martedì 3 marzo 2026

Una parte svela, l'altra copre

L'interiorità si fa testimone del vero, continuamente dà i segnali e gli spunti utili a questo scopo, intervenendo nel sentire. Il pensato della parte conscia che, accompagna gli svolgimenti dell'esperienza, spesso e volentieri, vuole che tutto giri a dovere e secondo programma e, coerentemente con questo intento, mette assieme una lettura dell'esperienza e spiegazioni su ciò che sta accadendo che lo sorreggano a dovere. Guardando da vicino e attentamente cosa interiormente accompagna la propria esperienza, si possono riconoscere tutti i suggerimenti, le osservazioni, i richiami utili esercitati dal  sentire per soffermarsi, per aprire gli occhi, per andare verso il vero. Se serve, l'interiorità alza i toni e propone nella forma di un sentire più incisivo, di un sentire che può risultare arduo e sofferto, anche molto sofferto, ciò che può e vuole fare da un lato da richiamo forte e sonoro, non più trascurabile, per fermarsi, per portare lo sguardo, solitamente puntato verso il fuori, all'interno, dall'altro dà occasione e offre valido terreno e base viva per aprire gli occhi. In ciò che propone interiormente, difficile, a volte molto spiacevole, l'interiorità procura lo specchio per vedere di se stessi il vero, per vedere dentro cosa si è calati, cosa c'è e a cosa porta il proprio modo di procedere e di condurre la propria vita. La sofferenza depressiva ad esempio svela, facendone fare intima sofferta esperienza, il poco o nulla di davvero vitale e che vegeto può stare in piedi  in ciò che si è fatto e realizzato, perchè non ha qualità di avere radice propria, generato da sè e in unità con se stessi. Ciò che c'è, a cui ci si è affidati, tenuto su in appoggio a altro, poco cambia se appena sufficiente per dare un senso di normalità o se meraviglioso e fulgido  secondo le stime di valore comuni, ora non può più nascondere la sua vera natura, di artefatto, di sostitutivo e riempitivo di un'assenza di vita e di realizzazione di matrice propria. Il senso di vuoto, di spegnimento non è patologia, è la verità di questa assenza. Il dolorosissimo senso di spegnimento è lo specchio fedele di una vita, senza linfa vitale e luce propria vera. La vita che ora è allo specchio aveva linfa artificiale e luce interamente prese da fuori. Lo specchio fedele di una vita presa in prestito e sorretta da altro che sinora l'ha tenuta in piedi, dandole credito, riempimento e valore, ora, a una verifica tanto attenta quanto senza veli, non può e non sa mostrare altro, diversamente dichiarerebbe il falso. Se ci si è mossi nelle guide e dentro le tutele di altro che ha dato indirizzo e garanzia di valore alle proprie scelte, di accettabilità o addirittura di forte merito, ecco che la parte interiore e profonda interviene per togliere il velo dell'illusione, per svelare il vero di questo espediente di vita, di questa realizzazione di sè fasulla, vuota di autentico, senza radice propria, su basi altre e con certezze e garanzie prese da fuori. La risposta più frequente è lo sconforto della perdita, è l'idea che sia in atto una malattia, idea che in un solo colpo spazza via, butta nel cestino dei rifiuti, il potente richiamo dell'interiorità, niente affatto malata, a guardare il vero. La verità libera dall'illusione, può essere impietosa e scomoda, ma è base di cambiamento, fondamento di crescita, perchè da lì è possibile avere la consapevolezza e lo stimolo, non per tornare a false realizzazioni, ma per formare, per costruire, per amare e coltivare vita e realizzazione proprie. Questo implica chiedere ben di più a se stessi, ma nello stesso tempo questo può aprire spazi e sviluppi veri di libertà e di autonomia, di appassionante senso e sentimento di unità e di profonda intesa e accordo con l'intero di se stessi. La parte profonda, quando alza i toni, può, per fare un altro esempio,  mettere in campo l'ansia per segnalare la necessità non tanto di guardarsi da un pericolo esterno, ma interno, dal rischio insito in un modo di procedere, a un'attenta verifica assai fragile, perchè carente di conoscenza di se stessi e di ciò che da sè potrebbe scaturire come scoperte di significati e di valore, come  progetto e aspirazione autentica, un procedere che non promette nulla di buono se affidato a desiderio solo di dare buona prova e prestazione, di realizzare la propria vita in ossequio a altro, che, nell'esempio e nella mentalità comune, se ne fa modello e guida, giudice e arbitro. Se non è un pericolo questo di correre dietro a altro e di non fare scoperta dentro sè di ciò che autentico può dare volto, indirizzo  e realizzazione propria alla propria vita, cos'altro è minaccia più seria? Se serve, se inascoltata, l'interiorità può alzare il livello dell'ansia, se si ha testa dura ecco l'attacco di panico. Se, ultimo esempio, il proprio procedere è fortemente caratterizzato dall'istanza di esercitare controllo, di stare al riparo da ogni incognita, sul versante interno prima di tutto, di incontro con ciò che vive e si muove dentro di sè (sinora tenuto lontano, inteso solo, in assenza di capacità di ascolto, come pericoloso scarico e automatismo, come irrazionale fonte di disordine e di turbamento), volendo solo risultati pianificati con contabilità ferrea di utili e di sicurezze da garantirsi, di messa al bando di qualsiasi imprevisto, se, per ottenere tutto questo, impera nella propria esistenza e c'è forte affidamento al marchingegno della mente razionale, cosa meglio sa dare volto e rappresentazione lucida e efficace, quasi grottesca, a questa modalità, di ciò che accade nell'esperienza di chi è bollato come affetto da sindrome ossessivo compulsiva? Non c'è esperienza interiore, anche la più difficile e sofferta, strana e in apparenza assurda, che non sia eloquente, che non sia valida per portare alla presa di visione del vero di se stessi e a partire da lì a nuove, più consone a se stessi, conquiste e sviluppi di crescita personale. Una parte svela, mentre l'altra, per tenere in piedi il corso solito e la visione abituale, per non entrare in crisi, per supponenza mista a ignoranza del significato vero di tutto ciò che è intimo, per mancanza di contatto e di capacità di rapporto rispettoso con l'intimo del proprio essere, tenuto ai margini, fatto oggetto di facili giudizi, nella sostanza sconosciuto e sottovalutato, è pronta a coprire, a bollare come malattia l'azione svolta dall'altra parte, che è operazione di svelamento di verità, tutt'altro che frutto di insano animo e malato, volta viceversa a trarre in salvo dal vero pericolo insano, quello di non capire nulla di se stessi.

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