sabato 21 marzo 2026

A scuola dall'inconscio

E' convinzione comune che gli unici mezzi per consentire e per nutrire conoscenza e crescita personale siano quelli messi a disposizione dall'offerta culturale nelle sue svariate forme, che da se stessi nulla possa prodursi di accettabile e degno che non sia comunque nel solco di insegnamenti esterni. Si ignora la capacità che possiede il profondo di ognuno di promuovere, di guidare a formare e a sviluppare conoscenza e vera crescita personale assolutamente autonome e originali, oltre che di pregevolissima fattura. L'esperienza analitica, quando ben intesa come il luogo dell'incontro e del dialogo col proprio profondo, consente a chi la intraprenda di scoprire la capacità che ha l'inconscio di generare conoscenza e di condurlo a traguardi di consapevolezza e di crescita del tutto inattesi e inconcepibili prima dell’inizio del suo percorso di analisi. L'idea comune è che dall'inconscio possa solo venire la riproposizione di accadimenti personali, particolarmente di quelli dolorosi o traumatici, di verità omesse o rimosse, che comunque la struttura del discorso, il suo impianto logico e i codici di significato siano quelli che la parte conscia ha imparato già a apprendere e a utilizzare. Ci si aspetta che le scoperte possibili si iscrivano dentro un sapere già costituito, che gli siano corrispondenti. Si pensa ad esempio che le scuole di pensiero psicoanalitico, che i suoi maestri abbiano già chiarito e fissato verità che ogni singola esperienza analitica non farebbe che in qualche modo confermare. E' fatale che, se nel percorso analitico ci si avvale di schemi e di guide interpretative prese da sapere dato e da insegnamento di scuole, ciò che si andrà a scoprire non sarà che il risultato del rimbalzo nello sguardo di chi è coinvolto nella ricerca di simili schemi, sguardo irrigidito, oscurato dal già pensato e acquisito e incapace di cogliere altro, di dare fedele seguito alla proposta originale dell'inconscio. E' un rischio non da poco e tutt'altro che infrequente. L'inconscio è genesi di pensiero, il più attento e calzante la conoscenza, unica e senza precedenti, di se stessi, il più evoluto e penetrante. L’inconscio non è, come spesso si pensa, parte poco evoluta o primitiva della psiche, non è parte segnata da automatismi o da risposte di limitato respiro e orizzonte, da spinte volte a cercare soddisfacimento immediato con incuranza per la complessità delle questioni e la realizzabilità delle cose, dove invece, sempre secondo la persuasione dei più, la capacità di cogliere il senso più ampio e di riconoscere la realtà e la realizzabilità sarebbe prerogativa della parte conscia. Semmai è vero che la parte conscia è abituata a stare dentro e nei confini di una visione data e conforme al pensato comune e abituale, che pretende di definire come reale e realizzabile solo ciò che è interno a quel modo imperante di pensare. L'inconscio è volontà e capacità di disvelare il vero, di rendere riconoscibili, rompendo ogni illusione e spiegazione di comodo, i vincoli, i veri motivi e le implicazioni dei propri modi di procedere abituali. L'inconscio sa portare a vedere con i propri occhi e alla radice, valendosi come guida e traccia viva del sentire, che l’inconscio orienta e dirige, il perché e il significato autentico di ogni propria espressione e movimento dentro l’esperienza, affrancando il pensiero dal preconcetto, guidando lo sguardo a riconoscere il vero, correggendone la tendenza a divergere e a ignorare ciò che risulta scomodo, smuovendo la parte conscia dalla inerzia e dalla dipendenza dal pensiero scontato e preso in prestito. La capacità di visione dell'inconscio circa le questioni e i nodi della propria vita, circa ciò che va rimesso in discussione e circa ciò che originalmente proprio va invece coltivato e fatto crescere, è straordinariamente più affidabile, lungimirante e valida di qualsiasi idea e iniziativa che la parte conscia possa mettere in campo, di qualsiasi spiegazione o guida desumibile, che si possa prendere da insegnamento esterno. L’inconscio è la parte del proprio essere che, depositaria delle proprie ragioni d’esistenza con cui si è venuti al mondo, del proprio potenziale umano, che è potenziale generativo, che non è materia che attende di essere plasmata da educazione, che non è potenziale che attende di essere riconosciuto e messo in luce da sguardo e da autorità esterna, finendo per diventare copia fedele, seppur prestante, di altro. L’inconscio conduce una iniziativa dentro se stessi, nel sentire che sottende ogni passo del proprio cammino, nei