domenica 10 novembre 2019
A proposito di guarigione
domenica 3 novembre 2019
Non basta, ma...
venerdì 1 novembre 2019
La grande manipolazione
Una non piccola parte o minoritaria delle cure sul
terreno psicologico, delle idee e dei principi che le sottendono e sostengono,
punta alla correzione, al superamento di ciò che interiormente intralcia il
corso abituale dell'esperienza, che lo complica, che non asseconda l'agire
solito, che non soddisfa le pretese della parte cosiddetta conscia, che non le
dà solidarietà, che anzi la frena, le mette ostacoli. La parola d'ordine è
curare, nel verso del combattere, neutralizzare, manipolare e correggere ciò che,
inteso a priori e reso ferrea convinzione dal senso comune e da tanti pretesi
portatori di scienza e conoscenza, come disturbo e cattivo funzionamento, non è
compreso come richiamo e come proposta intelligente e sensata. Ciò che
interiormente crea ostacolo, che intralcia non è uno stato insano da curare, ma
è l'espressione di una iniziativa ben ponderata, della ferma contrapposizione
della parte profonda del proprio essere a proseguire inconsapevoli, ostinati
difensori di un'idea di se stessi e della propria vita che, anche se fragile e
spiantata, dettata e sorretta da modelli e da credo comuni e non fondata su
esperienza e su riflessione proprie, non tollera discussione. C'è una tale
assuefazione a idee e a valutazioni date per scontate, che il fraintendimento
passa per regola e per assoluto. L'esperienza interiore non è una meccanica da
regolare, è una espressione forte e degna della capacità di cui nel nostro
profondo disponiamo di guardare nell'intimo ciò che stiamo facendo di noi
stessi, di renderne visibili, tracciandole e marcandole nel sentire, le
implicazioni. Da un lato ce la raccontiamo, dall'altro il nostro sentire vuole
ridarci il significato vero, il perchè, l'intenzione racchiusa in ciò che
diciamo, che facciamo, nelle risposte che diamo, nelle iniziative che
assumiamo. Non solo, ma la parte profonda di noi stessi vigila su ciò che sta
evolvendo e non trascura di darci segnali, che vogliono farci comprendere la
rotta che stiamo seguendo, ciò che rischiamo in termini di ritardo di crescita
vera e di non possesso di autonomia, di mancanza di bagaglio di consapevolezza
di noi stessi, di mancato possesso di punti di riferimento indispensabili per
non andar dietro e per non farci dire dove andare, dove portare la nostra vita
e verso quali appuntamenti, mete e realizzazioni, per comprenderle e
indirizzarle viceversa in intesa con noi stessi. Non sono casuali ansietà,
attacchi di panico, dove non ci sia vicinanza a se stessi, costruzione e
disponibilità di idee e di visione proprie, capaci di non consegnare la propria
vita a regola e a guida esterne, piuttosto che a proprie scoperte di
significato e di valore. Non è un caso che anche i più giovani siano assaliti
da simili richiami potentissimi, come ansietà diffusa e attacchi di panico, che
la parte profonda dà per far valere e prevalere la necessità di mettere al
primo posto il radicamento in se stessi
e l'intesa con se stessi piuttosto che con altri e col fuori, per non
ritrovarsi in balia di influenze esterne, vincolati alla tendenza a farsi portare e confermare dagli
altri piuttosto che all'istanza di formare e di dotarsi di guida e di bussola
proprie. Il rischio di sintonizzarsi con idee e con modelli comuni, piuttosto
che col proprio intimo e profondo, per formare capacità di visione e consapevolezza,
il rischio di infilare la propria vita in percorsi stridenti e comunque
incomprensivi di ciò che è più consono con se stessi e con le proprie ragioni
d'esistenza e potenzialità, è un rischio non da poco. Non per caso in una tale
situazione in cui, a dispetto delle apparenze, l'individuo procede sprovvisto dell'essenziale e
incautamente, il profondo, con intelligenza e con lungimiranza, lo incalza col
vissuto di ansietà, di apprensione e di paura insistente, di senso di
insicurezza, di fragilità e di smarrimento, che non danno tregua, fino a dare
lo scossone e l'allarme estremo, fino al timore panico che la vita possa
bruscamente interrompersi, che non sia più certa. Non va mai dimenticato che
ciò che si propone nel sentire, anche nelle sue forme più estreme, spiacevoli o
conturbanti, ha un senso e dà volto significativo e efficace, mai agendo fuori
misura o a casaccio, a ciò che, rimanendo abbarbicati alla superficie e a idee
solite circa se stessi e il significato delle proprie esperienze, si rischia di
non comprendere, anzi di rigettare e di liquidare come disturbo e come
patologia. L'intelligenza del profondo rischia in tantissimi casi di essere
misconosciuta e addirittura fraintesa e distorta come segno di debolezza e di
incapacità, tanto che assai di frequente le cure pretendono di imporre a questa
parte, a ciò che determina interiormente, disciplina e correzione come fosse
stupida e insipiente, capace solo di risposte sconvenienti e disfunzionali.
