I sogni hanno un ruolo fondamentale nella conoscenza di
se stessi. Sono essenziali e insostituibili per prendere visione, andando oltre
la superficie e l’apparenza, del proprio stato, per comprendere le vere ragioni
e il senso di tutto ciò che si muove sulla propria scena interiore, dei
malesseri che non danno tregua, della crisi. Sono irrinunciabili per conoscere
nel vero se stessi e avviarsi su un percorso di trasformazione, di recupero del
proprio autentico, di vera crescita. Diversamente, affidandosi alla capacità di
lavoro della parte conscia di intervenire, di indagare e di spiegare, di
operare correzioni e cambiamenti, si finisce per rimanere nei confini e sulle
orme, nel circuito delle solite persuasioni, pur con qualche ritocco. E' una
forma di pensiero, quella solita affidata all'uso dello strumento razionale,
che fa rimanere adesi a modalità e a schemi soliti, senza stacco riflessivo che
permetta di capire il senso di ciò che si sta dicendo, di interrogare quale sia
il suo scopo vero, di verificare su cosa poggino le proprie affermazioni, se ci
sia fondamento valido e compreso ai propri pensieri. I sogni, creature di
intelligenza rara e sublime, sanno educare al pensiero riflessivo. Non è
affatto immediato entrare in sintonia e in accordo di sguardo e di visione con
l'inconscio, con ciò che propone dentro e attraverso i sogni. La tendenza più
comune è di leggere il sogno come se fosse uno sguardo sul fuori, su ciò che
accade nella relazione con situazioni e soggetti esterni. Se nel sogno compaiono
una o più persone si pensa che il sogno parli di loro e di quanto c'è in atto o
potrebbe esserci nel rapporto con loro, nei loro confronti e viceversa. In
realtà questi altri, nei caratteri della loro personalità, nei loro modi di
porsi e di condursi, danno volto e espressione a propri modi di essere e di
procedere. Gli altri che compaiono nel sogno sono parti di se stessi. Sono
modalità presenti e caratterizzanti la propria esperienza e modo di essere, che
l'inconscio rende riconoscibili, anche se a volte sgradite da ammettere. Altre
volte le figure che fanno comparsa nel sogno rappresentano potenzialità e
possibili nuove espressioni di sé, le più originali e autentiche, da comprendere
prima di tutto, da coltivare e da sviluppare, ben diverse da quelle abituali,
che si fanno avanti, che cominciano a rendersi riconoscibili. L'inconscio vuole
aprire proprio lo scenario interno, stimolare e favorire la scoperta e
conoscenza di se stessi, di tutto ciò che risalente a sè è stato sinora
ignorato, omesso, vista la tendenza a aver cura e attenzione tutte rivolte agli
svolgimenti esterni, al rapporto con gli altri e con tutto ciò che sta fuori,
vista la priorità data a risolvere, a far procedere le cose. Se nel sogno ci
sono svolgimenti difficili, inquietanti la prima idea è che l'inconscio voglia
mettere l'accento o segnalare l'imminenza o la presenza di condizioni difficili
legate a pressioni, a minacce esterne, questo perchè l'atteggiamento di fondo è
spesso quello vittimistico e deresponsabilizzante, di ricondurre ad altro e a
altri la responsabilità del proprio disagio, delle difficoltà, delle
insoddisfazioni, di quanto è vissuto come irrisolto o negativo. L'inconscio fa
recuperare tutto ciò che risale a se stessi, indirizza lo sguardo su di sè,
rende visibile lo scenario interiore e lì dentro cosa accade nel rapporto con
se stessi, nel modo di trattare ciò che vive e che si propone nel proprio
intimo, nei propri stati d'animo e vissuti. Nella vita interiore, resa spesso
marginale e ampiamente trascurata, quindi ignorata e misconosciuta, resa
subalterna a altro, vista la centralità riconosciuta al legame e a quanto agito
nel rapporto con l'esterno, trovano riconoscimento vivo i punti focali
dell’esperienza, è questo che i sogni vogliono rendere visibile. Lì dentro c'è
lo specchio per vedere di se stessi cosa realmente dentro l’esperienza e il
proprio procedere si cerca, in che modo, condizionati da quali pretese,
indirizzati da quali aspettative, dentro quali vincoli. E' abituale ad esempio
non vedere quanto nel proprio agire e spendersi risale a esigenze di ben
figurare, di dare allo sguardo altrui prove di adeguatezza e di capacità, come
è abituale non riconoscere il ricorso a quanto già formato e concepito, a
quanto comunemente è ben considerato e che finisce per fare da base, da
istruzione e guida e, di conseguenza, da confine a un pensiero che si illude di
essere di genesi e di costruzione propria e capace di portare a nuovi sviluppi
di conoscenza, a originali realizzazioni. La dipendenza, la mancanza di guida e
di elaborazione autonoma passa inosservata, ancora meno è questione che
coinvolga la propria attenzione e cura. D'altra parte ciò che interiormente dà
stimoli e basi vive per capire in che modo ci si sta muovendo, si sta pensando
e ci si sta dirigendo, ciò che nel sentire, a volte creando frizioni interne,
impacci o tensioni inaspettate, vuole offrire proprio questi spunti e guide per
fermarsi a capire, a capirsi, non è messo al centro del proprio sguardo,
semmai, se si intromette nell’esperienza creando difficoltà, lo si tratta come
segno di cattivo funzionamento, da tenere a bada, da contrastare. Tutta la
macchina razionale, cui è affidata la propria attività di pensiero e la guida
del proprio procedere, se la racconta a piacimento, senza stare al vincolo stretto
col sentire, senza farlo parlare, senza impegnarsi a ascoltarlo, a intenderlo
attentamente e fedelmente. I sogni recuperano tutto questo lavorio inutilizzato
offerto e stimolato dal sentire, proposta omessa o travisata dall'attività di
pensiero consueta, per ridare le coordinate di un pensiero autenticamente
riflessivo, che mette al centro l'esigenza di capire i propri modi di essere e
di procedere, senza appiattirsi a dare invece contributo al pensato abituale,
senza dare implicita conferma e sostegno al tirare avanti dritto sulle solite
basi e con la solita inconsapevolezza. Ciò che si muove nell'intimo di
emozioni, di stati d'animo, di sensazioni e di spinte ha la stessa matrice dei
sogni, non è un susseguirsi di risposte meccaniche, di reazioni banalmente e
automaticamente sollecitate e condizionate da questo e da quello che accade
fuori, è ben altro, è risposta e iniziativa intelligente della parte profonda,
che offre terreno, base viva per la presa di visione di se stessi e di quanto
ha capacità di condurre a conoscere se stessi. Nei sogni l'inconscio perfeziona
la proposta, crea le basi per prendere la migliore visione possibile di se
stessi e di quanto sta accadendo nel proprio modo di condursi, di condurre la
propria vita. Lavorando sui sogni, rispettandone l'intento e comprendendone
fedelmente la proposta, come accade in un'esperienza analitica ben fatta, la
componente intima è resa finalmente riconoscibile, ampliando nel sognatore la
percezione dei confini del proprio essere, rompendo lo schema abituale, che
vede il proprio essere a una sola dimensione del pensare e dell’agire razionale
e volitivo. Se in un sogno si creano situazioni difficili o inquietanti, se si
viene alle prese con figure che appaiono minacciose, con pericoli anche
estremi, non è per ribadire o per segnalare che si è sotto l'incalzare di
minacce esterne, ma viceversa per rendere riconoscibile che è dentro se stessi
che si aprono tensioni, che è da dentro se stessi che si fanno avanti pressioni
e pretese diverse rispetto alla prassi abituale, che ignora qualsiasi relazione
con l'intimo e il profondo del proprio essere. La parte profonda non sta ferma
e zitta, si fa avanti e vuole introdurre qualcosa di nuovo, di radicalmente
diverso, non per fare danno o sconquassare malamente, ma semmai per sollecitare
mutamenti e trasformazioni, prima di tutto di sguardo e di pensiero, valide e
necessarie, per rompere tendenze che chiudono e impediscono di aprire gli
occhi, di conquistare nuova consapevolezza, che liberi nuova vita, nuove e ben
diverse prospettive. Se, per fare un esempio, in un sogno compaiono ladri, che
minacciano di derubare cose proprie o in casa propria o che lo fanno, questo
vuole dare volto alle iniziative di una parte intima e profonda di se stessi,
niente affatto altra da se stessi, che vuole togliere false credenze e possesso
di idee e convinzioni che non hanno attendibilità e che chiudono piuttosto che
garantire la propria crescita e realizzazione umana personale. Ciò di cui parlano i sogni non è sulla
lunghezza d'onda del pensato abituale, ma è un pensiero, quello cui danno
forma, che sa entrare nel cuore della verità, che sa animare e rianimare un
individuo troppo adagiato su una visione di se stesso inautentica e niente
affatto favorevole ai suoi interessi di crescita vera. I sogni non sono di
immediata comprensione, non parlano il linguaggio abituale, non puntano lo
sguardo e l'attenzione nella stessa direzione dello sguardo convenzionale e
consueto, i sogni parlano di se stessi e aprono a una visione della vita
centrata su di sé, non a rimorchio di altro che fa da modello e guida, non
confinata in abitudini e interessi soliti. I sogni accendono una visione,
guidano alla formazione di un pensiero autonomo fondato su esperienza e ricerca
proprie, che, se compreso e condiviso dall'individuo, sa renderlo libero e
capace di concepire a modo proprio il senso e lo scopo della sua vita, di
riconoscere, apprezzare e utilizzare le sue autentiche e complete risorse
umane.
