Il malessere interiore è il terreno del possibile incontro o, esito assai più frequente, dello scontro tra l'istanza di procedere senza subire intralci o altro di sgradito della parte conscia e la presa di posizione della parte interiore che invece vuole indurre a verifiche e a mutamenti importanti nel modo di pensare se stessi e di condursi. C'è da un lato una forte diffidenza e timore, in presenza di disagi e di malessere interiore, di subire danno, che in ciò che accade interiormente ci sia la minaccia di invischiarsi in un che di insano e di nocivo e dall'altro, anche se misconosciuta, c'è una parte di se stessi, intima e profonda, che ha preso iniziativa, che nel malessere esercita richiami, all'occorrenza lancia allarmi, mette in risalto i punti critici e dà segnali mirati alla scoperta del vero del proprio modo di essere e di procedere, tutte espressioni di una parte di se stessi tutt'altro che in condizioni di malfunzionamento. Non appartiene ai più l'idea e la consapevolezza che ciò che vive dentro se stessi è ben di più e ben altro che una meccanica di spinte e di reattività di sensazioni, di emozioni e di stati d'animo da registrare passivamente, spesso da lasciar correre con buona disattenzione, da tenere all'occorrenza sotto controllo, da gestire, sovrapponendo loro definizioni e spiegazioni pronte. Sprovvisti spesso, per via di un modo di procedere in cui l'attenzione e le aspettative sono tutte rivolte all'esterno, di conoscenza e di familiarità con l'intimo di se stessi, di capacità di ascolto e di dialogo con la propria interiorità, con la conseguenza di non comprenderne la vera natura, di non apprezzarne l'affidabilità e il valore di guida, si sta sulle proprie e si pretende o si auspica che dentro le cose girino a dovere, senza procurare fastidi e spiacevoli sorprese. Quando la situazione interiore si infiamma e arrivano segnali più impegnativi si delinea allora il quadro di un rapporto, più spesso di un acceso contrasto intestino tra sè e sè in cui alla rigidità della parte conscia, che sostanzialmente vuole che non ci sia ostacolo nel procedere consueto, risponde e fa contrasto l'iniziativa della parte profonda che non si fa problema nel porre in discussione, nel mettere in crisi, nel dare segnali di malessere interiormente vistosi, apposta vistosi e incisivi perchè non siano ignorati, finalizzati a toccare punti decisivi, a coinvolgere nella verifica su aspetti fondamentali del modo di essere e del modo di condursi che vanno resi oggetto di presa di coscienza, di riflessione, di scoperta di verità, senza veli e reticenze. La congiura del silenzio o meglio del silenziamento e della neutralizzazione della minaccia interiore al quieto vivere e alla persistenza dell'ordine consueto scatta spesso, assai di frequente, inesorabile. Scatta la controffensiva alla presunta azione nociva e deleteria del malessere interiore, così negativamente giudicato, anche se non ascoltato e lasciato parlare, anche se non conosciuto in ciò che sa e che vuole dire, negli scopi che vuole perseguire e promuovere, una controffensiva che si fa scudo di persuasioni ben nutrite dal cosiddetto buon senso comune, confortate dagli argomenti, che paiono seri e affidabili, di scienza pseudoscienza medica e psicologica. Queste ultime sono pronte a mettere in campo, come fossero certezze, letture in termini di sindromi e di quadri di malattia, con loro catalogazione e etichettatura, giudizi di disfunzionalità, parolina magica che ha sapore di scienza, attribuita a ciò che interiormente scuote, che, anche se scomodo e sofferto, non è senza uno scopo e senza appropriatezza e intelligenza nel modo di proporsi, trattato invece ottusamente come espressione errata, anomala, priva di senso, robaccia da far fuori, di cui sbarazzarsi, a cui trovare rimedio e correzione. Ecco la scienza dell'ignoranza, la scienza della cura che ignora cosa sia la vita interiore, cosa l'interiorità nel sentire, anche arduo e sofferto, sa e intende dire, la scienza che non cerca di ascoltare e di scoprire, ma che presume di sapere, che pretende di dettare all'interiorità la regola, che poi non è altro che la regola del luogo comune, della difesa a oltranza dell'ordine consueto. Anche le forme di cura che parrebbero le più aperte alla ricerca e alla scoperta, all'indagine e all'ascolto, partendo invece dal presupposto, considerato verità scontata, che non necessita di alcuna verifica, di fatto un dogma fuori discussione, che ci sia nel malessere il segno di un'alterazione cui va trovata una causa, che avrebbe fatto il danno, che tuttora procurerebbe sofferenza, mettono in campo un lavorio di indagine, che con un simile preconcetto, dando spazio e voce, in forma conclamata o più sottile poco cambia, a una visione e a una rivendicazione vittimistica, porterà a trovare da qualche parte nella biografia un responsabile, una plausibile causa del presunto disordine, per provare, non senza ingenuità, a metterlo finalmente a tacere, per tentare di risolverlo in quanto tale. Pure in questi casi, anche se non parrebbe, l'interiorità è resa oggetto, è oggetto di un approccio con preconcetta idea che sia portatrice di una distorsione, guasto o ferita, è oggetto di indagine anche se in apparenza approfondita, è oggetto di interpretazione, di spiegazione di presunte cause, in ogni caso non è soggetto, non le si dà parola, è silenziata. Un bell'incastro di preconcetti e di scontati benevoli obiettivi (sembra così benevolo e