Siamo al colmo dell'arroganza e della presunzione della parte conscia, che
pretende di dettare legge con i suoi principi rigidi, frutto di docilità al
senso comune e alla logica prevalente, alla parte di se stessi che più sa e che
più saprebbe trarre in salvo e rimettere in piedi l'individuo come soggetto
autonomo e consapevole.
domenica 27 ottobre 2019
Le certezze ignoranti
lunedì 21 ottobre 2019
Divergenze
venerdì 23 agosto 2019
L'uso degli psicofarmaci
venerdì 2 agosto 2019
La visione capovolta
Ciò che abitualmente è considerato sano, positivo e
desiderabile è spesso parte e scaturisce da una visione di se stessi, delle
proprie esperienze, che, appoggiandosi e fondendosi col senso comune e con la
lettura convenzionale, non ne cerca il fondamento, la verifica, il significato
vero. La comprensione attenta di ciò che lega alle proprie convinzioni e agli
scopi voluti è trascurata, li si dà per scontati e si insiste nella conferma di
ciò che si ama credere, per comodità oltre che per inerzia. Accade allora che
tutto ciò che interiormente col malessere nelle sue possibili diverse
espressioni, che sia ansia, panico o
sfiducia e caduta di autostima o altro, interviene a scuotere e a aprire
crepe nei propri convincimenti, a intralciare il cammino solito, per spingere a rivedere tutto, cercando non
il significato apparente e di comodo, ma quello vero, sia oltre che incompreso,
perentoriamente osteggiato e squalificato come disturbo, come malfunzionamento
da correggere, come malattia da combattere e risanare. Proprio la componente di
sè che in modo sano, provvidenziale e intelligente vuole far emergere il vero,
spingendo oltre l'attaccamento all'usuale, che rischia di affossare qualsiasi
processo di crescita e di conquista di autonomia, di capacità di farsi
interpreti fedeli di se stessi e della propria vita, è combattuta e denigrata
come un fastidio, come una anomalia, come una patologia. Un capolavoro di
cecità e di mistificazione a proprio danno, spesso col conforto e col suggello
di qualche terapia che pretende di definirsi utile e capace di risolvere i
problemi, di ridare il beneficio dello star bene. E' un danno che passa sotto
silenzio, che il senso comune non intende, che la parte profonda dell'individuo
non ignora di certo, che non può accettare, tant'è che il malessere, anche se
osteggiato e in vario modo preso di mira e frainteso, torna a più riprese a
farsi avanti. La musica però non cambia e in questi casi il pregiudizio, che
non arretra, definisce e liquida il tutto come una ricaduta di malattia. La
parte profonda vuole promuovere il cambiamento, vuole che si veda in cosa si è
infilati. Ha a cuore che non si sciupi tutto di se stessi, rimanendo nel buio
del preconcetto, di una visione che non concede al vero, che illude di esserci
nelle proprie idee e modalità di procedere, di perseguire i propri scopi, che
sbarra in realtà la strada a un diverso e originale modo di concepire la vita,
coerente con se stessi, alimentato dal proprio intimo. Battaglia persa quella
del profondo? Non sempre. A volte l'alleanza dell'individuo col proprio intimo
diventa una scelta voluta e portata avanti con tenacia, con passione e con
coraggio. Nulla è più felice di una intesa con se stessi, dando fiducia e
condividendo la visione capovolta, che all'inizio da solo il proprio profondo
sostiene, che rompe le illusioni solite, che dell'abituale modo di pensare
svela equivoci e restringimenti, che apre a nuova e viva conoscenza, che
costruisce e fonda tutto sul vero, che apre strade prima sconosciute,
inconcepibili.