sabato 26 settembre 2026
I sogni formano il pensiero autonomo
martedì 15 settembre 2026
Il valore inestimabile dei sogni
Torno a parlare dei sogni, perchè meritano una
considerazione speciale. I sogni sono la punta di diamante della straordinaria
capacità di pensiero del profondo. Se letti e intesi in chiave concreta, accade
spessissimo, pensando che diano segnali inerenti la relazione con persone,
fatti e circostanze esterne su cui è abitualmente polarizzata la mente del
sognatore, i sogni sono fraintesi, stravolti e sviliti nel loro vero
significato e valore. I sogni descrivono con linguaggio simbolico la situazione
interiore del sognatore, svelano, aprono domande, indicano questioni cruciali
riguardanti il suo modo di essere e di procedere, interrogandone e svelandone
le ragioni, i vincoli, gli scopi, mettendo in primo piano il suo modo di
rapportarsi a se stesso, alla sua componente interiore e profonda. Tutte le
figure e gli elementi che compaiono nel sogno parlano dell'autore del sogno,
figure umane, animali, cose, luoghi, tutto parla di lui e dà volto e mette allo
specchio, senza veli, gli aspetti caratterizzanti la sua personalità, anche
quelli sgraditi e volentieri scaricati su altri. L’inconscio è la parte di se
stessi che non si lascia illudere dalle apparenze, che ha a cuore il vero. Il
sogno è il prodotto della elaborazione attenta e approfondita che l'inconscio sa
fare della propria esperienza e dello stato in cui ci si trova, del proprio
modo di procedere, del grado di vicinanza, più spesso sarebbe il caso di dire
di lontananza, da se stessi, dalla propria vita interiore, del modo di trattare
la propria interiorità e le sue proposte. Bisogna badare a non mettere sopra al
sogno spiegazioni costruite col ragionamento, a non fare deduzioni.
Confezionare col ragionamento interpretazioni apparentemente coerenti e
quadrate sul sogno, senza imparare a avvicinare e a far dire ai suoi simboli,
rispettando e valorizzando fedelmente tutto il suo contenuto, significa solo
chiudersi e rigirarsi nei propri abituali schemi e procedimenti mentali e non
comunicare per nulla col sogno, non raccoglierne il prezioso seme e contributo
di conoscenza. La proposta del sogno va rispettata e raccolta con cura senza
nulla trascurare e rispettando fedelmente la architettura del sogno, va
ricordato per inciso che tutto del sogno fin nei più minuti particolari è
simbolico e componente da non trascurare nel dare volto, nel generare pensiero,
nel contribuire al messaggio originale del sogno. La tendenza abituale è di
applicare al sogno una presa di visione sommaria, di dare risalto e di estrarre
dal sogno alcune parti, quelle che, nell’intento di dare una interpretazione
che combaci con i propri modi di intendere, sono usate per dare soddisfazione
all’istanza di capire presto e di capire ciò che aggrada capire, passando
letteralmente sopra e distorcendo i significati originali, significati tutti da
raccogliere e scoprire, da lasciar dire al sogno, a tutto l’insieme del sogno.
In questo modo si crea solo un falso sul conto del sogno, un falso che piace,
che rinforza solo il pensato abituale, una produzione che sostituisce e che
vanifica la ricchezza della proposta dell’inconscio. I sogni non sono di
significato prevedibile e scontato, ogni espressione simbolica è unica e
originale, non ci sono significati fissi e validi per tutto e per tutti, i
traduttori di simboli, del tipo che questo significa questo già prestampato,
sono autentiche sciocchezze. I sogni hanno una loro forte organicità, nulla è
fuori posto o superfluo all'interno del sogno, nulla è gratuito o messo per
caso o per generare solo meraviglia, nulla va a far parte del sogno, come
spesso a sproposito si pensa, come rimasuglio di esperienze diurne riproposte
in modo caotico e frammentario, casuale. Tutto l'insieme del sogno, composto in
modo attentissimo e mirato dall'inconscio, concorre a dare svolgimento e
espressione a un pensiero tanto lucido e fuori da ciò che è stato sinora
pensato dal sognatore, quanto aderente e calzante con la sua esperienza, con
ciò che gli appartiene. Il pensiero del sogno non è mai la conferma di qualcosa
di già conosciuto e acquisito dal sognatore, l'inconscio non interverrebbe per
rigirare la stessa frittata. Se il sogno interviene significa che è tempo e che
ci sono le condizioni per raccogliere e intendere quel messaggio, quel
contributo, anche se non è di immediata presa, anche se richiede un approccio
adeguato per non farne cattivo uso e improprio. L'approccio al sogno dev'essere
rispettoso del valore e del tasso di intelligenza in esso racchiuso, che sono
il fondamento della sua capacità di dare un contributo sostanziale e prezioso
alla conoscenza di se stessi. Chi spiega il significato di un sogno dopo una
