Non è affatto facile capire le vicende interiori,
particolarmente se complesse e inquiete. Prima di tutto si fa e spessissimo
l'errore di applicare agli svolgimenti interiori una logica interpretativa e
una lettura che sono a loro estranee, improprie. Ci si aspetta, si suppone che
ciò che accade interiormente sia solo l’eco, la coda docile, la manifestazione
e il seguito passivo di ciò che si ritiene essere il senso delle cose come
tenuto insieme nella propria testa. Si ha pretesa di tenere con la testa il comando
esclusivo delle operazioni di pensiero e di indirizzo delle scelte e che tutto
di se stessi debba muoversi al seguito. Se l’intimo di sé nel sentire non dà
segni conformi alle attese, prontamente lo si considera segno di risposta
insufficiente, inefficiente, non valida e non adeguata come si vorrebbe. Tutto ciò che accade interiormente è ben
altro in realtà e ha ben altra capacità e intento che di seguire le orme e i
dettami della testa padrona, ma questo lo si ignora, implicitamente lo si
esclude, con pretesa convinzione inossidabile che ciò che conta, che ha
validità e senso è ciò che nei ragionamenti si pensa e si argomenta e che il
resto sia comunque subalterno e da gestire. C’è poi la tendenza a fare uso, a
orchestrare il sentire, a esaltare per esempio emozioni che hanno buon
gradimento e che godono di apprezzamento comune, a incoraggiarle, a porle a
rimorchio e al traino di circostanze (ad esempio un luogo, una vista chissà
quanto incantevole e irresistibile, oppure una situazione che si pensa non
possa che commuovere o altro) o di fonti ispirative, come la visione di
un’opera d’arte, assistere a una rappresentazioni teatrale o cinematografica,
come l’ascolto di una musica, la lettura di un libro o simili, che avrebbero
capacità di suscitare e accendere emozioni, come se ce ne fosse necessità, come
se il sentire spontaneo fosse poca cosa e ci fosse necessità di animarlo,
guidarlo e sostenerlo per farlo entrare
in bella vibrazione, perchè dia il meglio di sé, perché caldamente prenda forma
e si manifesti. Contrariamente e ben diversamente dal pensato comune, ciò che
si propone interiormente nel sentire, spontaneamente, senza trucchi,
manipolazioni e incentivi, davvero in modo spontaneo e autonomo, quando
rispettato, correttamente inteso e fedelmente compreso, si rivela essere ben
altro e avere ben altro peso, valore e capacità rispetto a ciò che gli assegna
il preconcetto usuale e ricorrente. Ben diversamente dai limiti che si suppone
lo caratterizzino e dalle regole che gli si vorrebbero imporre, lo si considera
infatti componente deludente e senza pretese
se poco vivace e affatto appagante, anomalo se poco gradevole o non
consono alle attese, altre volte, se più acceso e incalzante, irrazionale e
viscerale, non affidabile in termini di intelligenza e di capacità propositiva,
il proprio sentire, il corso delle intime sensazioni e stati d’animo, è
viceversa ben altro che un accessorio da gestire e di cui si presume di sapere.
Il sentire ha qualità e capacità che vanno ben oltre e diversamente da ciò che
abitualmente gli si attribuisce. Guidato dalla parte profonda della propria
psiche, è capace di dare contributo e guida intelligente per comprendere ciò
che la testa, scissa dal sentire, non può e non sa intendere, alimentata com’è
nei suoi ragionamenti dal pensato comune, condizionata com’è da interessi di
conservazione e di conferma dei suoi convincimenti soliti. Il sentire nel suo
corso spontaneo e originale sa dare testimonianza viva di verità intime, verso
cui lo sguardo abituale non cerca e non si dirige, riguardanti lo stato del
rapporto con se stessi, l'orientamento e il modo di farsi interpreti della
propria vita, il grado di maturità vera, di autonomia raggiunte, la
corrispondenza con se stessi di ciò che si persegue o segue. Sono verità tutt’altro
che di poco conto per chi non voglia procedere a testa bassa o dentro
convinzioni mai verificate, sono verità solitamente ignorate e trascurate, rese
vive e tangibili proprio dentro e attraverso stati d'animo, vissuti, che di continuo offrono base viva di
comprensione e di ricerca, che solo un autentico sguardo riflessivo (che non
c'entra nulla con la riflessione comunemente intesa e praticata, che è tutto un
ragionare sopra e sul conto di esperienze e momenti interiori di cui non si
riconosce il volto, che non si lasciano parlare) può avvicinare e gradualmente
cogliere. Lo sguardo razionale non sa nè raccogliere nè concepire una simile
proposta, abituato com'è a far da solo, senza vincolo e senza aderenza stretta
al sentire, a commentare e non a ascoltare, a definire e non a riconoscere ciò
che il sentire dice e rivela. Prevenuto com'è, supponente, perchè pensa di aver
già nel suo bagaglio la comprensione, impaziente, perchè non sa reggere la
tensione del non vedere già e del non sapere subito o presto, poco o nulla
duttile e accogliente, perchè rigidamente attaccato a idee e a principi di
coerenza formale e di normalità, imbevuto di a priori, di significati presi in
prestito dall'uso comune, fondamentalmente incompresi e semplicemente
replicati, incline a spiegazioni lineari di causa e effetto, il pensare
razionale non ha certo l'animo e la stoffa per entrare in rapporto rispettoso,
utile e fecondo col sentire. Ciò che accade interiormente vuole far vedere da
vicino la propria condizione, i propri modi, vuole illuminare complesse
relazioni intime. Solo con uno sguardo riflessivo portato su di sé, solo
guardando negli occhi, come in uno specchio, il proprio sentire e riconoscendo
cosa vuole comunicare e dire, ci si può accordare col senso e con la proposta
di ciò che di volta in volta si rende vivo e presente interiormente. Viceversa
l'attenzione sempre portata all'esterno, l'abitudine a riferire tutto ciò che
si prova a relazioni concrete con altro e con altri non può permettere di
cogliere, di capire il senso dell'esperienza interiore. Se ad esempio l'ansia
cresce non è per debole capacità di procedere e di avanzare con sicurezza nel
rapporto con l'esterno, sempre inteso come unica realtà di riferimento e
assoluta, ma per testimoniare la fragilità di ciò che fa da base d'appoggio al
proprio modo di stare al mondo e di procedere, dove manca l'essenziale, dove
manca tutto ciò che gli faccia interiormente da fondamento valido, che lo renda
affidabile e saldo. Senza unità con tutto il proprio essere, senza capacità di
ascolto e di dialogo con la propria interiorità, senza conoscenza di se stessi,
aperta e approfondita, non addomesticata alle proprie pretese e condizionata da
convinzioni di comodo, non può esserci base salda e affidabile. Lontani dal
proprio intimo e senza intesa con se stessi, senza aver compreso nulla, aggrappati
solo all'agire e al ragionare spiantato, supportato da luoghi comuni, da
convincimenti senza conferma interiore e sfasati rispetto al proprio sentire,
come si può pretendere di starsene quieti, che non suoni l'allarme, a causa di
una dotazione nel vivere, di un equipaggiamento nel procedere scadenti e
lacunosi, dell'inconsapevolezza di ciò che si sta realmente facendo di se
stessi, di ciò a cui ci si sta nel tempo destinando?
sabato 25 aprile 2026
Le vicende interiori
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