mercoledì 28 gennaio 2026

La normalità

E' un principio regolatore, autentica sponda, bussola e salvagente per chi non dispone, perchè non se l'è costruita, di autonoma capacità di orientamento e di giudizio. La normalità tutela gli sprovveduti, che però tali non si riconoscono, che anzi si credono padroni del giudizio. Che rimbalzi nella testa di chiunque per capire dove sta la espressione di sè accettabile e giusta, che ugualmente faccia da guida e trovi perciò fatale riconferma nella produzione di idee di non pochi dei cosiddetti esperti e curanti della psiche, possiamo comprendere che la cosiddetta normalità con tutti i suoi metri, parametri e perimetri è mastice dell'intelligenza comune e diffusa. Orienta e rassicura, rimette in riga, consente di procedere più tranquilli. Se sento questa cosa, se reagisco in questo modo sono nella normalità o no? Il terreno del sentire è il più arduo, perchè lì possono accadere gli imprevisti, proprio in virtù del fatto che il sentire, che tutto ciò che si muove interiormente, si declina liberamente, non si disciplina e non si fa istruire dal metro e dai consigli della normalità. Il nostro sentire scaturisce e traduce una intelligenza profonda insita nel nostro essere e che tutto pensa e fa, meno che scodinzolare al seguito delle idee di normalità. I giudizi e le idee applicate di normalità esauriscono l'indagine, se una cosa, se un comportamento, se un'azione o una reazione è formalmente dentro i paletti della normalità, se la rispetta e riproduce, non serve altro, non è necessario capire, vedere oltre. La verifica che l'esperienza, che la scelta, che la risposta data è inquadrabile nella normalità, chiude il discorso. L'intelligenza profonda dell'inconscio, che vive dentro di noi, viceversa interroga cosa c'è realmente nell'esperienza che ci vede coinvolti, di cui siamo attori, cosa rivela di noi stessi, cerca e riconosce il vero e perciò dà attraverso il sentire le guide, le tracce, i richiami per entrare nel merito del vero, senza farsi bastare l'idea di normalità. Accade però che di fronte alle espressioni del sentire, che colgono di sorpresa, che incalzano e non recedono, che spingono per quel supplemento di indagine volto a cercare il significato vero, ciò che rivela di se stessi, racchiuso nell'esperienza, volto a far emergere i nodi, le questioni importante riguardanti il modo di condurre la propria vita, non sia affatto compreso, che la spiegazione delle cose, di cui l'idea di normalità fa da garante, sia considerata valida e sufficiente. L'idea di normalità interviene a fare da arbitro e giudice, che, per rimettere le cose a posto, per dare una bella riordinata, sentenzia che quel sentire inatteso e che non dà tregua, che non mette in pace con se stessi, che incalza, che a volte a muso duro provoca e insiste, ha superato i limiti della tollerabilità, del sano e del ragionevole, dell'accettabile e del funzionale a tenere in piedi e far ben girare il consueto modo di fare e di procedere. Ecco allora il braccio esecutivo dell'idea di normalità, di cui ognuno nel rapporto con se stesso è artefice e responsabile, che come netturbino spazza via come rifiuto, come scarto e immondizia ciò che dentro di sè non sta e non si muove nelle regole, dentro il recinto della normalità. Persuasi che in questo modo, avvalendosi della mano santa della idee e dei criteri della normalità, si tuteli e si persegua il proprio bene, in realtà ci si amputa della capacità, che va nutrita e che richiederebbe un lavoro di concerto col proprio sentire, di aprire gli occhi, di generare pensiero proprio, di formare e di sviluppare intelligenza propria e non pensiero che fa il verso, ammaestrato dai preconcetti comuni che stanno alla base delle idee di normalità. Il proprio bene starebbe nel vedere con i propri occhi, nell'imparare a corrispondere ai richiami e ai suggerimenti del proprio sentire, nell'imparare a entrare in accordo, in sintonia e in sinergia col proprio profondo, per conquistare autonoma capacità di vedere, di pensare, di comprendere, per mettere nelle proprie mani una bussola valida, per dotarsi di autonoma capacità di governarsi, di disporre del proprio destino, per non correre dietro e farsi portare da altro, per non essere solo una voce nel coro, illudendosi di dire la propria.

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