rapida occhiata, senza lavorarci con cura e con pazienza, senza far parlare il
sogno, senza passare attraverso tutti i rimandi in esso racchiusi a esperienze,
a vissuti, avendo cura di utilizzare e di valorizzare tutti i dettagli
presenti, è destinato a mettere assieme solo un suo teorema, tutto interno e
coerente con il suo orizzonte mentale solito e conosciuto, che nulla ha a che
fare con l'intento e col messaggio del sogno. Qualcosa di analogo accade quando
si trattano i vissuti, le esperienze interiori, il proprio sentire, sui quali
ci si precipita spesso a trovare spiegazioni, a dare giudizi di valore
(distinzioni e contrapposizione di sentire positivo e negativo, giudizi di
sentire anomalo o ingiustificato sul conto di paure, ansia, inquietudini ecc.),
piuttosto che ascoltarli, che far dire loro cosa racchiudono e vogliono
comunicare. Capita frequentissimamente che i sogni siano travisati e fatti
oggetto di interpretazioni, di spiegazioni che rispecchiano solo idee incallite
e modi di pensare precostituiti. Nulla è più intelligente e capace di fecondare
e di rinnovare il pensiero dei sogni, di forgiarlo non su basi astratte, ma in
stretta aderenza all'esperienza. I sogni racchiudono e promuovono pensiero
riflessivo, pensiero capace di farci vedere come allo specchio ciò che siamo, cosa
sta accadendo dentro di noi, richiamandoci continuamente al fatto che non siamo
fatti solo di superficie razionale e volitiva, ma anche di sentire, di
svolgimenti interni tutt'altro che banali e insignificanti. I sogni ci mostrano
i nostri modi di procedere, cosa ci muove davvero nelle nostre scelte, nel
nostro agire, le implicazioni su di noi, sul presente e sul futuro personale,
facendo emergere i nodi importanti da sciogliere, per non andare avanti
incautamente e a occhi chiusi. E' un pensiero quello mosso e proposto dai sogni
che è capace di condurre, rompendo pregiudizi, spiegazioni improprie, tesi
illusorie e di comodo, a nuove scoperte di verità e approfondite su se stessi,
impegnative, ma capaci di far crescere, di cambiare profondamente se stessi.
Nell'esperienza analitica, me ne occupo da tanti anni, i sogni hanno un ruolo
cardine, il percorso di avvicinamento a se stessi e di conoscenza di se stessi
è guidato e nutrito dai sogni, creature di straordinaria intelligenza e
affidabilità. Per intendere ciò che un sogno vuole e sa condurre a vedere serve
tempo e lavoro attento e paziente, è un cammino, quello che si fa facendosi
prendere per mano dal sogno, che ha in sè un alto potenziale di rinnovamento.
Chi lo segue vede via via mutare il suo punto di vista e aprirsi uno scenario
inedito, il più vicino al vero, il più corrispondente al proprio intimo
sentire, così lontano dallo sguardo e dalla capacità di osservazione del
pensare razionale cui era abituato. I sogni sono un contributo di eccellente valore
e insostituibile per la conoscenza di se stessi, per arrivare a comprendere
ragioni e scopo di ciò che si vive interiormente, di tutto il difficile e
sofferto della propria esperienza interiore, di tutto ciò che va a finire,
ahimè spesso, nella gabbia delle definizioni di disturbo e di malattia.
L'inconscio che genera i sogni è la stessa mente e mano che regola e governa
l'esperienza interiore, tutto il sentire e gli svolgimenti interiori, anche
quelli più insoliti e sofferti, mai conseguenza banale e automatica di cause
esterne o espressione di anomalo funzionamento, ma supporto e veicolo vivo e
sentito, proposto intelligentemente dal profondo, per entrare nel vivo della
consapevolezza di se stessi e di questioni da capire e da porre al centro dell'attenzione,
a condizione che si impari a ascoltarli e non a rifuggirli o a squalificarli
come disturbo e presenza nociva. L'inconscio è la parte profonda di noi stessi
che vuole sollevare la questione del vedere dentro ciò che facciamo e siamo,
che non si arrende all'idea che proseguire imperterriti e rincorrere la
normalità sia la scelta ovvia e positiva, l'unica possibile. L'inconscio è
dalla parte del nostro aprire gli occhi, del vedere le cose e del concepirle a
modo nostro, con piena aderenza al vero della nostra esperienza, senza
travisamenti, del fare della nostra vita qualcosa di coerente con noi stessi. I
sogni sono capolavori di intelligenza, di spirito critico, di voglia di
crescere e di far crescere la nostra autonomia, di sviluppare il nostro pensiero
non ammaestrato da altro e da idee comuni, non passivo dietro a schemi e a idee
in uso, non oscurato e ingarbugliato da teorie di comodo e da ipocrisie, ma
trasparente e vivo, coraggioso e originale, fondato su esperienza personale e
su scoperta dei suoi intimi significati, pensiero capace di darci le guide per
fare della vita la "nostra" vita.
