domenica 22 febbraio 2015

Capire i sogni

Ho già scritto sui sogni, ma voglio tornare sull'argomento, perchè i sogni sono ciò di cui è impossibile fare a meno per conoscere se stessi, a meno di consegnare la conoscenza a ciò che pare ma che non è. Nei sogni c'è la più stretta aderenza a noi stessi, nulla è taciuto. I sogni sono diario di bordo e bussola di un ininterrotto viaggio e lavorio di ricerca di consapevolezza, sono il prodotto del pensiero della parte profonda di noi stessi, che non sta ferma, che non rimbambisce nell'adattamento e nel far nostro ciò che non ci appartiene, che ci dà illusoria convinzione di esistere e di sapere. Si pensa a volte che nei sogni confluisca, quasi banalmente e meccanicamente, l'esperienza diurna, rimasugli, pezzi, un che di  disaggregato oppure che rimangano le tracce di ciò che più ci ha colpito, che ha turbato la nostra mente. Si pensa che nei sogni ci siano desideri inconfessati. Si pensa che i sogni facciano previsioni e sappiano dare indizi sul futuro. Soprattutto si pensa che i sogni parlino d'altro, parlino di noi unicamente in relazione e in rapporto con altro, con altri. I sogni parlano di noi e svelano, configurano uno scenario inaspettato, danno corpo e consistenza a qualcosa che per molti non esiste, è inconcepito, cioè al rapporto con se stessi. Tutto il dire dei sogni è un dire di noi, di come siamo, di come ci rapportiamo a ciò che sentiamo e che continuamente vive dentro di noi, di come procediamo nell'esperienza, mossi da che cosa, affidati a che cosa. I sogni dicono che strada stiamo seguendo. I sogni segnalano non di rado lo stacco dalla "terra", la lontananza cioè dell'individuo dal terreno vivo del suo intimo sentire e dell'esperienza interiore che in ogni istante lo accompagna,  parlano perciò di esperienze di volo, di vertigine e di sensazioni improvvise di precipitare.  Per descrivere l'iniziativa del profondo, che cerca di raggiungerlo e la percezione timore che l'individuo  ha di ciò che vive profondamente dentro  se stesso, parlano di assalti e di inseguimenti di figure che paiono "malintenzionati" o ladri (per cominciare a capirsi è necessario privarsi, essere derubati di convinzioni e di certezze tanto rassicuranti quanto ingenue e improprie), parlano di acqua che incute timore, di acqua che avanza minacciosa, che dilaga....sono solo esempi di una rappresentazione del rapporto/non rapporto dell'individuo con se stesso, con la propria interiorità, di come sia viva e attuale la questione del confronto col proprio profondo, di come il proprio profondo non rinunci alla propria iniziativa, a farsi avanti. Ridurre i sogni a desideri irrealizzati o a ricettacolo di esperienze quotidiane più o meno incisive significa non capire la portata dell'iniziativa e del pensiero profondo. L'inconscio è intelligenza pura, nel senso che non ricalca stancamente il già detto e concepito, ma viceversa dà volto e riscatto al pensiero critico, che sa vedere, che non rinuncia mai a cogliere il vero, a cercare il senso in profondità, costi quel che costi, che combatte l'eclissi dell'intelligenza, unica leva della autonomia e della libertà dell'individuo. Capire un sogno significa intenderlo nel suo verso, nelle sue intenzioni, nei suoi modi di formare e di tradurre il pensiero. Se lo si incanala e costringe dentro i soliti riferimenti, dati per scontati, se lo si incastra nel già pensato e nella logica abituale, gli si fa dire ciò che piace e che si suppone, in sostanza lo si travisa e mortifica. Purtroppo lo si spreca. L'inconscio non cesserà certo di dire ciò che pensa, non si assoggetterà alla rigidità e all'inerzia del pensiero conscio ragionato, ma non capire i suoi messaggi peserà come una grande occasione persa per ritrovarsi e per cominciare a vedere chiaro dentro se stessi. 

Nessun commento: