Nel cestino ci finisce spesso l'intelligenza del sentire. E' il risultato dell'intelligenza razionale, che sa remare nell'unica direzione che considera (che si fa dire) essere possibile e valida, che non intende altra ragione, altro di ragionevole che non sia far girare le cose nel verso della riuscita normale, a norma dell'idea comune di ciò che va bene e di ciò che non va. La mente razionale, quando si confronta con ciò che accade interiormente, nel suo monologo, non sa infatti entrare in dialogo con l'interiorità, che considera solo un oggetto di indagine, le parla sopra, le dà spiegazioni, si crogiola nelle sue operazioni di incastro logico, in cui, a partire da attribuzioni di significato prese in prestito dall'uso comune, prese automaticamente per buone, mai interrogate alla radice, fa le sue deduzioni, fa giri di argomentazioni di cui non riconosce necessità di verifica di valido fondamento e di rigorosa attinenza e corrispondenza con quanto l'esperienza interiore dice, rivela. Sono verifiche di cui chi produce un simile pensiero non sente necessità di rendere conto a se stesso, perchè nel conto si avvale, a suffragio e a sostegno delle sue tesi, di tutto l'armamentario e del supporto di idee correnti di cosiddetto buon senso, del sapere di qualche esperto o presunto tale, letto o sentito dire, circa ciò che è sano e normale, circa ciò che non lo è, che rendono il suo pensato agile e pronto, veloce e pure un pò presuntuoso. Se nell'esperienza una sensazione non gira a favore della buona e fluida resa, ecco che quell'impaccio, quella paura, quell'irrigidimento, quell'ansia o fobia o blocco sono vissuti come accidenti sgraditi, considerati senza esitazione come guasti, come disturbi, pronti, conformemente a questi giudizi, a fare consegna all'esperto della psiche, al terapeuta di turno, delle espressioni del proprio "star male" perchè fornisca o i mezzi chimici per trattarle o la psicoterapia che, ad esempio definendole come modi disfunzionali di reagire, senza valida ragione e utilità, capaci solo di compromettere e guastare efficienza e capacità di prestazione normale, a norma, li metta in trattamento e riordino, provi a sostituirli con modi e risposte più funzionali allo scopo di funzionare e di "stare bene" come il comune modo di intendere intende. Sarà un caso, ma le teorie e le tecniche curative circolanti dai nomi che promettono efficiente capacità di intervento, che sia la psicoterapia cognitivo comportamentale, la strategica breve, l'analisi transazionale, la sistemico relazionale, l'emdr ecc. ecc. hanno avuto culla e origine in quella cultura statunitense che nella prestazione, nella capacità di riuscita ha il suo credo indiscusso, il suo mito. L'esperienza interiore, ciò che nel sentire, negli stati d'animo, nei moti, nei vissuti, solo per fare qualche esempio, di paura, di ansietà, nei freni e negli impacci, nell'umore che si oscura anche fino al punto di consegnare un senso disperante di vuoto, di mancanza di spinta vitale, se in tutto questo si vedono solo i segni di un meccanismo che non gira a dovere secondo regola di ciò che così dovrebbe girare per buona salute e valido modo di essere e di procedere, tutto dell'esperienza interiore che non si conforma alle attese e pretese diventa una scoria, uno scarto, un deficit di funzionamento da contrastare e di cui liberarsi, da cestinare. Quale sia il senso vero di ciò che si muove nel corso interiore, cosa vogliano dire, far capire, cosa quelle interferenze vogliano spingere, richiamare a vedere, a capire di se stessi, di ciò che si sta facendo di se stessi, di cosa si tende a produrre, casomai a ignorare, a saltare a pie pari, che viceversa è essenziale non già per funzionare, ma per conoscersi, tutto questo non è concepito come fondamentale da scoprire, non rientra nel quadro mentale della mente razionale, che pure si ostina a considerarsi ragionevole, lucida e capace di capire le cose. La mente razionale è impaziente, vuole dare prova di saperci fare, di saper agire, spiegare, risolvere, non ha attitudine e capacità di entrare in rapporto, di ascoltare, di intendere rispettosamente ciò che l'interlocutore, qui si tratta dell'interlocutore intimo, della propria interiorità, col sentire vuole e sa dire. Che il contributo della mente razionale sia dato da chi vive l'esperienza interiore accidentata, che, ancora prima di rivolgersi alla cura e poi anche in seguito, ci mette del suo nell'azione di scarico, che sia dato dal terapeuta che pensa di offrire valido aiuto e che, dando per scontato che ci sia un danno, un'alterazione da trattare, cerca di trovare spiegazione di cause, di fornirle, di dare le guide per rimettere le cose a posto, di fatto l'insieme coopera nel lavoro di raccolta rifiuti e smaltimento rivolto a proposta interiore che neanche per il cavolo è riconosciuta come tale, come proposta valida e intelligente da ascoltare, da imparare a comprendere, da valorizzare. Il cestino è il destino che rischia di essere riservato a ciò che, interiormente non facile, ma prezioso, sarebbe capace, se correttamente inteso, di trarre in salvo dal pericolo di non conoscere nulla di vero di se stessi e di ciò che autentico, in unità col proprio intimo e profondo, potrebbe nascere e dare contenuto e corso nuovo alla propria vita.
venerdì 15 maggio 2026
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