sabato 12 settembre 2026
Il proprio passato
E' convinzione molto diffusa che, per capire esperienze e situazioni interiori difficili di oggi, si debba risalire al proprio passato. Se l'intento, rivolgendo lo sguardo al passato, è di individuare le cause che spieghino il malessere attuale, l'auspicio è, una volta trovate le cause, di potersi liberare di una condizione interiore giudicata senza alcun dubbio anomala e capace solo di procurare danno e impedimento a un sano modo di vivere e di procedere. E' un modo comune e ricorrente di rapportarsi alla crisi e al malessere interiore, che non appartiene solo a chi ne è coinvolto, ma che trova conferma e diventa asse portante di molte esperienze di psicoterapia. Di fatto la ricerca che, distraendosi rapidamente dall'ascolto del sentire vivo di oggi, si rivolge al passato per cercare le presunte cause del malessere attuale, segna una fuga dall'incontro col presente della propria vicenda interiore, segno dell'incapacità di entrare in rapporto con la propria interiorità, che, dentro e attraverso il sentire disagevole e sofferto, dice, comunica e avanza oggi proposte. Sono proposte utili e importanti, che, girando lo sguardo altrove sul passato, persuasi che il malessere sia solo una situazione negativa e nociva di cui liberarsi, non sono raccolte e comprese. C'è una domanda che però va posta. Esiste un nesso, un legame significativo tra la vicenda interiore di oggi e quanto è stato vissuto e si è reso percettibile, a volte acutamente, in momenti e in passaggi precedenti della propria esperienza, della propria storia interiore? Certamente gli svolgimenti interiori del presente sono in continuità e in relazione significativa con il cammino fino a oggi compiuto. Il passato, il proprio passato, cui in genere si vuole attribuire un peso determinante per capire se stessi e le problematiche attuali, se lo si vuole davvero comprendere e valorizzare, va però recuperato e riscoperto correttamente, togliendo di mezzo qualsiasi predisposizione a cercare ciò che confermi le proprie aspettative e tesi di partenza, evitando perciò di fare del proprio passato, come spesso capita, una selezione ad arte di fatti, di episodi ritenuti traumatici, di incidenti e di condizionamenti subiti, con una lettura, che vuole essere esaustiva, in cui la parte decisiva e la responsabilità determinante è consegnata alla famiglia, all'ambiente, all'educazione e simili, una lettura che riserva a se stessi la parte di oggetto passivo, condizionato e piegato nelle proprie intime risposte dalla azione altrui e punto. E' un modo assai frequente di rapportarsi al proprio passato, lo si fa già da sè, ma lo si può replicare e veder confermato, casomai in una forma più sofisticata, anche dentro percorsi di psicoterapia, che comporta una distorsione non da poco del vero nel processo di conoscenza di se stessi. Poco importa che ci si dica persuasi attraverso queste ricognizioni sul passato di aver capito se stessi e le cause del proprio malessere, confortati in questo, se in psicoterapia, dalla convalida della "autorità" del terapeuta, di fatto si è costruito un artefatto, che può dare temporanea soddisfazione, ma che segna una frattura di incomprensione e di mancato accordo con la propria parte intima, che spesso infatti dà segno di non allinearsi affatto a simili costruzioni e elaborazioni di pensiero, riproponendo segnali di inquietudine e di crisi. E' importante, quando si porta lo sguardo sul proprio passato, farlo con occhio sgombro da preconcetti, riscoprendolo con rispetto e rinnovata attenzione come un cammino in cui, anche nei passaggi più ardui, non si è mai stati semplici oggetti passivi. Se si vuole del passato recuperare e rispettare il vero, se cè interesse, non strumentale a far quadrare tesi preconcette, ma a conoscersi, si può vedere come nel succedersi delle vicende personali, ci sono stati al centro dell'esperienza che si va a rivisitare momenti e passaggi interiori anche complessi di cui si è stati intimamente parte attiva e protagonisti, che, già a volte nella elaborazione immediata e poi soprattutto nel ricordo, sono stati spesso appiattiti, offuscati o del tutto ignorati. Si tende infatti nelle ricostruzioni, nelle rivisitazioni del passato a mettere in primo piano il peso dei fattori esterni, trascurando invece la riscoperta del filo interno di vissuti, di stati d'animo, di spinte, di risposte intime, che dell'esperienza sono state invece il nucleo centrale, l'anima, la parte essenziale. La vera storia personale non è primariamente fatta o riducibile a quel che gli altri hanno fatto nei propri confronti e condizionato, ipotizzando tra l'azione del fuori e le risposte del proprio dentro una semplice relazione automatica e meccanica di causa e effetto, ma è da ritrovarsi in quel che, passo dopo passo, è