mercoledì 1 giugno 2022

L'inatteso

E' in genere considerato desiderabile l'ingresso nella propria vita dell'inatteso capace di rigenerarla, di offrire cambiamenti ritenuti favorevoli e nuove opportunità. Desta però sorpresa negativa e timore, spesso provoca risposta diffidente e ostile, l'inatteso che prende forme sgradite e giudicate prontamente sfavorevoli e minacciose, tanto da negargli da subito apertura e curiosità. Mi riferisco all'inatteso del malessere interiore, di una crepa nell'umore, di una tensione fatta di paura e di forte apprensione, che insiste, che non concede quiete e sicurezza. In questi casi l'inatteso è giudicato subito una minaccia, un disturbo, un accidente nemico. Va però capito il senso di questo inatteso sgradito, il suo significato e scopo, anche se il senso comune, che ha stanza anche dentro se stessi, gli è da subito schierato contro e con giudizi senza appello. Se il proprio modo di procedere, saputo leggere nella sostanza vera, portando lo sguardo oltre l'abbaglio dell'illusione, è un procedere su percorsi già segnati, facendosi guidare nel proprio modo di intendere e di volere da esempio e da modelli comuni, da altro già organizzato e strutturato, facendosi dire, assecondando in modo docile e gregario, cosa seguire, cosa pensare e come intendere le cose, può farsi sentire dentro se stessi imperiosa e dura, fastidiosa quanto pervicace la presa di un sentire che ha ben preciso intento, che, seppure visto come un impiccio, un inciampo, un cedimento di forze e di stabilità, vuole imporre uno stacco, perchè è tempo di aprire gli occhi su ciò che si sta facendo di se stessi, sul proprio stato, di  cominciare a vedere da sè, a concepire da sè, senza affidamento cieco. E' tempo di capire se nella vita, nella propria vita, si ha del proprio da svolgere e da realizzare, che casomai non è un prodotto già pronto da usare come un oggetto che si può trovare fatto e confezionato al supermercato. E' un proprio, il proprio sguardo sulla vita e la scoperta del suo significato, il proprio intimo progetto, che, senza pretese di immediata comprensione e definizione, va avvicinato, coltivato, stavolta non andando dietro e facendo il verso a qualcun altro, ma imparando a ascoltare ciò che si sente, imparando a seguire ciò che la propria interiorità traccia come percorso vivo di stati d'animo e di emozioni, di vissuti da abitare, seguire, intimamente comprendere, senza fare gli schizzinosi, senza lagnarsi e senza maledire la sorte se sono vissuti scomodi o poco piacevoli, quel che conta è che in quella forma sappiano dire, far capire. L'intera proposta interiore va saputa avvicinare, intendere e  valorizzare, fatta di sentire e di sogni notturni. Non sono solo preziosi, ma anche insostituibili nella ricerca i sogni, autentici fari per comprendere direzione e senso dell'intera vicenda interiore di cui si è portatori. Si è abituati a pensare che la “realtà” sia il sistema di cose, di pensato e organizzato che sta là fuori, che si viva la vita solo aderendo e stando infilati in quella fiera, dimenticando o ignorando che reale può diventare ogni conquista di consapevolezza, ogni pensiero nuovo che nasce dentro e con se stessi. Intimamente concepito, senza ingenuità e senza impazienza, ma coltivando quel rapporto con se stessi e con la propria interiorità, che pochi sanno rispettare, considerare importante, davvero valorizzare, ogni pensiero intimamente e profonadamente originato e ispirato, ogni scoperta, guidata dal profondo, diventano base e leva di nuova realtà possibile. Sulla strada della ricerca interiore, spesso all'origine non voluta e non cercata, bensì spinta e imposta da malesseri e da crisi interiori, che, inaspettatamente, spingono con forza a dare più peso al dentro sè che al fuori, è possibile che si vada incontro all'inatteso, che davvero ha capacità di rigenerare e di offrire novità importanti e opportunità prima incredibili, che venga incontro e si renda comprensibile ciò che prima era inconcepibile, soprattutto perchè si continuava a dar retta ad altro, a sintonizzarsi col fuori piuttosto che col dentro. Andare verso se stessi, indugiare nell'ascolto e nel dialogo con la propria interiorità, non è un preoccupante o insano ripiegare, come spesso si pensa, tant'è che la sollecitazione prevalente è quella di uscir fuori, di investire e di rilanciare verso l'esterno le attese. Andare verso se stessi è la vera e unica occasione per rinascere protagonisti della propria vita e non gregari. Bisogna far le cose bene, trarre il meglio di occasioni di crescita dall’incontro e dal dialogo con la propria interiorità, senza paura dello spazio dato al contatto con se stessi. Dove spesso si teme ci sia solo pericolo di isolamento e di sradicamento dal reale, c’è la possibilità dell’esatto contrario. L'idea comune, non tanto diversa dall'idea della visione di non pochi esperti della psiche e presunti tali, su ciò che va bene, che è normale e che è bene per sè, da cui frequentemente ci si fa guidare, spesso e volentieri suggerisce e dispensa raccomandazioni che non danno che occasioni di perdita e di travisamento circa il rapporto con se stessi. L'invito a investire attenzione e interesse, a dirigere lo sguardo nell'unica direzione del rapporto con gli altri e con l'esterno, inteso come fornitore unico di occasioni di realizzazione e di crescita personale, l'idea che le relazioni possibili e ben riconoscibili sono unicamente quelle con gli altri, non certo con se stessi, sono idee guida abituali per moltissimi. Vedere nella relazione con l'esterno e con gli altri il fulcro di tutto, il luogo principe dove cercare ogni perchè e la risposta a ogni necessità, così come il mezzo per superare e per mettere in liquidazione ogni disagio, l'implicito invito a non indugiare nel contatto con l'intimo del proprio sentire, specie se difficile e sofferto, ignorando che lì è il luogo vivo dell'incontro con la propria interiorità, ignorando che esiste un profondo del proprio essere che dice e che propone, che coinvolge, che muove tutta quanta la propria esperienza interiore, che ogni espressione di intimo disagio non è guasto o disfunzione, ma voce del proprio profondo e spinta e occasione per conoscersi, per aprire gli occhi, tutto questo spessissimo non ha spazio nel personale modo di pensare e di pensarsi, come nella coralità del pensiero comune e di non pochi presunti esperti e professionisti della psiche. Le conseguenze? Non sono di poco conto in termini di chiusura, di storture e di vuoti nel rapporto con se stessi, di autoprivazione del possibile arricchimento di contenuto, originale e autenticamente proprio, della propria vita. Quest'ultimo è l'inatteso che ci si può precludere. L'incontro con l'intimo di sè è scoraggiato, starci in contatto è giudicato pericoloso, è temuto come un rischio di caduta e di involuzione. Un bel fraintendimento e, detta senza giri di parole, una bella fregatura. Senza aver trovato radici dentro sé, senza accordo con se stessi, senza visione propria, senza bagaglio proprio di idee vive e pienamente consapevoli, che solo nella scoperta del proprio profondo e di quanto sa dire e dare a se stessi, non si va da nessuna parte. Senza non rimane che continuare, un po’ illusi e un po’ rintronati, a farsi portare in fiera. 

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