sabato 18 novembre 2023

Quando la psicologia è incapace di comprendere la centralità del profondo

Una psicologia che ignora il peso e il valore del profondo, dell'inconscio, che riconduce e riconsegna tutto alle capacità  della parte conscia e alle sue magnifiche sorti, che ne ribadisce l'egemonia, che vuole il resto dell'essere sottostante alla sua guida, manca della conoscenza e della dovuta considerazione di ciò che è essenziale e irrinunciabile per capire il significato degli svolgimenti della vita interiore. Non è una mancanza di poco conto. Una psicologia che implicitamente riconosce e ribadisce solo la concezione abituale dell'uomo, l'idea dell'individuo sostanzialmente monco, senza necessità vitale di recuperare un legame forte e una relazione il più possibile aperta e autenticamente dialogica con la sua parte intima e profonda, che semmai, anziché proporsi di ascoltarla e di intenderla in ciò che vuole dire, si arroga di spiegarla, di variamente interpretarla con argomenti logici razionali, perché continui, illusoriamente, a stare sotto il governo della parte conscia, che psicologia è, quale ricchezza di contributo può dare? Una psicologia, che prima di tutto vede l'individuo nella necessità di continuare a funzionare, facendo leva sulle capacità di guida della sua parte conscia, non sa, quando questi è messo in difficoltà dalla sua parte profonda, che, attraverso crisi e malessere interiore, vuole risvegliare in lui la capacità di riflessione, di ricerca del vero della propria condizione e del modo di condurre la propria vita, non sa che offrirgli la conferma della necessità di tenere a bada la vicenda interiore sofferta e critica. Gli fornisce a questo scopo e lo incoraggia nella ricerca di spiegazioni sul conto di ciò che di difficile sta vivendo interiormente, letto, arbitrariamente, come segnale di difettoso, di disturbato e comunque sfavorevole andamento. Allo scopo di individuare le presunte cause del presunto guasto e anomalo sviluppo, ecco la ricerca nel passato di traumi o di condizionamenti nocivi, con l'idea e l'intento di risanare il tutto, per tornare a spingere verso gli scopi predefiniti come normali o validi, mettendo al primo posto il beneficio del superamento della crisi, senza averne ascoltato e compreso le vere ragioni e le finalità, tutt'altro che insignificanti. Una psicologia che, ben il linea col pensato e con le aspettative comuni, concepisce e fa tutto questo, che grado di intelligenza della vita interiore rivela e che contributo alla conoscenza di se stesso e alla sua vera realizzazione e crescita è capace di offrire all'individuo? Una psicologia che cerca spazi di elaborazione e di iniziativa che non vanno al di là del recinto del cosiddetto senso di realtà, che altro non è che ciò che lo sguardo, già abituato a puntare e a vincolarsi al fuori, può vedere e intendere guardando in quella direzione esterna, rendendosi incapace di dare credito a ciò che potrebbe vedere e intendere rivolgendosi al  dentro se stesso, fuori che coincide con ciò che si ritiene abitualmente essere normale e possibile, utile e necessario, realtà unica e imprescindibile, che capacità ha di di favorire ricerca autonoma del vero e dell'autentico di se stessi? Una psicologia che ignora quale sia l'origine e il senso, lo scopo del malessere interiore, che lì dentro ignora e non riconosce l'azione propositiva del profondo e ciò che persegue, che non mette al primo posto la necessità di imparare a intenderla fedelmente, che capacità ha di favorire visione nuova, ben fondata su esperienza vissuta e originale, ben oltre i confini di quella visione di realtà generalmente concepita? Che capacità ha di favorire nell'individuo consapevolezza che non sia ripetizione degli schemi soliti pur in qualche modo resi più efficienti, fluidi e riadattati?  E' una psicologia che ignora il valore e la profonda necessità, per non rimanere monco di una parte essenziale di se stesso, di sviluppare da parte dell'individuo capacità di ascolto e di dialogo con la sua interiorità, scoprendo quanto gli sia essenziale e prezioso, cosa ne possa scaturire. E' una psicologia che ignora cosa nella crisi e nel malessere interiore di assolutamente necessario e favorevole, di veramente salutare, sotto la spinta e la guida del profondo, vuole formarsi e nascere. Può solo ribadire e dare più spazio, confortandola di nuove argomentazioni, all'iniziativa della parte conscia, al  suo monologo, parte conscia che presume di saper definire gli scopi e gli interessi fondamentali dell'individuo, di saper dire sul conto dell'interiorità, leggendo