successo interiormente, dove tutto si è svolto in modo ben più autonomo, originale e complesso. In quegli svolgimenti interiori infatti il proprio profondo si è reso presente, ha ripetutamente preso iniziativa e attraverso il sentire ha dato segnali, indicazioni per evidenziare, per rendere riconoscibile nell'esperienza in corso prima di tutto la parte riguardante e spettante a se stessi, ciò che si è espresso, che si è fatto, mettendo al centro e promuovendo la conoscenza di se stessi. Lo stesso rapporto con la realtà esterna, con gli altri non è stato fotografia e assorbimento neutro, ma sguardo colpito da, che evidenziava aspetti particolari, capace dunque sotto la guida e in unità col proprio intimo e profondo, di riconoscere espressioni e modalità tutt'altro che estranee o fuori dall'orbita della propria ricerca di significati, della propria necessità di riflessione su se stessi, sulla propria vita. Il proprio inconscio ha assunto e svolto fin dall'inizio, fin dai primi passi della propria vita, la funzione di formare, di stimolare, di orientare la formazione e lo sviluppo del proprio pensiero. Ben lungi dall'essere stati da piccoli soltanto presenza passiva e sostanzialmente dipendente nella propria formazione e sviluppo dai contributi esterni, dall'educazione, dagli apporti e dall'influenza dell'ambiente familiare e circostante, si è resa presente nella propria esperienza fin dagli albori della propria vita la mano e l'influenza della propria parte intima e profonda, al lavoro nel dare nel sentire spinte e spunti, tutt'altro che immaturi e ingenui, nel dare indirizzo originale e autonomo alla propria formazione, contributo ben vivo anche se via via oscurato, col passare degli anni sempre meno riconosciuto, valorizzato e compreso. Tornare al passato, come può capitare anche nel corso dell'esperienza analitica e non per partito preso, al centro è la vicenda interiore presente, ma perchè c'è un rimando al passato dentro i sogni o dentro gli sviluppi del dialogo interiore attuale, può offrire l'occasione di recuperare un bagaglio di esperienza intima e di conoscenza che possono risultare preziose, a condizione di non compiere saccheggi mettendo in campo letture parziali e preconcette, letture che riconoscono solo ciò che torna comodo vedere e che dà conforto ai propri pregiudizi. Nei diversi momenti del proprio cammino di vita l'inconscio, attraverso i vissuti che ha generato, ha incoraggiato e sostenuto l'impegno e la capacità di lettura autonoma dell'esperienza, la scoperta o l'intuizione di significati importanti, ha stimolato l'insorgere di interrogativi, ha reso acutamente riconoscibili nel vissuto i contrasti, il proprio modo di trattarli e di dare risposta, non ha mai messo in secondo piano il proprio personale modo di vivere e di partecipare agli eventi, ai momenti della propria esperienza, ha sempre messo in luce la propria responsabilità e ciò che dentro l'esperienza era importante riconoscere e capire di se stessi. Non c'è un passato in cui si sia stati semplicemente materia plasmata e, in un modo o nell'altro, la conseguenza e la risultante, le "vittime" di quanto fatto da altri e determinato da circostanze e da fattori esterni. C'è un passato, quello vero e integralmente ritrovato, dove, pur non indifferenti alle influenze esterne, pur interiorizzando modi di vedere e di reagire presenti nell'esempio altrui e nell'educazione, il filo interno delle vicende e dei passaggi interiori, carichi di significato e di implicazioni importanti, con al centro se stessi, con se stessi in posizione non inerte nel modo di cogliere i significati, è sempre stato interiormente in primo piano. E' una convinzione comune, è un luogo comune che la propria formazione sia dipesa solo e consegnata per intero all'ambiente, principalmente a quello prossimo di genitori e di chi dava impronta al proprio modo di intendere e di crescere. Ebbene dall'interno, da dentro se stessi non è mai stata inerte o assente la spinta a formare il proprio sguardo, la propria visione delle cose, la propria capacità di pensiero, da dentro è sempre stata presente l'iniziativa della parte profonda del proprio essere, che attraverso sensazioni, stati d'animo, intuizioni di significato ha sempre mosso e retto le fila di una ricerca autonoma, non adesa a ciò che gli altri e l'ambiente suggerivano o inculcavano. Non va poi dimenticato che i sogni non hanno certo fatto mancare la loro presenza, sogni che non sono e non sono mai stati produzioni banali, ma finissime proposte di presa di coscienza, di apertura di sguardo per conoscersi, per conoscere, per cominciare a prendere visione dei nodi importanti della propria vita. Ciò che l'esperienza interiore nel passato come nel presente è stata e è capace di dire è ben diverso da ciò che spesso si tende a