Il rapporto con la propria interiorità è fondamentale per
dare luogo a un vero cambiamento, per uscire dal recinto di un modo di essere e
di procedere che non rispecchiano se stessi, il proprio autentico. Ho già avuto
occasione nei miei scritti di sottolineare come nel modo di procedere abituale
e più diffuso non è dato spazio e
rilievo al rapporto con se stessi, nel cammino seguito non si è coltivato il
rapporto con la propria interiorità, perciò non ci si è arricchiti della
capacità di ascolto delle proprie emozioni, dei propri stati d’animo, di tutte
le espressioni della propria vita interiore, dal sentire ai sogni. Si è pensato
che luogo di vita e di conoscenza, anche di scoperta di se stessi, fosse il
rapporto, il confronto con l’esterno, con la cosiddetta realtà, con gli altri,
pensando che ciò che da lì si poteva desumere di se stessi, affidandosi a
lettura di significati già in uso e a deduzioni affidate al lavoro del
ragionamento, che di miopia, di sviste e
di fraintendimenti, a starci attenti, è spesso maestro, potesse bastare.
D'altra parte va riconosciuto che nel modo di pensare comune, a cui facilmente,
se privi di scoperta propria in unità con la propria interiorità, si aderisce,
si spinge fortemente in questa direzione, con la persuasione che nulla si possa
costruire e che nessuna crescita sia possibile se non nello scambio con gli
altri. Questo non è solo pensiero comune ma è idea caldeggiata spesso anche da
presunti esperti della psiche. Nell’ambito stesso di tante forme di
psicoterapia ciò che è prima di tutto messo al centro dello sguardo sono le
relazioni con gli altri. La relazione con se stessi, con la propria interiorità
pare non avere centralità, pare addirittura non avere consistenza, ancora meno
capacità di generare alcunché. Se questo accade è segno che in non pochi
terapeuti, dotati di tecnica e di teoria, il rapporto con l’interiorità, con la
loro interiorità, è terra sconosciuta. Tutto pare girare attorno al rapporto
con l’esterno, le uniche relazioni riconosciute sono quelle. Tornando al
desiderio di offrire a se stessi un cambiamento nel segno di una libertà e di
una capacità di realizzazione più piene, si manifesta facilmente su questo
terreno impazienza. L'aspirazione al cambiamento vuole percorrere vie rapide.
Cominciando ad esempio a prendere visione della propria subordinazione e del
vincolo a stare dentro regole di comportamento e in ossequio al giudizio
altrui, si fa prontamente avanti il desiderio di dare rapida forma al
cambiamento. Sembra allora fare la differenza e poter produrre un immediato
cambiamento nel proprio modo di essere e di condursi il proposito di
"essere se stessi", di togliersi ogni vincolo e maschera, di seguire
ciò che, non vincolato a altrui giudizio e regola, pare poter immediatamente
originare da sè, fedelmente a sè. In una condizione però di abituale e
perdurante lontananza da sè, dal proprio intimo e profondo, la pretesa di far
presa su ciò che sarebbe più originalmente proprio e consono a se stessi, più
ispirato e insito nella propria natura, su cosa può far leva e conto? Non può
che far riferimento e conto sul bagaglio di conoscenza di se stessi, di
familiarità col proprio intimo e profondo sino a quel momento sviluppati, non
certo così sviluppati, perché, come visto, raramente messi al centro del
proprio interesse e coltivati, vista la centralità data alla ricerca
dell'intesa, alla capacità di interazione con l'esterno, con gli altri. Dunque,
pur con l'intento di essere se stessi, di esercitare questa libertà, non ci si
può che ritrovare a far leva su qualcosa che discende più da una visione di se
stessi presa in accordo con idee attinte e derivate da fuori, che frutto di una
intesa, di una vera condivisione di scoperte, di conoscenza di se stessi con la
propria interiorità, cui sinora non è stato dato interesse e spazio. E' proprio
questo che manca e che va sviluppato. E' necessario dare spazio all'incontro e
allo scambio con la propria interiorità, che ha capacità e ruolo principe nel
condurre a svolgere un attento lavoro su di sè per veder nascere e per
riconoscere ciò che è originale e proprio, ben diverso da ciò che si è abituati
a prendere come idea di se stessi di riflesso da pensato comune e da ciò che
gli altri sembrano riconoscere e confermare, convalidare e premiare o viceversa
considerare inadeguato e da migliorare di se stessi. Non si può essere se
stessi, se non si ricompone l'unità con la propria interiorità. Senza questa e
senza ciò che di se stessi si può nel rapporto e nel dialogo con il proprio
profondo coltivare e veder nascere di autentico e fondato, essere se stessi si
traduce nel raccogliere e nel riproporre espressioni di sè senza radice, senza
contenuto originale, espressioni spesso subordinate e finalizzate ancora e prima
di tutto a fare i conti con lo sguardo e col giudizio altrui, casomai in
opposizione, casomai per sfida, ma sempre con questi in stretto vincolo e
legame. Non c'è scorciatoia possibile, non c'è possibilità di vero cambiamento
se non si recupera l'unità con la propria interiorità, se non ci si rende
disponibili a essere guidati dal proprio profondo, dentro i percorsi tracciati
dal sentire, con le guide dei sogni, che non sono robetta fantasiosa, ma
prodotti e leve di pensiero acute e intelligenti, a svolgere un attento e
paziente lavoro su se stessi, necessario per formare ciò che può rendere sul
serio dotati di contenuti, di idee e di scoperte originalmente proprie. Se non
si genera il proprio di pensiero, di scoperte di significato, lavorando su di
sè, sulla propria esperienza con la guida del proprio profondo, se non si crea
forte e caldo legame con la propria interiorità, non c'è base ricca e salda per
diventare realmente autonomi, capaci cioè di condursi e di condurre la propria
vita a modo proprio. Se non ci si conosce nel vero e non si scopre ciò che
davvero appartiene a sè e che da dentro se stessi vuole vivere, non per
adeguatezza e ossequio a modelli esterni, non per ricevere consenso e lode, ma
per persuasione profonda e per passione autentica, non c'è base viva e alimento
interno per essere e per far vivere davvero se stessi. Il lavoro da farsi può
non soddisfare la pretesa del pronto uso, abituale nel procedere solito. Può
esserci la velleità di avere già possesso di soluzioni e risposte, ma il rischio
di sparate a salve, di conquiste di illusorio cambiamento e di spazi di libertà
nel recinto del solito è elevatissimo.
mercoledì 25 febbraio 2026
Essere se stessi
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