a priori tutto, quando ci sono segnali di crisi e di disagio, in termini di alterazione e di necessità di ricostituzione, pur con qualche aggiustamento o innovazione, di un ordine solito, ma non concepisce certo di ascoltarla e di raccoglierne e valorizzarne le proposte, di riconoscerne la funzione guida. E' una psicologia che non vede il nodo decisivo, che sottostà e che è reso sensibile dalla crisi, dal malessere interiore, di una scissione, di una mancata unità dell'individuo con una parte essenziale del suo essere, col suo profondo, senza il quale non ha possibilità di trovare proprie risposte consone a se stesso, di arrivare a conoscenza del vero di se stesso, di accedere a  una visione e a una scoperta di significati e di valori fondata su propria intima esperienza, su proprio sguardo e non in adesione a altro, non al seguito di ciò che la cosiddetta realtà dice e impartisce. Una psicologia di rincalzo, che soccorre la parte che, messa sotto pressione dal profondo per cominciare a prendere visione dello stato delle cose, spesso di un procedere gregario e al seguito di modelli e di guide esterne, per dotarla finalmente di capacità di visione e di pensiero autonomi e fondati, in realtà dà sostegno all'individuo nell'anomalia, questa sì è un'anomalia dell'umano, del suo essere scisso dall'intimo, del voler, col superamento della crisi, ripristinare questa condizione. L'esito, pur salutato come di positiva ripresa e presa di coscienza, è infatti di mantenere e anzi di rafforzare la lontananza dal suo intimo e l'incapacità dell'individuo di ascoltare e di  comprendere fedelmente quanto la sua interiorità nei vissuti, nel sentire e in tutto ciò che vive e prende forma nell'intimo sa e vuole dirgli, di rendere ancora più saldo lo squilibrio di posizione, che tiene al vertice la mente razionale, incapace e per nulla incline a riconoscere quanto sia necessaria e fondamentale la funzione del profondo, il solo in grado di restituire all'individuo la capacità di capirsi veramente. Solo l'inconscio è capace attraverso tutte le sollecitazione del sentire, anche nelle sue espressioni più difficili e sofferte, attraverso i sogni in modo ancora più efficace e nitido, bisogna ovviamente imparare a intenderne il linguaggio, di guidare l'individuo alla scoperta e all'esercizio del pensiero vivo e fondato, di uno sguardo riflessivo su se stesso, ben dentro la sua esperienza, le sue scelte e modi di procedere, di dotarlo così della capacità di conoscere e di conoscersi, che è il  fondamento della sua vera autonomia. Una psicologia che non intenda questo e che non abbia intento e capacità di promuovere nell'individuo la ricerca dell'avvicinamento alla sua interiorità, lo sviluppo della capacità di ascolto e di dialogo col suo profondo, essenziali per generare pensiero e capacità di orientamento autonomi, lo mantiene e lo riconsegna fatalmente, malgrado le illusioni d'aver capito con le interpretazioni e le spiegazioni del pensiero ragionato e di potersi muovere ora con più libertà e padronanza, alla dipendenza, alla modalità, rimasta nascosta e non resa riconoscibile ai suoi occhi, del farsi dire e istruire da altro, di assecondare ciò, che, già configurato e pronto nell'esempio e nel pensato comune e prevalente, continua a essere la sua guida, l'autorità di riferimento da cui farsi orientare, convalidare e dirigere. La parte conscia razionale, equivocando il significato e il valore delle proprie iniziative e produzioni,  ritenendole espressione di capacità di pensiero autonomo e originale, di fatto, senza la guida del profondo, che è il solo a sapergli dare le basi e tracce vive, a rimettergli sotto i piedi il terreno su cui conoscersi nel segno del vero, non può che continuare a prendere in prestito e a rimasticare idee, attribuzioni di significato prese da pensato comune, da ciò che è stato già concepito come valido, affidabile e sensato, non può che rimanere ingabbiato in una falsa idea di se stesso e in una visione distorta di ciò che vive interiormente. Senza il recupero della unità di tutto il proprio essere, senza il riconoscimento del significato della propria vita interiore e del suo valore fondamentale, della funzione e della capacità del proprio intimo e profondo di alimentare pensiero proprio e autentico, l'individuo non può che rimanere in uno stato di inconsapevolezza e di falsa coscienza, perciò di impotenza a recuperare a sé il significato e lo scopo della propria vita, di formare, di assaporarne il gusto e di far crescere la sua vera autonomia.

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