raccontarsi e a spiegare, è ben altro rispetto a certe letture dell'esperienza, niente affatto rare, che cercano cause e spiegazioni, chiamando in causa principalmente altri e l'esterno, appiattendo e disconoscendo tutta la ricchezza della propria vita interiore. Quelle che si operano più di frequente sono ricostruzioni del proprio passato condizionate, viziate dalla necessità di trovare una causa, che dunque alterano per posizione preconcetta e deviano dalla ricerca del vero, sono ricostruzioni povere e che impoveriscono, che non aiutano a ritrovare davvero se stessi. In psicoterapia queste ricostruzioni e indagini sul passato danno soddisfazione alla necessità dello psicoterapeuta di produrre un risultato e a quella complementare della persona di liberarsi di un carico interiore da subito inteso come pena che malamente l'affliggerebbe, come stortura effetto di cause e di condizionamenti o di traumi subiti che avrebbero prodotto il danno. Ciò che è racchiuso e di cui è testimone il proprio passato, se avvicinato senza preconcetto e interesse precostituito a procurarsi il presunto beneficio di trovare la presunta causa, ciò che avrebbe segnato e messo le radici del malessere interiore prolungato all'oggi, ma guidati da sincero desiderio di conoscersi anche nelle vicende passate conduce a ben altro che a operazioni di conferma di un teorema di partenza, quello del presunto danno psicologico subito. Il corso dei vissuti, degli accadimenti interiori, ciò che si è mosso e che si muove sulla scena intima e che nel racconto abituale, che mette sempre al centro ciò che agisce e condiziona da fuori, è trascurato, distorto e appiattito, in realtà è ben altro nella sua genesi e nei suoi svolgimenti, nei suoi significati e nella ricchezza di contenuto. Ciò che accade nella vicenda interiore, che accompagna e che sottende i fatti, gli eventi dell'esperienza, che è il risvolto più interessante e fondamentale per capire, per conoscersi, vede la presenza del proprio intimo e profondo, niente affatto oggetto passivo condizionato e modellato dall'agire esterno, bensì capace di dare spunti, di dare base di ricerca di verità. Tutto ciò che prende forma nell'intimo del sentire è regolato e mosso dal nostro profondo, che in ogni momento vuole mettere in primo piano in ciò che ci accade ciò che ci spetta, che ci coinvolge, spingendoci a cogliere significati anche di notevole profondità, per non lasciarci inconsapevoli e sprovveduti. Nella complessità del sentire, che fin da piccoli accompagna la propria esperienza, riconosciuto e rispettato nella sua integrità e completezza, come possono essere rintracciati i segni di spinte, di risposte interiori originali, di intuizioni capaci di portare il proprio sguardo al di là o in disaccordo con le idee e con la logica dell'ambiente circostante, così non sono taciute la tendenza a scansare e a scaricare interrogativi e difficoltà, a porsi al riparo da tensioni conflittuali, a muoversi nell'adattamento e nell'adesione a ciò che è prevalente e comune, la tendenza a cercare scorciatoie e soluzioni a portata di mano e conformi all'esempio dei più, evitando incognite e carichi personali più gravosi e incerti, seppure per scopi più sentiti e autentici. La parte profonda del nostro essere, l'inconscio ha sempre fin dal principio del nostro cammino di vita reso tangibile la sua presenza, non ha mai mancato di dare stimoli e spunti per capire, per approfondire, per metterci allo specchio, per conoscerci nel vero, per capire per tempo questioni centrali, per non esserne ignari, non ha mai trascurato di stimolare la nostra potenzialità di prendere consapevolezza, di crescere in autonomia di pensiero e in fedeltà a noi stessi. L'infanzia non è un tempo di soli giochi, di assenza di responsabilità e spensieratezza, non di rado si affaccia la percezione di questioni importanti, si fanno strada inquietudini non insignificanti. I sogni stessi sono esperienza che fin dai primi passi della propria vita accompagna il cammino personale. L'inconscio interviene e è promotore non dell'adattamento, della presa dipendente da altro che guidi e orienti, che dia risposte e indichi traguardi, che definisca ciò che vale e in cosa si è riconosciuti come di valore, l'inconscio viceversa dà continui spunti e richiami per aprire gli occhi, per trovare da sè risposte, per crescere in autonomia di sguardo e di ricerca. Mi è capitato in alcune occasioni con individui adulti, durante il percorso analitico, di riavvicinare sogni da loro fatti in età infantile, anche molto indietro nel tempo. Motivo di una simile ricerca il rimando presente in sogni fatti oggi a quei sogni remoti. Ebbene quei sogni dell'infanzia già delineavano temi e nodi diventati nel presente cruciali e oggetto di riflessione più avanzata e di ricerca. L'inconscio è presente