mercoledì 26 agosto 2026

Se lo conosci non lo eviti

Se una parte di te ti parla e vuole dirti, quel che serve è dare disponibilità al rapporto, entrare in sintonia con lei e ascoltarla, fare percorsi di dialogo assieme per conoscersi, per capire. L'inconscio dice, spontaneamente interviene e comunica, lo fa in ogni momento attraverso il sentire, che non è mai casuale, che non è dettato e impartito da fuori, da stimoli esterni, come solitamente si pensa, ma che è sempre modulato e plasmato da dentro, dal profondo, sentire, che, comunque si proponga, apre sentieri, corsi vivi d'esperienza interiore dentro cui prendere contatto con se stessi e aprire gli occhi, capire per intima esperienza. L’inconscio dice e propone magistralmente con i sogni, che sono ben altro che scarico notturno di frammenti sparsi d’esperienza diurna, che fantasiose produzioni, che espressione di desideri inappagati e taciuti o sottaciuti. I sogni sono pensiero intelligente, profondamente elaborato con estrema cura, guide di ricerca, di conoscenza di se stessi di acume e di veridicità sorprendenti. Purtroppo si ha spesso una visione di se stessi che, per ciò che più conta, considera centrale, valida e  affidabile solo la parte conscia di volontà e ragione, mettendo tutto il resto di sè, che vive dentro se stessi, in subordine e come parte accessoria, a cui non è riconosciuta funzione se non di colorire l’esperienza, a volte di fornire qualche intuizione, sempre riferita allo scambio con l’esterno, con gli altri, ma che, in quanto definita espressione istintiva irrazionale, va comunque tenuta a bada, gestita, vigilata. Non si ha consapevolezza che nella propria esperienza quel sentire, quel succedersi di sensazioni, di stati d’animo, di spinte, sono espressione di una intelligenza profonda, che interviene per segnare il cammino, per dare base viva di presa di coscienza, per sottolineare con l’evidenziatore, per rendere tangibile l’incongruenza tra ciò che si dice e ci si racconta e ciò che si rivela nel vivo, per riflettere e aprire gli occhi sul vero, su ciò che l’esperienza rende visibile di se stessi. Ciò che si muove nel sentire è ben altro che fuoriuscita casuale e improvvisata, che scatto automatico di reazioni, è, sostenuta e guidata dalla parte profonda, proposta accorta, pensata profondamente. Nell’esperienza si è in costante contatto con una parte di se stessi, intima e profonda, che interviene, che vuole interloquire, parte tutt'altro che incapace di svolgere funzione intelligente e propositiva, di promuovere ricerca e presa di consapevolezza. Si pensa che interiormente tutto avvenga in modo meccanico e in reazione a circostanze esterne, piuttosto che come espressione di autonoma capacità del proprio profondo di dare segnali, di avanzare proposte alla parte conscia. Dunque è abitualmente fuori dalla idea che si ha di se stessi e di ciò che avviene nella propria esperienza che sia in atto un continuo confronto tra la propria interiorità e la parte di sè cosiddetta conscia, che perciò possa essere coltivato e pienamente valorizzato questo scambio e dialogo con la parte intima e profonda di se stessi. Ci si muove come se si fosse chiusi nel circoscritto della mente conscia, che il potenziale e le risorse fondamentali disponibili stiano lì in quello che questa parte di sè sa vedere, concepire e produrre. Si ignorano le risorse che sa offrire la propria parte profonda, risorse di pensiero, di intelligenza e di acume e ampiezza di sguardo, di ricchezza d'animo, ben al di là delle accortezze, delle pensate e dei calcoli della parte conscia. Aprire alla parte profonda di se stessi, scoprire il proprio essere fuori dalle restrizioni e dai confini soliti è possibile. Per aprire dialogo, per rispondere alle sollecitazioni e alle proposte della parte profonda di se stessi è necessario cambiare totalmente sguardo su se stessi, abbandonare la pretesa egemone e autosufficiente della parte razionale e imparare a dialogare col proprio intimo, con la propria interiorità. Per non condurre un monologo, per non parlare sopra ciò che l'interiorità dice è necessario capacitarsi del linguaggio interiore, per aprirsi prima di tutto all'ascolto della propria interiorità. Si tratta di offrire disponibilità non condizionata al rapporto e al dialogo, invece che incuria e disattenzione, fuga o peggio, opposizione e pregiudizio, come capita di fare spessissimo, quando l'insieme dell'esperienza interiore, perchè disagevole, a volte fortemente impervia o insolita, è già in partenza considerata anomala, dannosa, da correggere, da combattere, per riemergere al più presto al consueto e al normale. Il linguaggio interiore va appreso, perchè le categorie e i modi soliti di pensiero e di lettura dell'esperienza rischiano, quando applicati all'esperienza interiore, solo di fare sfracelli, stabilendo che questo non ha senso, che quello è eccessivo, che bisognerebbe invece che sentire questo provare quell'altro, che la causa sarà questa o quell'altra ecc. ecc. Solo la riflessione, la capacità di guardare e di guardarsi in ciò che si sente, proprio come, guardandosi allo specchio, si può guardare il proprio viso, i propri occhi e vedere ciò che rivelano, può far vedere e rispettosamente riconoscere l'intimo messaggio, cosa ogni sensazione e stato d'animo autenticamente propone, delinea, traccia.  