sogni, che non cessa mai di inserire nella propria esperienza stimoli e richiami che, a volte molto incisivi e scuotenti, con espressioni poco agevoli e sofferte,  non badano a conformarsi alle attese proprie e altrui, ma che hanno sovrana autonomia nel dare spinta e occasioni di riflessione, per aprire gli occhi, nel dare terreno valido di ricerca e di presa di coscienza per la propria maturazione umana, non farlocca, ma originale e su basi valide e salde. L’inconscio è dalla parte della propria crescita e realizzazione autentica, del proprio non intendere la vita come sistemazione in un ruolo, come perseguimento di traguardi e aspirazioni prese a modello da altro, come prova di idoneità e di valore per ben figurare e non essere da meno di altri, ma come conquista di pensiero autonomo e di capacità di generare il proprio. Di questa crescita e sviluppo l’inconscio è maestro autorevole. L’esperienza del sentire, di emozioni, di spinte e di stati d’animo, che vivono e che si susseguono dentro ognuno, che, come dicevo, è orientata e plasmata dall’inconscio, è terreno vivo e base sicura di scoperta del vero, un terreno da cui il pensiero razionale è abituato a tenersi lontano e su cui ha pretesa, senza disciplinarsi all’ascolto, di agire, di dire la propria, confezionando tesi e spiegazioni che finiscono per farlo rigirare su se stesso e sulle sue convinzioni di comodo, per fargli ripetere e ricombinare stereotipi di significato, presi da uso corrente. I sogni sono la migliore testimonianza delle capacità, dell’affidabilità e dell’autorevolezza dell’inconscio. I sogni sono capolavori di intelligenza, sono il riscatto della propria capacità di pensiero, non istruito e conforme a nulla di comunemente inteso o da altri concepito, sia pure da personaggio o da pensatore insigne. Il percorso analitico, parlo di quello che conosco, che propongo e di cui faccio fare esperienza da oltre quarant'anni, non poggia su nulla che non sia la guida di ricerca e l'alimento del pensiero che viene dal profondo. Non c'è episodicità, ma forte nesso e continuità tra i sogni, che, passo dopo passo, guidano il percorso di conoscenza di sè e di trasformazione e crescita personale. A scuola dal proprio inconscio è possibile sviluppare un pensiero dentro cui ci si ritrova e di cui si riconoscono le radici e il senso, in cui pensato e sentito, pensiero e interiormente vissuto, concordano pienamente, di cui si comprende via via ogni passaggio. Niente a che vedere con l'apprendimento scolastico convenzionale, con la conoscenza, comunque mutuata da letture e da studi, con le costruzioni del pensiero razionale, che se anche paiono lineari e formalmente coerenti, sono sempre debitrici di ipotesi, di chiavi interpretative, di presupposti altri, costruzioni spiantate e improprie messe sopra la propria esperienza. E’ una conoscenza, quella sostenuta e alimentata dall’inconscio, tutta di produzione propria e originale, tutta farina del proprio sacco, tutta compresa e verificata dal proprio sguardo, tutta fondata e fedele a ciò che la propria esperienza rivela, dalla a alla zeta. Nulla di ingenuo o di parziale, l'insegnamento dell'inconscio è di qualità eccellente. L'inconscio non concede salti, è meticoloso nel portare a verifiche, nel condurre a illuminare il campo della propria ricerca senza omissioni di comodo. Il modo di procedere e di pensare abituali, di avere cura di se stessi, spinge a trovare soluzioni, a cercare risposte e a avvalersi di spiegazioni, che permettano di non perdere terreno rispetto alla corsa comune, di chiudere presto il cerchio delle persuasioni, di mettere a propria disposizione formule risolutive e che mettano a tacere dubbi, che riconfermino ciò che non si vuole mettere in questione e sotto verifica. L'inconscio ha cura che nella ricerca di verità non ci siano omissioni, che ciò che si porta a maturazione non abbia lacune o false basi o equivoche, che comportino il rischio del ritorno al solito modo di procedere e di pensare, che, rimettendo in primo piano guide e riferimenti esterni, allontana da sè e dalla ricerca del vero, compromettendo il proprio processo di crescita salda e autentica. L'inconscio è maestro esigente e perciò affidabile come guida che non si lascia nè manipolare, nè persuadere a compromessi, questo a rigorosa tutela del proprio bene, del proprio interesse di realizzazione vera e non di facciata, di faccia da mostrare, di adeguatezza da dimostrare. L'inconscio è il miglior maestro possibile e meravigliosamente lo si può trovare dentro se stessi.

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