E' spesso oggetto di preoccupazione, è vista come un
deficit cui trovare possibilmente pronto rimedio. Si pensa che sia non solo
augurabile ma anche normale non averne. L'insicurezza fa invocare subito il
possesso del suo opposto, di una determinazione, di una fiducia in se stessi
salda, di una capacità di scelta senza tanti tentennamenti o difficoltà di
capire e definire l'obiettivo da perseguire, la cosa da fare. Si vorrebbe
essere operativi nel modo più efficace, si vorrebbe essere assistiti e sostenuti
da dentro da ben altro che da ciò che pare solo un equipaggiamento interiore
scarso e sgangherato. Si vogliono dettare le regole al proprio intimo, facendo
appello alla presunta normalità, portando a sè l'esempio degli altri che
parrebbero ben più sicuri. Ci si strugge, ci si spazientisce, ci si lagna per
la malasorte di essere infelicemente combinati. Si recrimina, si vanno a
cercare le cause e le responsabilità in chi, a proprio giudizio, non ha
favorito, incoraggiato, alimentato la fiducia in se stessi, in chi anzi l'ha
osteggiata, minata, compromessa, in chi non ha dato l’esempio di un approccio
fiducioso e sicuro all'esistenza e ha messo in campo troppi timori di
sbagliare, in chi viceversa ha proposto come ineludibile un modello di
sicurezza e di capacità di riuscita inarrivabile, al cui confronto non si
poteva che sentirsi e vedersi inadeguati, incapaci, perdenti. Tutto si cerca di
spiegare pur di recriminare su quel proprio modo d'essere, che pare solo una
dotazione sbagliata e fallimentare. L'educazione ricevuta è il principale
imputato. Sempre a vedersi oggetto di questa benedetta o maledetta educazione e
mai soggetto della propria vita, in grado di scoprire da sè cosa significa
questo e quello, cosa vale davvero e perchè, avvalendosi del proprio sguardo,
trovando da sè risposte, traendo da lavoro su di sé e sulla propria esperienza
lettura dei significati, criteri di valutazione e guide, nutrendo da sè la
propria crescita, la propria capacità di condursi. Entriamo così nel merito
dell'insicurezza, tutt’altro che dotazione malmessa da mettere in conto a
cattiva natura e genetica o agli apporti esterni manchevoli e distorti, ma
segnale onesto e attendibile di ciò che abbiamo portato autonomamente a
maturazione, senza farcelo dire e dare. E' il termometro della autonomia
sviluppata, coltivata, fatta crescere. Non solo, ma così stupida e da prendere
a calci l'insicurezza non è, se segnala che prima dell'agire c'è il pensare, il
veder chiaro, il tener conto della necessità di orientarsi, di sintonizzarsi con
le incognite presenti, perchè non c'è mai nell'esperienza nulla di scontato se
non nella testa che si intestardisce nella pretesa di sapere già. Vanno cercate
ogni volta le basi di intesa con se stessi, va rispettata e onorata la
necessità di comprendere le ragioni di ogni scelta, le implicazioni presenti, i
perchè di ciò che si cerca e che si vorrebbe perseguire. La sicurezza come
dispositivo e modo di funzionare a pronto uso, a prescindere e senza tener
conto delle necessità che ho detto, è una pretesa discutibile, da fare oggetto
di attenta e proficua riflessione. Oggi le tecniche per allenare e irrobustire
la forza di determinazione, la fiducia in se stessi con la promessa di fare il
proprio bene e di procurare il proprio vantaggio di riuscita, tecniche del
rendimento e della prestazione, hanno sempre più largo mercato. Discendono da
una mentalità e da una visione dell'uomo appiattito e risolto nella meccanica
della prestazione, riducendo le sue aspirazioni alla brama di riuscita, dove la
riuscita segue la traiettoria, il binario già ben segnato, del successo, del
perseguimento di ciò che riscuote plauso, consenso e considerazione, che
accontenta queste regole e aspettative, che ottiene questo premio, questo bel
biscottino. E’ la tanto agognata e ben gradita sicurezza per chi, non certo
disposto a riconoscerlo, illuso del contrario, è incline a spingersi avanti
etero guidato, per chi ha già assunto belle che pronta e come certa la
definizione di ciò che vale e che va perseguito e dimostrato con merito. L'insicurezza,
se ben intesa, può essere un valido punto di partenza, da dentro è infatti
frapposta come freno e inciampo per questo scopo, per cercare da sè ciò che si
vuole favorire, se la corsa gregaria a inseguire la presunta normalità e il
beneficio della riuscita comunemente celebrata come tale o se la propria
ricerca di ciò che vale in stretto legame e accordo con se stessi, con la
propria interiorità. E' la propria interiorità, è il proprio profondo che
onestamente e saggiamente mette in campo l'insicurezza per segnalare il punto
critico e nodale su cui riflettere e lavorare, per non perdere la testa, per
non venderla al miglior offerente, per riportarla a sè come prerogativa
essenziale, come facoltà e impegno di ricerca del senso, riconsegnandosi il
compito di capire ciò che va garantito e cercato per tutelare e favorire la
propria crescita e realizzazione vera. La sicurezza che ha valore, che non si
riduce a essere banalmente una posa da mostrare con prove di rendimento già
tutte predefinite, facendo i bravi scolaretti, anche se illusi di fare i
"grandi", la sicurezza che conta davvero come espressione di vera
autonomia, come capacità di autogoverno della propria vita, può essere solo
frutto di attento e tenace lavoro su stessi. Se non si coltiva il proprio
terreno non c'è sicurezza che abbia fondamento valido e senso, radice viva e
scopo corrispondente a se stessi, a ciò di cui ci si riconosce portatori come
individui, a ciò che profondamente si
scopre di amare, senza questo c’è solo pseudo sicurezza trainata da
emulazione di modelli, che si risolve nella ricerca, tanto affannosa quanto
ingenua, della bella figura.
domenica 12 aprile 2026
L'insicurezza
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