La capacità riflessiva va però formata e sviluppata, perchè non ha nulla a che fare con ciò che abitualmente si intende per riflettere, con ciò che si fa mettendo in esercizio il proprio modo di pensare razionale, che ben incline a dare spiegazioni sul sentire, finisce di fatto per parlargli sopra, per fargli dire ciò che arbitrariamente si ha già in testa e che fa comodo, incasellandolo, incastrandolo nella logica, nelle categorie e nel corto respiro del pensare solito e convenzionale. I sogni devono essere avvicinati con altrettanta cura e attenzione, non con lo sguardo solito e leggendo tutto in chiave concreta. Se in un tuo sogno, giusto per fare un esempio, compare una persona, il sogno non te la propone per parlarti di lei e del tuo rapporto con lei, persona che sta là fuori, ma perché questa figura sa dare volto a una parte di te stesso. Se rifletti su ciò che caratterizza questa persona ai tuoi occhi, su ciò che nei suoi modi e atteggiamenti esprime, puoi cominciare a vedere una modalità e una espressione umana, che lei traduce in modo ben marcato, ma che ti appartiene, che l'inconscio proponendotela nel sogno vuole farti riconoscere come tua, mostrandoti come questa parte di te, a volte anche sgradita e di non facile ammissione, è presente e agisce dentro di te e nella tua esperienza. In alcuni casi una figura, umana o animale o altro, può rappresentare una potenziale e diversa espressione di te, sinora ignorata, che vuole, che può e vuole prendere spazio dentro di te, perché tu, in aderenza e con la guida del sogno, la veda, ne prenda consapevolezza. In ogni caso lo scenario descritto dai tuoi sogni è quello tuo interiore, non c’è sguardo sull’esterno, lo sguardo è tutto al tuo interno, con un approccio validissimo e il più appropriato per la conoscenza di te stesso e dei temi, delle questioni e dei nodi veri che ti appartengono, su cui l’inconscio ti vuole guidare a prenderne visione e consapevolezza, a lavorarci. Chi arriva in analisi, pensa di sapere già quali sono le questioni che lo riguardano, spesso, in risposta al malessere interiore, inteso subito come guasto, pensa a cause da ricercare nel passato in qualche responsabilità e azione dell’ambiente familiare e circostante, in qualche episodio spiacevole o traumatico che l’avrebbe segnato, che possa spiegare il suo disagio. L’inconscio, particolarmente con i sogni, guida a scoprire i temi veri, a tenere lo sguardo su di sé dove c’è il cuore e il cardine della propria vita e dove è possibile compiere passi importanti di avvicinamento al vero, di cambiamento, passi di crescita fondamentali e necessari, con sviluppi in precedenza impensati, che la testa razionale non avrebbe potuto e che non potrebbe, agendo presuntuosamente da sola, né concepire, né alimentare. La mente razionale è chiusa nella visione solita e non fa altro che cercare aggiustamenti e soluzioni, senza mai interrogare le basi del modo di procedere e di pensarsi, cosa che invece sa fare la parte profonda, attenta a non dare per scontato nulla che ci riguarda, a non ignorare il vero e mettere in luce le questioni da cui può nascere vero cambiamento e crescita personale. E' fondamentale dunque imparare a entrare in rapporto col proprio profondo. E’ possibile dialogare col profondo e l'inconscio ha chiara e forte intenzione di comunicare, tant'è che non di rado disturba il quieto vivere, interferisce e interviene, anche vistosamente, nella propria esperienza attraverso tutto ciò che muove e smuove sulla scena interiore ( ansia, panico e quant'altro) e non per fare danno, ma perchè vuole portare con forza l'attenzione al dentro e a se stessi, perchè è venuto il tempo e urge trovare la consapevolezza che manca, perchè l'inconscio può, se gli si dà spazio e retta, nutrire la capacità e sostenere il coraggio di guardare nell'intimo vero e di non perdersi nell'apparente, può e vuole dare spinta alla passione di divenire se stessi e non copia d'altri o d'altro, che nell'esempio e nella mentalità diffusa offre i modelli e le idee di realizzazione personale, con incluso il manuale d'uso. L'inconscio è la vita, l'istinto di essere e di pensare, di aprire lo sguardo, di vedere con i propri occhi, riconoscendo il vero, senza trucchi e senza inganni, senza deformare, senza il filtro opaco di ciò che già è stato detto e concepito, reso regola e lettura scontata. L’inconscio è pensiero indomito e indomabile, che non per caso insiste, che nessun raggiro della mente razionale può addomesticare e mettere a tacere, come capita quando si risponde al