio interesse va costruito. Vista l’inesperienza, la lontananza abituale, le chiusure e la non familiarità con la propria vita interiore, un aiuto può essere viceversa riconosciuto necessario, l’aiuto di chi, anziché dare apporto per tenere a bada, correggere o cercare le cause di presunti guasti interiori e anomalie, anziché fornire risposte già pronte da esperto titolato, viceversa sappia introdurre al dialogo con se stessi, di chi sappia aiutare a formare e a far crescere capacità di ascolto e di incontro con la propria interiorità, per cercare le risposte dentro se stessi, per ritrovare finalmente il filo di un discorso proprio e per tesserlo con cura perché diventi bussola per orientarsi e terreno saldo su cui poggiare. Fare ricorso a un simile aiuto non intaccherà la propria autonomia, ma contribuirà viceversa a farle trovare il suo più valido e solido fondamento: il legame e il rapporto con la propria interiorità, l'unità con se stessi. Si può, basta volerlo.

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