domenica 6 settembre 2015

Lo chiamano DOC, disturbo ossessivo compulsivo. A te che soffri qualche spunto di riflessione

Ciò che ti accade nasce dentro di te profondamente, come ogni emozione, stato d'animo, pulsione, come ogni svolgimento interiore che sfugge al controllo di volontà e ragione. Nasce dentro di te e ti fa fare esperienza insistita di qualcosa, che può apparirti assurdo, ma che è significativo per te. Molti, tu per primo probabilmente, saranno pronti a considerare ciò che ti capita semplicemente come anomalo, ma ciò che ti accade, dettato, lo sottolineo, da una parte di te, dal tuo profondo, vuole calarti dentro un'esperienza che vuole farti capire nel vivo qualcosa di te, fondamentale e imprescindibile. Se ti fa orrore tutto ciò che è imprevedibile e inaspettato, una simile esperienza ha sicuramente un senso per te. Pensieri che irrompono nella tua mente improvvisi, all'inizio congetture, poi ipotesi verosimili, ipotesi terribili, possibilità orrende ai tuoi occhi, sconvolgenti, ti costringono sulla difensiva, estrema, ti impegnano anche se inutilmente a tentare di bandirli, di scongiurarli. La via d'uscita, macchinosa, sempre più macchinosa e esigente, dispendiosa. Interventi d'ordine, verifiche esasperanti,  sequenze di comportamento obbligato, tutto ciò che ti senti interiormente costretto a fare sembra volerti evitare ogni brutta sorpresa, sembra volerla scongiurare, per non caricarti della responsabilità di aver favorito sviluppi negativi o sciagurati. Sembrerebbe che all'origine tu sia "fondamentalmente" incline a controllare tutto, a rendere tutto piano e sicuro, prevedibile e programmato, certo e favorevole. Può darsi che in realtà la tua tendenza di fondo, la modalità che prevarrebbe in te di rapportarti alla tua esperienza e a ciò che provi, sia quello di tradurre subito ciò che senti in qualcosa di agito immediatamente, impulsivamente, senza stare a esitare e a interrogarti su cosa ci sia lì dentro, attribuendogli invece automaticamente un significato scontato, evidente. Perciò il rigido controllo ti serve a creare un dispositivo ferreo di sicurezza, tanto drastico e assoluto (talora o spesso incontentabile in ciò che ti chiede di applicare), quanto capace di evitarti qualsiasi rischio. L'impulsività, l'andar dietro a rotta di collo a spinte interiori, che in realtà chiederebbero di essere comprese e non agite, la tendenza a prender tutto in modo immediato, senza riflessività, se si affermassero ti esporrebbero al rischio di andare a finire pericolosamente non sai bene dove. Il dispositivo di controllo contrasta in modo rigido quella tendenza. Perciò ti dicevo prima che forse "fondamentalmente" non sei incline al controllo assoluto, ma viceversa all'immediatezza per l'immediatezza, senza attenzione, all'impulsività, allo sfogo liberatorio. Scusa se ti ho impegnato sinora in una riflessione che so non essere facile, ma le vicende e le questioni interiori non sono semplici, anche se non sono incomprensibili. So bene che su quello che ti accade potrebbero esercitarsi terapeuti con la voglia di diagnosticare, che etichette del tipo di "disturbo ossessivo compulsivo" sono pronte a scattare, casomai con la persuasione che, messa l'etichetta, si arrivi di per sè chissà a quale risultato. Le etichette diagnostiche sono però solo etichette, rischiano di far di ogni erba un fascio, di allontanare dal desiderio di ascoltare e di comprendere l'esperienza interiore di ognuno. Messa l'etichetta è pronto il farmaco e l'armamentario di consigli o di sproni, di prescrizioni, di tecniche per correggere l'anomala tendenza, perchè solo questo si pensa: che sia anomala e penalizzante. In realtà è un segnale, è la testimonianza di qualcosa di più complesso e però umanamente significativo e da capire. Se la questione