Consumare o creare. Per l'inconscio fa differenza e tanta. L'inconscio è evoluto, non fa sue le consuete credenze, i convincimenti illusori che sostengono il modo di pensare e di procedere abituali, che, in appoggio, anzi in stretta adesione a tutto ciò che è convenzionalmente concepito, di fatto facendone uso e consumo, delimitano il proprio orizzonte e restringono le proprie aspirazioni lì dentro. C'è però persuasione che ci sia spazio di libertà, di espressione propria e persino di autonomia in un modo di condursi, di comporre pensieri e di nutrire aspirazioni, di dare prova di capacità, di perseguire traguardi, che di fatto vanno al seguito e assecondano ciò che, preso a guida e a modello da fuori, è incoraggiato e convalidato dai più. Sembra ignorato il vincolo dipendente, non riconosciuto ciò che comporta, in termini di addomesticamento del pensiero e di disciplina nelle prove da dare, il legame con l'autorità del già concepito e organizzato, che, come scatola magica, sembra capace di offrire risposte fondamentali a proprio uso e consumo. La scatola magica soddisfa l'attesa di raggiungere prontamente, di assumere e di intendere come propria creatura ciò che da sè non è stato generato, coltivato, compreso, costruito. E' una magia che seduce, che abbaglia, di cui non si è inclini a riconoscere il trucco, tanto i benefici sembrano validi. L'inconscio, considerato dai più parte poco evoluta come capacità di pensiero a paragone delle (presunte) magnifiche capacità della mente razionale, ha però dalla sua la autonomia di sguardo e la capacità di vedere il vero, di resistere all'incanto della scatola magica, di riconoscere, a dispetto delle apparenze, la misera sorte, il restringimento di capacità umana nello stare dentro circuiti ben tracciati, che, pur tra mille illusioni, mandano in fallimento la possibilità di creare, quest'ultima aspirazione ben all'altezza di un umano che non vuole cadere nella seduzione dell'artefatto, della replica dì altro, anche se travestita da impresa propria, in alcuni casi dall'aria gloriosa. Se il profondo fa precipitare questa vanagloria in uno stato interiore di senso di vuoto, di paralisi, di crollo della fiducia e stima di sè, di perdita di ogni interesse e spinta vitale, concedendo solo un senso impietoso di oppressione, di abbattimento e di dolore senza conforto possibile, come in ciò che si apre nella cosiddetta depressione, non è certo perchè si è instaurata una patologia, ma perchè la verità, la resa dei conti sono ormai la sorte da abbracciare per capire finalmente cosa si è fatto della propria vita, soprattutto ciò che si è simulato, ciò che, inconsistente del proprio originale e autentico, si è affidato alla scatola magica e senza discernimento, senza aprire gli occhi. La scatola magica offre possibilità di svariate illusioni, dal compiacimento di aver raggiunto ciò che è considerato normale e segno di valida prova di crescita e di intelligenza, di dignità morale, all'esaltazione di aver superato limiti di prestazione fino al meglio che può essere ammirato e applaudito. C'è poi il capitolo gioia, che dove non bastino i trastulli consueti del divertimento, dei giochi vari organizzati, vacanze, viaggi ecc., puntando alla liberazione del desiderio, vede aprirsi la strada della cosiddetta trasgressione, del superamento dei limiti, del prendersi, varcando, spingendosi oltre le abituali regole di cosiddetta morale o decenza, appagamenti alla massima potenza a piene mani, strada che illude di chissà quale libertà, intraprendenza e riempimento di soddisfazione, che in realtà è godimento dell'usuale, del già concepito, dentro le tracce e le guide del solito modo di pensare ben instradato, che è un nuovo giro di giostra dentro la scatola magica. Alla parte profonda non manca la capacità di sguardo che coglie il vero, che buca il palloncino delle illusioni, all'inconscio non manca la capacità e la volontà di far emergere il vero. Fa il guastafeste, insinua malessere, sensazioni discordanti, crea impacci, produce nell'intimo altra storia rispetto a quella ufficiale tanto cara a chi vorrebbe fosse inviolata, perenne. Se dà il fiato corto, se con l'ansia mette in stato di allarme e di paura, se dà bordate decise con gli attacchi di panico, non è certo per qualche errore di valutazione, per stupida disfunzione, ma per far intendere che il modo in cui ci si sta muovendo e pensando se stessi e la propria condizione è spiantato, in accordo con altro ma non con se stessi. L'inconscio, che è presenza decisiva e artefice di tutto ciò che accade interiormente, con l'ansia che incalza dice a gran voce che manca consapevolezza, che c'è credo illusorio, che condursi nel modo in uso è pericoloso, perciò lo stato di allarme e di paura, fino a dire con l'attacco di panico, in cui c'è angoscia di morire e che cessino le funzioni vitali di cuore e respiro, che non si può procedere dando per scontato che la parte più intima e profonda sia disponibile a sostenere, a dare sostegno vitale a un simile modo. L'inconscio non scherza, è presenza che vuole ridare il senso e le coordinate di un vivere centrato su di sè e su autonoma produzione di pensiero e presa di coscienza e non su affidamento, seppure tenuto in ombra, non messo in luce di consapevolezza, a guide altre, ai doni della scatola magica del già pensato, concepito e organizzato, fatto proprio con persuasione che sia produzione propria, risposta propria al senso della propria vita. L'inconscio ha la tempra dell'umano che vuole mettere in primo piano il vero, che concepisce l'uscita dalla scatola magica e dall'irretimento dei benefici che promette, delle conferme che offre, delle gratificazioni che concede, come passo fondamentale per una vera autonomia e libertà, per spostare tutta l'iniziativa dal consumo alla creazione di pensiero e di percorsi di realizzazione autentica e originale. L'inconscio non sempre, anzi direi assai assai raramente è compreso e apprezzato nella sua iniziativa e proposta. All'opera entrano, quando la situazione interiormente si fa critica, i meccanici o ingegneri della scatola magica, che, quando le cose interiormente prendono a girare non come gradito e considerato normale, come operatori della cura psichica aiutano a risistemare le cose, ci provano perlomeno, rilanciando gli argomenti, vestiti di (presunta) scienza, della scatola magica, argomenti che le sono di supporto, che le sono congeniali. Allora, in presenza di segnali di malessere interiore tutt'altro che insani e senza senso, se non bastano i farmaci che trattano come psiche malata l'iniziativa del profondo, le danno addosso con spirito apparentemente benevolo bollando come disfunzionale ciò che non quadra, ciò che non capiscono e non sono in grado di rispettare nella sua vera natura oppure cercano spiegazioni di cause, le vanno a cercare nel passato preferibilmente e da qualche parte rimediano qualche scoperta di torti, di cattive influenze, di carenze patite, di traumi, per dire, onorando il loro mestiere, che si è trovata la causa. Meccanici della scatola magica, figure patetiche, le più illuse degli illusi che vogliono aiutare. Una vita in regime di consumo del già concepito e organizzato o una vita in spirito di ricerca di consapevolezza del vero e di creazione di qualcosa di generato da sè e di autentico fa una grande differenza. L'inconscio lo sa, lo vede e lo dice, il resto stenta a capirlo, spesso lo ignora in buona armonia con la scatola magica.
venerdì 21 agosto 2026
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