malessere interiore con tentativi di metterlo a tacere o di dargli spiegazioni che non ne raccolgono il messaggio, la proposta. In questi casi, assai frequenti, la risposta del profondo è di rialimentare il malessere e l’inquietudine, perché la proposta avanzata torni pressante, perché sia recepita. L'inconscio non demorde, anche di fronte all'ottusa risposta della parte conscia che, dove il malessere riprenda con vigore, si beve l'idea che si tratti di ricadute di malattia che non recede. L’inconscio insiste e punta alla condivisione e convergenza della parte conscia sulla ricerca del vero, la spinta del profondo sopravanza e scardina i calcoli di convenienza, l’inconscio non ci sta a dare assenso e sostegno all’andazzo corrente e soprattutto alla logica che lo protegge e che non svela ciò che è. L’inconscio pone interrogativi, apre crepe nel costrutto di pensiero solito, perché cominci a filtrare luce di verità, non dà tregua in questo. L'inconscio è l'intelligenza che guarda dentro e smonta le illusioni e gli autoinganni, che va oltre i marchingegni del ragionamento e i preconcetti, l'inconscio è la parte di se stessi che non si accontenta di una vita normale, a norma, al seguito e in conformità a altro e comune, un corso di vita nel segno della passiva adesione al senso comune, ignorante, che ignora ciò che da sè e attraverso sè si potrebbe vedere e concepire, costruire e volere. Si può assecondare l'inconscio, il proprio inconscio, che non è entità misteriosa e strana, oggetto di studi per eletti, l'inconscio è parte viva di se stessi, parte profonda della propria psiche, parte del proprio patrimonio vitale, il più dotato di intelligenza e di senso della vita. Si può, se lo si vuole, assecondare, accogliere e comprendere la sua proposta, convergere e non divergere, far proprio il vigore di pensiero, di spinta vitale che viene dal profondo di se stessi a trasformarsi fedelmente a se stessi, fino a diventare e a essere se stessi, a ritrovare volto e dimensione umana originale, autentica  e matura, anzichè assegnarsi come  realizzazione umana la sistemazione e la buona resa in qualche ruolo, anzichè darsi come miglior traguardo la prestazione e la conquista del successo, come in genere applauditi e riveriti. E' conquista di vita e di capacità di autonomo pensiero, è conquista non immediata o gratuita, questa alimentata dal profondo, che per aprire a questa prospettiva e scopo, mette prima di tutto in agitazione le acque interiormente, per spingere a condividere la necessità della verifica sullo stato attuale delle cose circa il proprio modo di procedere e di interpretare la propria vita, per cominciare a innescare con la crisi il processo di cambiamento. Ciò che l'inconscio vuole produrre, dentro cui vuole il proprio coinvolgimento, il cambiamento che vuole far generare, non è soluzione già pronta da consumare, come potrebbe essere una pillola da mandar giù o un consiglio o una prescrizione di comportamento da eseguire. Richiede un lavoro serio su se stessi, sostenuto da passione e da desiderio di avvicinamento, di ricerca di unità e di fedeltà a se stessi. Il rapporto e l’ascolto del profondo sono essenziali per la conoscenza di sé e di ciò che accade dentro se stessi, senza il contributo di questa parte profonda, non è possibile capire il significato della vicenda interiore di cui si è portatori, del malessere interiore, della crisi da cui si è coinvolti, che altrimenti, come spessissimo accade, si affronta con sospetto e sulla difensiva offensiva, con la pretesa, casomai con qualche aggiustamento e con qualche nuova elaborazione del pensiero ragionato, di riportare le cose al dritto del solito modo di procedere, non vedendo, non concependo altro. Senza entrare in sintonia e in intesa con l’inconscio, senza il suo apporto non è possibile comprendere il significato della crisi, del malessere interiore da cui si è investiti, le sue vere ragioni, il suo senso e scopo, che solo questa parte profonda, che ne ha mosso le fila e gli svolgimenti, è in grado di chiarire. Senza la sua guida non è possibile perseguire lo scopo di cambiamento e di crescita che la crisi ha voluto cominciare a mettere in campo. Per mettersi su questa strada, per compiere questo percorso, può essere necessario l'aiuto di chi sappia guidare a avvicinarsi a sè e ad ascoltarsi, a comprendere il linguaggio della propria interiorità, a svolgere, con la guida del proprio profondo, il cammino di ricerca necessario, attingendo alla propria risorsa profonda, piuttosto che a combattere parte intima di sé, a contrastare presunte anomalie di sentire e di comportamenti. L'inconscio è più vicino di quanto non si creda, non è un alieno, è presenza intima e viva, che interviene, che propone, che sa e che vuole comunicare, che è pronta a fare dono prezioso, a dare stimolo e guida per far rinascere se stessi. Se lo conosci non lo eviti.

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