è quella del tuo rapporto con la tua esperienza interiore, con le spinte interne, con tutto ciò che non è razionale, ma che è parte vitale e irrinunciabile di te come emozioni, stati d'animo, pulsioni e svolgimenti interni, la risposta va cercata nel costruire questo rapporto. Si parte da un'esperienza e da una condizione che ben conosci e che può sembrarti e sembrare semplicemente strana e fallimentare, ma si può cercare di aprire te al rapporto e alla conoscenza di tutto ciò che vive in te, facendoti scoprire cosa può darti e dirti, facendoti scoprire e toccare con mano come è possibile entrare in rapporto col sentire e con tutto ciò che nasce in te e che non è volontà e ragione. Il tuo sentire, le tue spinte interiori chiedono di essere accolte e però chiedono contemporaneamente di essere comprese nel loro intimo e originale, non agite o sommariamente trattate, come fosse scontato il loro significato. Imparare a scoprire che la tua vita interiore è un luogo e un'occasione per nutrirti e ritrovarti, che le mille novità interiori e apparenti contraddizioni sono parte viva di un insieme che può e che vuole essere da te esplorato e conosciuto, è ciò che va da parte tua pazientemente sperimentato e compreso. Nulla nell'intimo è disordinato e nocivo, minaccioso o altro, tutto concorre a formare esperienza intima, che è fondamento vivo di conoscenza, di consapevolezza. Inadeguato al dialogo interiore è solo l'atteggiamento che semplifica, che cerca la soluzione pronta, la coerenza innanzi tutto, il bianco contro il nero. Dialogare con l'interiorità è possibile, ma è una lenta conquista. L'immediatezza, il concedersi aperto e pieno a ciò che nasce interiormente imprevedibile e inatteso è irrinunciabile, è fondamentale e necessario, perchè è incontro con il flusso vitale, con il vero che continuamente cerca di farsi strada, di rendersi riconoscibile, senza omissioni, senza semplificazioni. L'immediatezza deve però coniugarsi con la capacità di ascolto, con la riflessività per intendere e per non mal interpretare, per accogliere la proposta interiore, per comprenderne l'intimo vero significato e intenzione, per non farne spreco o uso improprio.   Se la tua interiorità ti fa vedere implicato in difese ferree, in fuga da qualsiasi responsabilità d'errore, se ti trascina nel vortice di possibili azioni estreme, di ipotetiche terribili tentazioni, se ti mostra spaccare il capello in quattro per vedere questo e il suo contrario come dilemma impossibile, significa che sei messo dinnanzi alla consapevolezza che hai orrore di tutto ciò che interiormente ti è diverso e sconosciuto, che coinvolgendoti ti può esporre e aprire al nuovo e all'incerto, al non scontato sicuro esito, alla non conferma di ciò che pensi o supponi di te stesso, a un'esperienza che non puoi trattare e governare col calcolo e col ragionamento, che viceversa richiede ciò che non hai: capacità di apertura, di riflessività vera, di dialogo interiore.    Hai incapacità di rapporto col dentro, con la tua esperienza interiore viva, che tratti come tensione da scaricare subito, che ti rappresenti come meccanismo da tenere a bada (e idealmente, dove potessi, da dominare e regolare a tuo piacimento) e non come parte vitale di te e propositiva, intelligente, da ascoltare, capire e rispettare.            Il cosiddetto DOC o disturbo ossessivo compulsivo non è una trappola assurda, vuole aprire una questione, che solo riscoprendo il rapporto con l'esperienza interiore, solo imparando a condividerla e a rispettarla come parte essenziale di te, a conoscerla, a valorizzarla e ad amarla per ciò che sa originalmente dire e dare, può essere compresa e portata a maturazione. Nulla interiormente accade mai per caso o insensatamente. 

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