da sempre nella vita di ognuno e fin dai primi passi fa sentire la sua voce sia nei sogni, sia contrappuntando l'esperienza in ogni momento con vissuti, con stati d'animo, con emozioni, con l'articolarsi di momenti interiori utili per capire i punti decisivi e veri, per alimentare il confronto e il dialogo con se stessi, per cominciare a attrezzarsi di consapevolezza utile e necessaria per cercare la propria strada, per non subire la regola comune e per non appiattirsi sulle concezioni prevalenti. Se è accaduto che in parte questi momenti interiori, perché incisivi e forti, siano stati sentiti cruciali, riconoscendo se stessi soggetti e parte in gioco saliente e decisiva nell'esperienza, non meno delle azioni dell'ambiente, è però successo anche che via via ci si allontanasse dalla vicenda intima per stare sempre più nelle secche del ragionare e del fare, dando primato e prevalente attenzione a circostanze e a condizioni esterne, all'agire piuttosto che al sentire, con gli occhi tutti puntati fuori, fino a abituarsi a considerare decisivo ogni fattore esterno, fino a definire realtà solo quell'insieme e quello scenario esterni. Ho svolto questa lunga riflessione, insistita e persino ripetitiva sui punti cruciali, per far capire che, se il passato personale ha valore, lo ha se riconosciuto nella sua vera natura di cammino interiore, unico e originale e non, come nelle ricostruzioni parziali e sostanzialmente infedeli, come racconto fatto soprattutto o soltanto di condizionamenti, di influenze esterne, di reazioni quasi automatiche e condizionate dall'agire di qualcosa di esterno e altrui, di semplice interiorizzazione di modi e di atteggiamenti assorbiti da figure influenti, cancellando o minimizzando tutto l'intimo della propria esperienza. Compiere questa semplificazione e riduzione del proprio a conseguenza dell'agire altrui e di altrui responsabilità è un'operazione di comodo, che libera se stessi da ogni carico e responsabilità nell'accertare e trovare il vero, nel riconoscersi soggetti del proprio destino, delle proprie scelte. Tanto è comoda questa modalità di trattare la propria esperienza, che enfatizzando il peso e l'incidenza di fattori esterni, oscura e non riconosce il primato di ciò che spetta a sé e che è rintracciabile nella propria esperienza interiore, quanto è deleteria per il proprio interesse di recuperare la propria visione delle cose e tutto il proprio potenziale di scoperte e di crescita. Se ci si priva del rapporto col proprio materiale vivo di esperienza, da cui può nascere conoscenza, autonomia e forza di pensiero, capacità di cambiamento, ne consegue che più facilmente e tenacemente ci si lega a altro e a altri in modo dipendente, ci si rifà a idee e a modelli comuni e ci si fa portare, anche quando si insista nel contestarli, nel ribellarsi e contrapporsi. La modalità di ridurre tutto a responsabilità, a colpe o a potere di condizionamento di altro e di altri, applicata con più agio al passato, dove le "ricostruzioni" che appiattiscono il proprio e lo riducono a conseguenza d'altro, sono più facili, agevolate dalla distanza temporale che separa dagli accadimenti, è comunque ricorrente anche nel rapporto con l'esperienza attuale. Urge dunque imparare a leggere la propria esperienza, dando riconoscimento e aprendo riflessione su ciò che interiormente si prova, perché è lì che c'è il vero e tutto il potenziale che porta a capirsi, senza semplificazioni e omissioni, a trovare sintonia con se stessi e possibilità di ritrovarsi, di sviluppare il proprio originale pensiero, di crescere in autonomia e in fedeltà a se stessi. Se si lavora sul presente è più efficace questa ricerca, perché tutto dell'esperienza vissuta, del sentire, in tutte le sue espressioni e movimenti, capaci di aprire alla comprensione del vero, è vicino, è vivo e attuale. In ogni caso anche dove ci si aprisse al confronto con momenti e esperienze del proprio passato, è importante rispettare la stessa esigenza di mettere in primo piano e fedelmente ciò che interiormente si è vissuto, per non manipolare la propria storia, per non appiattirla, rendendola sì utile allo scarico di ogni personale responsabilità, alla costruzione di teoremi liberatori attorno al perché dei propri problemi e difficoltà, ma nello stesso tempo svuotandola e privandosi di ciò che potrebbe arricchire, nutrire la conoscenza di se stessi. Il presente, ciò che oggi la propria interiorità sta proponendo e promuovendo è il cuore della ricerca a cui rivolgersi prima di tutto, ma c'è un che di unitario, un filo che unisce il presente e ciò che sta nascendo col passato, col proprio passato. Il cammino, passato e presente, se visto e compreso dall'interno e col contributo fondamentale del profondo, è il proprio cammino, lo è e lo è sempre stato fin dai primi passi.