favorevole l'intento di liberare da ciò che interiormente dà pena), fa da leva e supporto a un'azione curativa, a un aiuto che, in non pochi casi, pur con diverse tecniche e approcci, va nel verso di respingere, di invalidare, di trattare e liquidare come turbamento negativo del presunto sano vivere, come malessere senza altra capacità di dire se non di essere il segno di un guasto, ciò che interiormente di capacità di dire cose importanti e nuove, tutt'altro che a sfavore della personale salute (salute che etimologicamente significa salvezza) e crescita, tutte da imparare a ascoltare, a intendere e a capire, ne ha eccome! Così purtroppo vanno spesso le cose. Sotto l'apparenza del prendersi cura benevolo, sapiente e provvidenziale, finisce per avere il sopravvento la macchina del pregiudizio e dell'imperio dell'ignoranza, che vuole mettersi indosso i panni della scienza. Quando però si impara, per averne rispetto, a rivolgersi al proprio sentire, dandosi come scopo quello dell'ascolto e della conoscenza del vero, senza difesa di idee a priori e di interessi preconcetti, si scopre, come si ha occasione in una buona esperienza analitica, che tutta quanta la propria esperienza interiore, anche nei sui momenti e passaggi più ardui e sofferti, è significativa e propositiva, capace di avvicinare alla conoscenza di se stessi, feconda nell'aprire occasioni di crescita importanti. Quando il terapeuta, per propria ricerca e lavoro su se stesso, per apertura e maturata capacità di rapporto con la propria interiorità, ha compreso e conosciuto il valore e il senso della vita interiore in tutte le sue espressioni e ne ha compreso lo scopo, è in grado di dare contributo valido all'incontro fiducioso e al dialogo fecondo dell'altro con la sua interiorità, dandogli occasione di rispettarla e gradualmente conoscerla e apprezzarla nella originalità e nel valore, nella ricchezza delle sue proposte che, anche se a volte difficili, gli si rivelano non essere per questo anomalie e malsani guasti da silenziare o da correggere. La crisi e il malessere interiore vogliono portare chi ne è investito a avvicinarsi alla propria vita interiore. Quando sia aiutato a rivolgerle ascolto nei vissuti che anima e soprattutto nei sogni, autentici fari e guida irrinunciabile nella scoperta di se stessi, può riconoscere della sua interiorità il vero volto, scoprendo quanto in ciò che gli propone, nel cammino di ricerca e di crescita, di trasformazione verso il proprio autentico che lo conduce a condividere con lei, gli sia consona e vicina, preziosa e essenziale. E' l'incontro dell'altro con la propria interiorità il cuore dell'analisi, è l'incontro che, in un'esperienza analitica ben fatta, può far scaturire una rivoluzione nel rapporto, da rapporto di lontananza e di potenziale scontro con la propria interiorità, col proprio intimo, a rapporto dialogico e di profonda intesa e vicinanza, col desiderio di non rimanerne più lontano e separato. E' scopo che può essere favorito, è sguardo verso la vita interiore, che purtroppo vasta schiera di curanti non ha riconosciuto e non ha fatto proprio. Accade allora che si abbia pretesa di dare aiuto all'altro, pur senza, per mancata apertura e capacità di ascolto e di dialogo con la propria interiorità, conoscere nulla della vita interiore, se non in forza e col filtro di teorie e di tecniche studiate e apprese. Che da queste premesse possano venir fuori, senza neppure averne consapevolezza, pur con le migliori benevole intenzioni, cure congiura del silenzio e del silenziamento, della manipolazione della vita e della proposta interiore, di cui nulla si sa concepire e dire se non che non giri come dovrebbe, per saldi principi di luoghi comuni e di teorie varie che, con veste di scienza, nella sostanza li confermano, che tutto questo accada con l'apparenza del dare aiuto, non sorprende. D'altra parte va riconosciuto che chi si prende cura nella modalità dell'incasellare e etichettare, del fornire interpretazioni e spiegazioni di cause, del suggerire rimedi e soluzioni a presunta situazione interiore nociva, a presunto segno di alterazione e di patologia, di malfunzionamento o disfunzionalità, attribuiti a espressioni di vita interiore difficili e sofferte, soddisfa le attese principali di chi, investito da esperienza interiore sofferta e disagevole, auspica prima di tutto di allontanarla da sè e di metterla a tacere, di trarre sollievo da ciò che, senza tante esitazioni, considera un guasto, un peso doloroso ostile, un ostacolo e una pena di cui liberarsi. Il quadro della congiura del silenzio e del silenziamento e dei suoi partecipanti finisce così per essere completo. Se però, come visto prima, in presenza di malessere e di crisi interiore, si sa rendere riconoscibile una diversa prospettiva, se si sa indicare una diversa strada, quella del dare voce all'interiorità e del suo ascolto, dell'imparare a comprenderne il linguaggio e la proposta, ben altro può nascere, ben altra prospettiva si può aprire. Con la consapevolezza di ciò che può significare e implicare per e verso se stessi rapportarsi a ciò che la propria interiorità sta proponendo, se nel verso di combatterlo e correggerlo oppure di ascoltarlo per comprenderlo senza pregiudizi, con la libertà dunque di scegliere, può accadere che ci sia chi decide di non fare sua la scelta del silenziamento della propria interiorità, ma di percorrere tutt'altra strada.
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